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Stai da Dio, lo stress e la stanchezza ti sembrano solo frutto di lontane paure,
la notte è appena cominciata e tu ce l'hai in pugno.


F

orse la migliore definizione che ho sentito dare a New York, è stata quella di un amico che mi è venuto a trovare dall'Italia, quando, una notte d'inverno che ci trovavamo in giro mezzi brilli, con dieci gradi sotto zero, ma incapaci di andare a casa perché fomentati dalle file di ragazze di tutte le razze  all'entrata dei locali, mi ha detto -Questa città ti ammazza-. In effetti è un posto che ti spreme talmente, da costringerti a tirar fuori quelle risorse vitali d'emergenza del tutto sconosciute finché non sono estremamente necessarie. Anche quando sei stanco da morire, New York ha sempre una carota pronta da metterti sul muso e, come un asino impazzito, non smetti mai di rincorrere qualcosa d'altro. Sì, c'è sempre qualcos'altro da fare qui. Essendo italiano, per fortuna mi sono portato dietro un certo bagaglio di toscanità zen e spesso, ad inviti a feste che si preannunciano imperdibili o ad eventi 'supercool', mi placo con un bel 'chissenefrega' e me ne vado a letto, lasciando inseguire la carota ad altri. Ma talvolta l'atmosfera è talmente coinvolgente che è facile entrare nel 'loop'. Se avete letto 'Le mille luci di New York' di Jay McInerney, sapete già che il 'loop' di cui sto parlando consiste in quel circolo vizioso che si instaura quando il lavoro, il divertimento ed i rapporti sociali viaggiano e si susseguono con un ritmo estremo. Essendo un ciclo forsennato che si ripete quotidianamente, non si può parlare ne' di inizio ne' di fine, ma, per poterlo descrivere, sono costretto a scegliere un punto di partenza.
Tutto inizia di mattina presto, quando da poche ore è finita la serata alcolica precedente di cui i dettagli, come ci sei cascato e cosa hai combinato, spiegherò in seguito. Con un 'hangover' (postsbornia) tale che non ti sorprenderesti se da un momento all'altro ti si aprisse il cranio come una zucca marcia, comincia la corsa per arrivare in ufficio in tempo.

