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C'è chi dice che per natura l'uomo sia malvagio, chi invece afferma che sia d'indole buona. Uno dei motivi (pochi, peraltro) per propendere verso la seconda ipotesi di sicuro è l'invenzione della musica. Una cosa in grado di darti la capacità di plasmare il mondo a tua immagine e somiglianza non può che essere buona. In fondo, è proprio questo che ci fanno sentire le canzoni che preferiamo. Quando le ascoltiamo, per quei minuti il mondo diventa ciò che vogliamo noi, la verità diventa ciò che noi proviamo. Ribaltando anche, se possibile, le nostre convinzioni precedenti, perchè conta solo cosa sentiamo in quel preciso istante. Un istante che potremo portare con noi tutta la vita, con il semplice ricordo di quella melodia, di quel canto, di quel riff di chitarra, di quello stacco di batteria. Quella verità potrà accompagnarci sempre, fino a quando, almeno, non decideremo di accettarne un'altra. Perchè il bello della musica è il libero arbitrio, la libera scelta di contraddizione che ti lascia.

Per Renato Sarti, grande regista teatrale, il cambio di verità c'è stato con la canzone di Fabrizio de Andrè Nella mia ora di libertà, contenuta nell'album Storia di un impiegato del 1973. «Mi ha insegnato a non avere paura del carcere – ha detto al riguardo – per me, cresciuto in una città conservatrice, andare in galera significava una cosa brutta, sempre e comunque. Invece, il fatto che una persona potesse sentirsi fiera di essere carcerata ha costituito un notevole cambio di visione». Da questo si può sempre riconoscere la grande musica: offre sempre un nuovo modo di vedere le cose.


Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Gli autori di Vorrei
Simone Camassa
Simone Camassa

Nato a Brindisi il 7 maggio del 1985. Insegnante di Italiano, Storia e Geografia nella scuola pubblica, si è laureato in Lettere, in Culture e Linguaggi per la Comunicazione e in Lettere Moderne, sempre all'Università degli studi di Milano. Suona la chitarra elettrica (ha militato in due gruppi rock, LUST WAVE e BLACK MAMBA) e scrive poesie.

Appassionato di sport, ha praticato il nuoto a livello agonistico fino ai diciotto anni, per un anno ha anche giocato a pallacanestro. Di recente, è tornato al cloro.
È innamorato della letteratura in tutti i suoi aspetti, dalla poesia fino al fumetto supereroistico statunitense. Sogna di realizzare un supercolossal hollywoodiano della Divina Commedia, ovviamente in forma di trilogia e abbondando con gli effetti speciali.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.