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ui tetti di New York non ci sono nè gatti nè uccelli ma persone. Durante la bella stagione, i posti in città per godersi un po’ di pace all’aperto, lontani dal rumore del traffico e dal puzzo di hot dog, sono i parchi ed i tetti. A Manhattan i balconi sono rari. I grattacieli di Midtown e Downtown, si sa, ne sono privi e le facciate delle case dei quartieri residenziali, come il Village, Soho e Tribeca, sono attraversate da scale antincendio che non lasciano spazio ai terrazzi. Le cime piatte degli edifici (i rooftop), costituiscono quindi l’unico sbocco esterno che non sia la strada. Molti rooftop sono estensioni di locali alla moda che offrono lounge con viste mozzafiato sullo skyline metropolitano. Tra cui il "60 Thompson" a Soho, da dove, immersi in un’eterea atmosfera dallo stile orientale, le mille luci di New York, rese mute dalla distanza, ci appaiono come un luminoso giardino zen metropolitano. Oppure il "230 Fifth" nel Flatiron District, i cui palmizi lo rendono uno dei giardini pensili più lussuosi della City.

D’estate, anche le organizzazioni culturali sfruttano la naturale suggestione del rooftop per enfatizzare l’emozione dell’arte. Il Met (Metropolitan Museum), ad esempio, offre attualmente sul proprio tetto un’ampia collezione di Jeff Koons. Cani e cuori in allumino dai colori sgargianti e dalle dimensioni esasperate, si stagliano contro i grigi edifici di Manhattan. Nonostante il contrasto cromatico, si avverte nell’aria un legame tra le opere di Koons - che adottano il kitch per un discorso estetico - e la città, che invece ne rivendica la primogenitura.

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Alcune compagnie che dispongono di un tetto accessibile, ne approfittano per rafforzare lo spirito aziendale dei dipendenti, con feste e rinfreschi on the roof. Limewire, la software house del noto programma peer to peer, organizza settimanalmente party incandescenti sul tetto della sede di Tribeca. Con un buffet pressochè illimitato, birra a fiumi ed alcune chicche, come pizza appena sfornata alle due di notte, sul rooftop di Limewire si ha la sensazione che la New Economy non sia mai finita.

Non meno attenzione merita quello che accade sui tetti delle abitazioni private. Parlo di quelle superfici grigie ricoperte d’amianto, occupate solo dalle torrette degli ascensori e dalle tipiche cisterne dell’acqua a forma cilindrica con la copertura conica. Molti inquilini che dispongono di un tetto condominiale lo utilizzano come spiaggia privata, bagnata solo dal cielo, dove sdraiarsi a prendere un po’ di tintarella. Jon Hecht, un art director che abita nell’East Village sulla Avenue C, ha pensato un modo diverso per sfruttare l’ampio rooftop di cui dispone, trasformandolo in uno dei più originali cinema all’aperto di Manhattan. Tramite un potente proiettore, le immagini vengono lanciate al di fuori del tetto, per poi impressionarsi sul muro senza finestre di un edificio distante una decina di metri da quello di Jon. Grosse casse collegate ad uno stereo provvedono a diffondere il suono. Vedere Ghostbusters sul rooftop di Jon, con i fantasmi che svolazzano con la reale skyline di New York sullo sfondo, o Batman (il primo) il cui logo ovale con il pipistrello viene letteralmente proiettato nel cielo, non è solo guardare dei film, ma vuol dire assistere a veri e propri happening. Ogni mercoledì sera, tempo permettendo, Jon Hecht regala queste suggestive proiezioni ad un gruppetto intimo di amici, ma non disdegna la presenza di estranei in cerca di nuove esperienze, che sono ancora più graditi se si presentano con una confezione di Brooklyn Lager, per rifornire la sua già ricca scorta di drink disponibili.

 


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