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20090831-newyork

Dell'Italia all'estero ci rimane solo una graziosa cartolina, con bei posti di villeggiatura, spaghetti e mandolino.

La felicità risiede dentro di noi e, una volta scoperta, ce la portiamo dietro, indipendentemente dal posto in cui viviamo. Non ha senso, quindi, parlare di un luogo dove si è felici ed accusarne un altro come responsabile della nostra infelicità. È proprio con questa serenità interiore che, senza giudizi né acidità dettati da rancore, ma solo con spontanea libertà, mi esprimo sull'Italia.
Mi son sempre sentito un po' a disagio da quelle parti, ma, quando la piccola realtà che ti circonda è l'unica cosa che conosci, l'accetti e la vivi. Poi, se la vita e la curiosità ti spingono lontano, e la dimensione azzerante del viaggio ti libera la mente dai pattern che consideravi verità assolute, allora diventi osservatore pacifico. Guardi le cose in modo distaccato e ti diverti a spiarle da vari punti vista. E l'Italia, come la vedo da fuori, non è granché. Non appare nemmeno brutta, solo niente di che.
Forse, durante qualche festa, vi sarete anche voi imbattuti in quei personaggi  che si presentano con camicina bianca firmata e stirata a perfezione. Quelli che sin dall'inizio si lamentano che il party non è abbastanza 'cool'. Di solito ti si appiccicano raccontandoti dei fatti loro, ma il giorno dopo non ti ricordi più né di cosa avete parlato né il loro nome. L'Italia da fuori la vedo così: lagnosa e noiosa, ma vestita alla moda. Inevitabilmente perdi interesse per tali atteggiamenti, e subentra il distacco. Quando poi ti imbatti in mentalità che sentono l'energia e la responsabilità di poter cambiare le cose, che non si lamentano delle situazioni, ma lottano per migliorarle, che credono in quello che fanno e vivono attivamente, non hai più voglia di ascoltare chi si crogiola in un perenne stato d'inerzia e disfattismo. Quando Obama dà messaggi di speranza per cambiare il mondo, l'Italia rimane la notiziola in terza pagina con Silvio che si è scopato un'altra ragazzina. Quando vivi l'integrazione razziale come un'esperienza rigenerante, senti, in lontananza, che l'Italia si lamenta dei coinquilini di colore. E, sono sicuro, che agli aperitivi, con le immancabili camicine di classe ed i negroni in mano, ci si lamenta che non cambia niente, che è tutto uno schifo, che non si è razzisti ma...
La verità è che l'Italia non vuole cambiare: è dipendente da quella mediocrità rassicurante che gli permette di vivere nel torpore della piccolezza. E allora va a finire che dell'Italia all'estero ci rimane solo una graziosa cartolina, con bei posti di villeggiatura, spaghetti e mandolino. Ok carino, ma ripeto, niente di che.

 


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