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Il Maestro vorrebbe parlare con loro. Fa un cenno. Ma loro si ritraggono. Sono stranieri, parlano un’altra lingua. C’è imbarazzo. I due sconosciuti si schermiscono, purtroppo non riescono a imbastire una conversazione. Il Maestro fa segno che pagherà il loro caffè. Loro scuotono la testa. Pur nel diniego sorridono. Anzi saranno loro ad offrire il caffè al Maestro.

 

D

i prima mattina il sole invernale entra dalla finestra e si posa sui libri allineati sulla scaffale in cucina. Pare che il sole scelga un libro. Il Maestro accetta il suggerimento e prende quel volume. Quel libro racconta il saccheggio e la distruzione di Troia. Un capitolo è dedicato alla scomparsa di Creusa, moglie di Enea, tra le fiamme dell’incendio. Il Maestro riscalda il caffè, si siede al tavolo e mentre fa colazione legge: infelix simulacrum atque ipsius umbra Creusae eccetera, eccetera…Bevuto il caffè il Maestro si prepara per andare a scuola: i libri, i quaderni, il regolo calcolatore. La scuola è nella piazza del paese, sulla costa del torrente che scende impetuoso dai boschi. Accanto alla scuola c’è la segheria con grandi mucchi di segatura. Sopra sono accoccolate famiglie di cicogne. Ogni tanto parte uno stormo che con rauco gridare sale verso i monti. Quando il Maestro entra nell’aula gli studenti si alzano dai banchi. Non sono giovani ma anziane persone del paese e della valle. Ci sono anche i genitori del custode della centrale elettrica, c’è il cercatore di funghi che vive in un capanno del bosco. Gli uomini si tolgono il cappello, le donne fanno un leggero inchino. Il Maestro stende la mano e invita tutti a sedersi. Lui resta in piedi di fronte ai banchi. Gli studenti hanno deposto a terra le gabbiette con i loro piccoli animali da compagnia, perlopiù roditori, conigli e scoiattoli. Nella gabbietta di una anziana signora abita una martora, in quello di un uomo, altrettanto anziano, un’anitra. Il Maestro raccoglie il viso nelle mani. Un momento di silenzio, poi la lezione ha inizio. La signora della martora alza la mano, dice che suo marito se ne è andato e vorrebbe sapere cosa c’è dopo la morte. Il Maestro spiega che dopo la morte c’è qualcosa come il mare: non si vede l’altra sponda. Il Maestro e gli studenti si guardano in silenzio. Il mare della morte muove le sue infinite onde contro le finestre dell’aula. Gli animaletti delle gabbie sono allarmati, mandano lievi gemiti e chiocciolii. Il vecchio con l’anitra a sua volta leva la mano: Anche sua moglie se ne è andata. Il Maestro chiede se i due defunti tornano nei sogni. La signora della martora dice che suo marito torna nei sogni, ogni notte. Al contrario la moglie del vecchio con l’anitra non è mai tornata. La signora della martora dice che quando è finito il sogno lei si leva dal letto, va in cucina e prepara un po’ di latte caldo per il suo uomo. In realtà suo marito non beve più il latte, purtroppo resta incastonato nel sogno come un’ape nell’ambra. La donna si rassegna, porge il latte alla martora e mentre la bestiola beve lei stira le camice del suo uomo. Qualche bottone si è allentato e lei lo rinfranca. Come può un bottone allentarsi nel regno dei morti? La donna alza le spalle. Il vecchio dell’anitra racconta che dorme pochissimo. Si mette a letto, anche molto tardi, ma non riesce a chiudere gli occhi. Guarda nel buio, gli pare di vedere nel letto la sua donna: è lei! allunga la mano: purtroppo non c’è nessuno. Resta con gli occhi aperti per tutta la notte.

 

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Verso mattina, quando comincia un po’ di chiaro fissa il muro. Osserva le screpolature dell’intonaco. Sembrano segni lasciati dalla sua donna, una specie di scrittura che lui non sa leggere. Peccato! e gli viene da piangere. Qualche volta una mosca zampetta sul muro: sa leggere? Il vecchio è svelto, allunga una mano e cattura la mosca. Nella sua mano chiusa la mosca ronza disperatamente. Il vecchio avvicina al suo orecchio il pugno con la mosca. Ascolta. Il ronzio è indecifrabile. Eppure è lei, sua moglie che gli parla. “Cosa dici, cosa dici?” Niente, sua moglie parla un’altra lingua. Il vecchio apre la mano e la mosca vola via con lungo lamento. Finito il racconto il vecchio si asciuga le lacrime. La lezione è terminata. Gli studenti sfilano davanti al Maestro e gli stringono la mano. Nella piazza davanti alla scuola si fermano a chiacchierare, poi il gruppo si scioglie, le persone s’incammino verso le proprie case. Chi è rimasto aspetta la corriera. Arriva l’autobus, gli studenti salgono, dai finestrini salutano il Maestro con un breve cenno della mano. La corriera se ne va. Il Maestro è rimasto solo, guarda le cicogne sui mucchi di segatura, infine entra nel caffè della piazza. C’è qualche avventore che conosce, altri: mai visti! gente di passaggio. Tra gli sconosciuti c’è un vecchio che ha la camicia stirata di fresco, si sente il profumo dell’amido. C’è una vecchia che sul petto ha una spilla in cui è incastonata una mosca di smalto. Il Maestro vorrebbe parlare con loro. Fa un cenno. Ma loro si ritraggono. Sono stranieri, parlano un’altra lingua. C’è imbarazzo. I due sconosciuti si schermiscono, purtroppo non riescono a imbastire una conversazione. Il Maestro fa segno che pagherà il loro caffè. Loro scuotono la testa. Pur nel diniego sorridono. Anzi saranno loro ad offrire il caffè al Maestro. Fanno segno al padrone di preparare il caffè per il Maestro. Il Maestro ringrazia, accetta il caffè. Quando tornerà a scuola, per la prossima lezione, il Maestro racconterà alla signora con la martora e al vecchio con l’anitra che ha visto i loro cari. Dirà che i loro cari si possono incontrare al caffè della piazza. Purtroppo quando il Maestro torna a scuola la signora con la martora e il vecchio con l’anitra non ci sono. Ne ci saranno mai in tutte le successive lezioni.

 

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Bibliografia

Arcana mundi. Il linguaggio dei morti. Concilio di Nicea, 325 d. C.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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