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È arte quella del regista di "Edward mani di forbice"?
Comunque sia la sua è una mostra bellissima



Non sono mai stato un grande fan di quel mondo grottesco di personaggi dalle gambe sottili e dagli occhi a palla di Burton.
E comunque mi fa un effetto strano vederlo al MOMA.
L'unico approccio all'arte moderna e contemporanea che ne giustifica l'essenza ed il senso è quello semiotico. Per cui utilizzo la parola "arte" solo per definire i tentativi più o meno riusciti di creare un linguaggio strutturato di segni che, sia pur derivanti direttamente dalla realtà, diventano indipendenti e comunicano in modo del tutto autoreferenziale. Il mondo di Burton, come tutti i comics e quasi tutto il cinema, è un mondo metaforico, che ha costante bisogno di associazioni e richiami alla realtà per raccontare storie e per generare le tetre emozioni che lo tengono in vita. Non dichiara mai la propria indipendenza dalla vita dopo averne succhiato l'essenza, come solo le opere d'arte riescono a fare.
Per esempio, i lavori di Roy Lichtenstein, sono arte perché rubano alla realtà una certa estetica pop dei fumetti e del processo di stampa che ci sta dietro. Le strisce dei comics riprodotte su tela, decontestualizzate in una stanza di un museo, come per magia diventano una cosa a sé e tac! improvvisamente c'è un nuovo linguaggio che parla per conto proprio. Un quadro di Lichtenstein non si può più chiamare comics e viceversa. Ma non vuol dire che il virtuoso disegnatore della DC Comics, artefice dello stesso frame per la strisce di Secret Heart, sia da chiamare artista e da esporre al MOMA.
Burton è un talento creativo unico nel suo genere, una mano geniale nel disegno e un regista dalla fantasia illimitata nell'inventare storie e personaggi, ma non si occupa certo d'arte. Queste simpatiche e grottesche deformazioni della realtà, provenienti dalle profondità oscure della mente, si potevano forse chiamare arte ai tempi degli espressionisti o dei surrealisti. Ma l'arte è fortemente legata al presente, quindi il suo suo campo d'azione cambia ogni momento, a seconda di quello che la realtà propone e di ciò che la storia dell'arte ha già assorbito e risolto. Visto che ormai il concetto di generare figure alterate dagli spettri della mente è stato trattato e digerito dall'arte in tutte le salse, anche se il talento in ballo è notevole, semplicemente non è più un argomento che riguarda l'arte. E non cerco di sminuire il genio di Tim Burton, ma mi piace chiamare le cose con il loro nome e, soprattutto, vorrei vederle negli spazi espositivi appropriati. Penso si possa dire che Burton al MOMA ci spiega come Picasso agli Oscar.
Detto questo, la mostra è bellissima e fornitissima. È possibile ammirare un'infinità di disegni, dipinti e polaroid di Burton, nonché le bozze originali ed i modelli a dimensione reale dei personaggi utilizzati per le produzioni dei maggiori successi cinematografici del grande regista, come "Edward mani di forbice", "La sposa cadavere", "Nightmare Before Christmas", "Batman" e tanti altri.
Più che al MOMA, mi sembrava di essere al Museo del Cinema o all'esposizione annuale dei Comics e forse anche un po' al Museo di Storia Naturale, visto l'incredibile quantità di scheletri e teschietti esposti. Ma alla fine si tratta proprio di una gran bella mostra ed è stato emozionante perdersi in quel mare di mostriciattoli sorretti da gambe sottili che mi scrutavano con gli occhi a palla.

 

Gli autori di Vorrei
Author: Nicola Landucci
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