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Sono passati 16 mesi dall'ingresso nell'Unione Europea della Romania, e di rumeni in questi mesi si è fatto un gran parlare. Rumeni che mendicano, rumeni che stuprano, rumeni che uccidono. Sgomberi di campi e baraccopoli, grande rumore mediatico e conseguente rigurdito razzista. Poi avviene che cinque “bravi ragazzi”, a Verona, ammazzano qualcuno senza motivo, e l'Italia si indigna. Chissà se basterà a smontare l'equazione immigrati uguale criminalità. Ma non si sente troppo spesso in televisione, quella che è la realtà invisibile – per un mondo dell'informazione cieco e sordo – degli immigrati che lavorano e producono.

Prendiamo i rumeni, per rimanere in tema. In un anno in Italia sono cresciute del 42% le imprese con titolare rumeno, il dato relativo a Milano è del 30%. Solo in Lombardia, 4.500 ditte hanno un titolare rumeno. Se ci spostiamo a Torino, vediamo come il 2007 ha rappresentato l'anno del sorpasso dell'imprenditoria rumena su quella marocchina, che ne deteneva il primato tra gli stranieri. A leggere questi dati elaborati dalle Camere di Commercio di Milano e Torino, verrebbe da pensare che se anche non se ne fossero accorti i media, non possono non essersene accorti di lombardi o i piemontesi, gli italiani tutti. E allora i giornali che mondo ci raccontano? Provate ad inserire nel motore di ricerca di qualsiasi grande giornale italiano la parola “rumeno” e vedrete come la maggior parte degli articoli restituiti dalla ricerca associano i rumeni a fatti di cronaca e di crimininalità.

E in un'Italia che si fregia del titolo di socio fondatore del club europeo, chi si è accorto dell'ingresso nell'Unione di Paesi come la Bulgaria (anche questo, come la Romania membro dal 1 gennaio 2007)? Ce ne accorgeremo solo quando spunterà uno stupratore bulgaro che riporterà un'intera nazione, un intero popolo alla luci della ribalta?

 


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