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Era una torrida notte d'agosto e mi trovavo a New York da circa una settimana, quando nel cuore della notte ho gridato per la prima volta al cielo perennemente illuminato della City "I love New York!". Avevo appena baciato una ragazza dal sorriso messicano e dalla vivacità californiana davanti alla porta di casa sua, in Mc Douglas Street nel cuore del West Village e mi dirigevo verso la metropolitana per tornare a Brooklyn. Il mio animo sovreccitato stava proiettando in quel cielo un film, il cui copione si sviluppava intorno ad un certo Nick, lo stallone italiano, il cui fascino da latin lover era irresistibile e le donne americane gli cadevano ai piedi come mosche stordite. Quando poi avevo aggiunto una vaga sceneggiatura alle notti da bohémien del protagonista, fatta di baci rubati sugli sfondi pittoreschi dei grattacieli, il grido d'amore per la mia nuova città era partito spontaneo e acuto. Il giorno dopo, ero così tronfio del mio fascino italiano che ho provato a telefonare alla bellezza dal sorriso latino, aspettandomi un caloroso buongiorno decorato di nostalgia precocemente languida per i baci scambiati la sera prima. Del resto, mentre me ne andavo l'avevo fulminata con uno sguardo da Don Giovanni esperto, che condensava messaggi del tipo "Baby, ecco il tuo uomo italiano" e lei non poteva che essere rimasta estasiata da occhi tanto carichi di passione.

Nessuna risposta al telefono - Chissà starà ancora dormendo sognando romantiche vacanze a Capri - avevo pensato. Dopo aver riprovato a chiamare tutti i giorni per un'intera settimana ho cominciato a dubitare che forse la bella di Mc Douglas non stava più dormendo e che gli occhi perforanti del latin lover non l'avevano nemmeno scalfita. In cosa avevo fallito? Mi ci sono volute parecchie esperienze simili a questa per iniziare a capire che stavo giocando un gioco di cui non conoscevo le regole, come un bambino che si aiuta goffamente con le mani per giocare a calcio. Come tutto quello che si fa in questa città, anche il dating consiste in un'attività frenetica e spietata con regole consolidate che non lasciano spazio ad eccezioni. Ci sono talmente tante possibilità di conoscere persone nuove che i newyorchesi si sono organizzati con una struttura sentimentale adatta a gestire questa folle promiscuità. Innanzi tutto la velocità nel conoscersi è essenziale per non perdere tempo prezioso da dedicare a nuove eventuali opportunità.

Al primo appuntamento è del tutto naturale entrare rapidamente in intimità, scambiarsi informazioni personali e testare la chimica con dei baci appassionati. Se questi sondaggi preliminari sono soddisfatti si passa al secondo date (appuntamento), altrimenti non c'è una seconda occasione: è molto più semplice e spicciativo cambiare persona e ricominciare daccapo. Poi è il momento della famosa regola dei tre giorni, che recita più o meno così: dopo il primo appuntamento attendere qualche giorno, in numero non inferiore a tre, prima di rifarsi vivi con una telefonata o messaggio. Questo perchè in mezzo a questi grandi numeri, è probabile imbattersi in persone poco equilibrate che possono risultare troppo invadenti per il diffuso individualismo dei newyorchesi. Il fatto di fingere di essere leggermente disinteressati, aspettando qualche giorno per ricomparire, è considerato sufficiente per tranquillizzare l'altro che non ha a che fare con uno psicopatico assillante. Non chiedetemi su che basi si fonda questa teoria, dal momento che è di dominio pubblico ed anche Jack lo squartatore aspetterebbe il quarto giorno per far fuori la ragazza. Nei successivi tre, quattro date si approfondisce la conoscenza reciproca, ma attenzione! Non è ancora il caso di cantare vittoria. Anche se nell'aria volano paroline romantiche e fluttuano sguardi dolci come zucchero filato, il mostro più temuto che mina la prima fase dei rapporti è ancora lì. Si tratta del temutissimo multiple dating (appuntamenti multipli). In pratica è tacitamente legittimato il fatto di vedere più persone finchè non si raggiunge una fase del rapporto in cui si può parlare di esclusiva dell'uno sull'altro. E tale conversazione, per non essere classificati pedanti, può avvenire solo intorno al quinto date. Ciò vuol dire che nel primo mese di frequentazione, anche se si è instaurata un'idilliaca intimità sentimentale e sessuale, sia il ragazzo che la ragazza probabilmente stanno facendo le stesse cose con altri (sempre per sfruttare al massimo l'offerta illimitata della City).

Insomma, potrei andare avanti con decine e decine di altre regole che vengono applicate metodicamente da migliaia di nuove coppie in questa città, ma il mio animo sentimentale si ostina a credere, forse in modo troppo tenero e ingenuo per la spietata metropoli, che nell'amore non ci sono schemi da seguire ed a volte, a mio discapito, mi piace ancora infrangere questo modello comportamentale. La voglia di essere se stessi a tutti i costi è spesso troppo forte e, come un kamikaze, mi capita di chiamare la ragazza il giorno dopo, solo per il desiderio di dirle quanto sono stato bene la sera prima, pagando sempre con il caro prezzo del rifiuto, la sensazione unica di aver ascoltato le leggi del cuore.

 


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