Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

testata-rubriche

Print Friendly, PDF & Email

20091120-Informant

“Capovolgere il luogo comune sulle magnifiche sorti progressive dell’economia globale”


Un film di Steven Soderbergh. Con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker.

Patton Oswalt, Tony Hale, Thomas F. Wilson, Eddie Jemison, Mike O’Malley, Rusty Schwimmer, Arden Myrin, Scott Adsit, Candy Clark, Richard Steven Horvitz, Andrew Daly

Commedia, durata 108 min. - USA 2009. - Warner Bros Italia uscita venerdì 18 settembre 2009.

Anche in questa epoca domata dal mito della perfezione il naso lungo non ci spaventa a sufficienza dal farci astenere dal dire bugie. E lo stesso capita al protagonista di “The informant!”, ben interpretato da un Matt Damon in grande forma, letteralmente, perché per l’occasione ha dovuto ingrassare di 13 kg, per darsi un’aria più ingenua e paciosa, “la parte più divertente” afferma lui stesso durante una intervista.

Matt Damon nel film è Mark Whitacre, un manager con buone prospettive di carriera di una delle più grandi multinazionali agroalimentari degli Usa. Un giorno, all’improvviso, Mark decide di rivelare all’FBI le attività illegali dell’azienda, credendo di fare la cosa giusta e soprattutto di essere, poi, riconosciuto un eroe e ricavarne qualche personale beneficio. Senza accorgersi è subito coinvolto in una vera operazione di spionaggio industriale, intercettazioni, accordi internazionali per l’uso di prezzi e confezioni identici.

“The informant!” è anche un film sulla menzogna, sul delirio di onnipotenza a cui una serie di bugie dette possono portare un individuo. Il protagonista riesce ad arrivare al punto di creare una realtà quasi alternativa, quella di ciò che ha raccontato, parole che sovrapposte hanno costruito una prigione invisibile ma a prova di evasione. Mark infatti vive sdoppiato avvicinandosi pericolosamente alla patologia: ci sono le proprie convinzioni morali espresse in una sorta di flusso di coscienza per cui i “buoni” saranno ricompensati e i “cattivi” andranno in carcere e lui, l’eroe senza macchia, sarà promosso a capo dell’azienda. Dall’altra parte c’è la dura e “semplice” ma inarrestabile realtà degli affari.

Per certi versi il film si vuole essere una riflessione profonda sui meccanismi che un “io” inserito nel mondo delle multinazionali può trovarsi ad affrontare e ne può restare letteralmente macinato. Ecco quindi un'analisi spietata e surreale delle corporation, «banalità del male» che colpisce chi sta al suo interno, vulnerabile, in fondo, come chiunque di noi.

D’altro canto non si può estrarre la storia da un contesto più ampio e sempre più attuale, non a caso inoltre il film di Sodenbergh è "Based on a true story". Con questa pellicola, pur distaccandosi nello stile dalle sue precedenti ( la svagata saga di Ocean's, Erin Brockovich, Traffic, Che ) il regista non rinuncia a stanare cancri e aberrazioni degli Stati Uniti e del mondo occidentale e stavolta decide di farlo facendosi respirare l’atmosfera buffa va dalla commedia agra all'intrattenimento della commedia noir.

Difficile astenersi, anzi, lui stesso dichiara di voler “capovolgere il luogo comune sulle magnifiche sorti progressive dell’economia globale” ma non punta il dito come un ragazzino alle prime armi perché sa bene che “Le bugie del potere non mi sorprendono, ma ricordo che ci vogliono sempre due persone: chi le dice e chi ci crede!”.

Fedina del Film

il film, presentato fuori concorso alla 66° Mostra del Cinema di Venezia, ha richiesto un budget molto ridotto se pensiamo agli standard di produzione americana ed è tratto dall'omonimo libro di Kurt Eichenwald. Molti i riferimenti da catturare durante la visione, salta soprattutto agli occhi il continuo richiamo alla vicenda del film Il socio (The Firm, Sydney Pollack, 1993), e ai romanzi di Crichton.

Per The Informant!, il regista ha usato ancora una volta la Red Cam, una macchina digitale ad alta definizione, che gli ha permesso di usare al minimo le luci e di girare anche con la luce naturale.

Fedina del regista

Soderbergh ci ha abituato all'imprevedibilità. Ogni film una nuova cifra stilistica. Ogni idea un originale modo di raccontarla, facile verificarlo consultando la suo filmografia . In questo ultimo film – denuncia è stato da molti critici “accusato” di mancanza di humor in un mancato tentativo di rifarsi ai Coen strampalati e eccellenti di “Burn after reading”. Si parla comunque di grandi maestri, a mio parere anche non “imitabili a vicenda”.

Fedina degli attori

Matt Damon veste i panni della controversa e subdola talpa, indossa una parrucca e occupalo schermo incarnando quasi fisicamente la storia narrata.

“La scelta di Matt Damon è stata folgorante, priva di tentennamenti – afferma Sodenbergh - era lui l'unico a poter rendere credibile un personaggio ambiguo, a poco a poco spiacevole ma al quale è difficile voler male”.

Interpretare il ruolo di Mark è stata una prova sotto molti aspetti, l’attore condivide piacevolmente le impressioni e le considerazioni nate da questa esperienza professionale:

Ingrassare?la cosa più divertente

7 anni per scriverlo, 30 giorni per girarlo

Soderbergh come clint Eastwood

il potere si nutre di bugie

Damon e Soderbergh e le bugie

Tra gli altri interpreti:

Scott Bakula che sfoggia il fascino seduttore nella serie Mr. & Mrs. Smith (1996), e, una volta attore affermato, viene notato anche dalla Paramount che lo vuole nel ruolo del capitano Jonathan Archer nella serie Star Trek: Enterprise dal 2001 al 2005. Il suo personaggio è tra i memorabili della saga.

Melanie Lynskey, già vista nel fanta-horror “Sospesi nel tempo”, al fianco di un "acchiappafantasmi" come Michael J. Fox, ne “Le ragazze del Coyote Ugly” e nel nuovissimo film presentato alla festa del cinema di Roma “Up in the Air” di Jason Reitman.

Fedina della colonna sonora

L’ennesimo richiamo agli anni ’70 presente nel film, insistente ma folgorante, composta da Marvin Hamlisch, l’autore delle soundtracks di “Prendi i soldi e scappa” e “Il dittatore dello stato libero di Bananas.” Di Allen e molti altri celebri film cone “La stangata” che gli vale il terzo Oscar. Marvin Hamlisch è uno dei pochi ad aver vinto tutti e quattro i principali premi americani assegnati per meriti artistici (Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award), e anche un Premio Pulitzer.

LINK

trailer italiano

Matt Damon a Venezia

 


Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)