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Nonostante il cervello non connetta ancora al meglio, sai bene che è importante presentarsi al lavoro in orario: con due ritardi nello stesso mese (e tu ne hai già sprecato uno) si perde uno dei pochi giorni di ferie a disposizione e, con tre, si rischia il licenziamento. Sai anche che, nonostante la buona volontà, ci potrebbero essere innumerevoli fattori ritardanti e resta solo da sperare che non si presentino tutti insieme. Potrebbe esserci la neve alta, che da queste parti non è affatto un'eccezione, o peggio ancora quella poltiglia acquosa della neve quando si scioglie, che trasforma le strade in acquitrini impraticabili. Oppure, la temperatura potrebbe essere così bassa da gelarti le gambe fino a rallentarti il passo. C'è d'augurarsi inoltre che la metropolitana funzioni regolarmente e che qualche disgraziato di Brooklyn non abbia deciso di buttarcisi sotto proprio oggi. Questa volta è andata bene, hai solo trovato, alla fermata di Canal Street, una folla tale che ti ha scaraventato fuori dal vagone costringendoti ad aspettare la corsa successiva, ma alle 9 e mezza stai già controllando le email con una bella tazza di caffè caldo sulla scrivania. Non fai in tempo a riprenderti un istante, che inizia l'incubo delle deadline. In Italia si chiamano date di consegna, a New York 'linee della morte'. Di fronte ad un nome simile non credo debba addurre spiegazioni ulteriori su cosa potrebbe accaderti se non finisci il lavoro in tempo. Così salti da un meeting all'altro cercando di rattoppare alla meglio ciò che non sei riuscito a terminare. Certo, la mente stanca ed annebbiata non ti aiuta affatto. Nemmeno il pranzo veloce alla scrivania ti rilassa. L'hot dog, comprato al volo  per strada, è talmente unto e grasso, che per poco non vomiti sul monitor. Comunque, bene o male, si avvicinano le 6 ed anche per oggi è quasi fatta. Ma alle 5 e 55 vedi arrivare quell'avvoltoio di account e sai da subito che si presenterà con una marea di modifiche dal cliente per EOD (End Of Day). Con la dolce certezza che di lì a poco morirai d'infarto e ti libererai insieme del mal di testa e del lavoro, fai rassegnato tutto quello che ti dicono e, quando hai finito, scopri che sono ormai le 9. Stai già gustando con il pensiero il letto caldo che ti aspetta a casa, quando entra in scena la famosa carota newyorkese. Di solito la famelica esca si presenta con sembianze del tutto innocue per non spaventare e far scappare la preda.- Vieni a farti una birra al bar di fronte con noi?- Ti chiede un collega assieme ad un gruppetto di altre vittime dell'account avvoltoio che hanno finito di lavorare tardi come te. Sei sul punto di declinare l'invito, quando la sensazione di ritrovarsi improvvisamente libero dall'insopportabile oppressione della giornata lavorativa, reagisce sulla tua psiche con una reazione uguale e contraria allo stress accumulato, generando nuove impreviste energie che ti fanno dire: -Ma sì, un drink per rilassarsi un po'. Comunque non starò molto perché sono leggermente stanco-. Ascolti incredulo queste parole che ti escono dalla bocca inarrestabili ed, anche se non la vedi, la carota ormai è lì, ben salda a 2 palmi dagli occhi. Al bar, i colleghi americani bevono alla velocità della luce per raggiungere in fretta quell'ebbrezza che li libererà dallo stress. Pagano giri su giri di birre e ci rimangono male se rifiuti di bere. Poi, per mostrarti riconoscente, sei costretto a pagare qualche giro anche tu e, presto fatto, il micidiale mix di alcol e stanchezza prende il sopravvento sulla tua volontà. Eppure lo sapevi. Anche la sera prima sei stato ingannato da un semplice -C'è un party di compleanno nell'East village, ti va di fare un salto?- E sei andato con tutti i buoni propositi di farti un drink, due chiacchere e poi di corsa a letto. Poi, non sai bene come, ti sei ritrovato alle quattro di notte abbracciato ad una sconosciuta mentre cantavi a squarciagola 'I will survive' in un karaoke puzzolente sulla Avenue B. Allora, con gli ultimi barlumi di lucidità, fai ancora qualche vano tentativo per svignartela, poiché i ricordi del terribile hangover che ti ha perseguitato durante il giorno sono ancora troppo vivi e ti paventano un indomani anche peggiore. Ma i tuoi colleghi hanno già attacato discorso con un gruppetto di ragazze, un paio delle quali sono veramente carine: una latina dagli occhi orientali ed una orientale dal sorriso latino che ti mandano letteralmente in subbuglio. Non ce la fai proprio a rifiutare quando vi invitano ad un party di una loro amica nell'Upper East Side. Ancora un paio di drink e sei pervaso da quella sensazione che ti fa sentire invincibile e padrone del mondo. Così ti lasci andare, in taxi riesci pure a strappare un bacio ed il numero di telefono ad una di loro, ma non capisci se è l'orientale o se sono gli occhi a mandorla della latina quelli che hai di fronte. Ma che importa. Stai da Dio, lo stress e la stanchezza ti sembrano solo frutto di lontane paure, la notte è appena cominciata e tu ce l'hai in pugno.

Sei ancora su di giri quando con le primi luci dell'alba ti dirigi verso casa. Peccato che la mattina è già lì che ti aspetta ed al suono della sveglia ti prende un principio di disperazione: come hai fatto a cascarci ancora? Come farai adesso ad affrontare la giornata? Al pensiero delle dead line hai pure un attacco di panico e pensi di morire nella doccia. Ma poi realizzi che hai i minuti contati e non c'è tempo per disperare, è ora di sbrigarsi perché fuori ci potrebbe essere la neve alta o addirittura la poltiglia che si crea quando si scioglie, speriamo poi che la metropolitana funzioni regolarmente...

 


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