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Corda insaponata?” “Nossignore, corda cruda che gli strappi le budella!”

 

Quindi bussavano i ministri per il Consiglio di Stato. Toc,toc,toc! Come se avessero anche loro ombrelli col puntale di ferro. Io zitto. Toc,toc,toc…che aspettino sotto la pioggia, o si arrostiscano al sole. Avevo fatto togliere la tettoia davanti alla porta per lasciarli nudi e crudi alla volontà del cielo.

Pum, pum, pum…ora bussavano con i gomiti, per adulazione.

“Chi va là?”

“Siamo noi!”

“Noi chi?”

Che presunzione! Si spingevano, ridacchiavano. “Noi chi, ho chiesto?” Facevano l’elenco dei loro ministeri: Farinacei e crusche; Spiriti e liquori; Filati e bottoni; Grimaldelli e cavatappi…“Avanti!” Entravano tutti assieme, come topi. Quic, quic, quic…“Silenzio!” S’ammucchiavano attorno alla stufa, s’arrampicavano sugli sgabelli, rubavano il posto ai gatti. Invece di sussurrare, come era comandamento, alzavano la voce. “Basta!”

Chiudevano gli occhi fingendo di aver paura. Mi raschiavo la gola e loro riaprivano gli occhi. Se battevo ciglio giocavano a tornare ciechi, ma si ficcavano le dita nel naso. Dovevo stare con gli occhi sbarrati per fulminare il loro contegno. Mi veniva il volta-stomaco a vedere i loro protocolli. Fogli bisunti, orecchiuti, strappati, scancellati, niente maiuscole, niente virgole, punti a sproposito, timbri al contrario, sigilli impataccati e, tra un foglio e l’altro, biglietti di tabarins e luna park. Li avrei buttati nel fuoco, i memorandum e i loro scribacchini, ma non avrebbero fatto fiamma, solo fumo. Aprivo l’udienza con il ministro anziano che fingeva di tentennare per l’argomento scabroso. Picchiavo il pugno sul tavolo: ”Sputa il rospo!” Lui sputava una storia di corna: “Impiccare o bollare una sospetta vista di notte rasentare le mura con boa di piume ?” Troppi fedifraghi nel mio regno. E che tracotanza: un boa di piume… non bastava una mantiglia? “Chi è il tradito?” “Il sottogiudice.” Ah, colui! Prende mance in tribunale e quando m’incontra volta la faccia. Volevo saperne di più.

“Colei, quante volte rasenta le mura ?”

“Tutte le volte che il sottogiudice va da sua zia.”

“Da sua zia?”

“Non proprio parente, una tuttofare.”

“Ben gli sta!” Trascura i codici per una zia. “Impiccare tutti moglie, marito e zia.” Il ministro si passava la mano sulla gola e gli veniva la pelle d’oca, anche lui combaciava con una tuttofare. “Avanti un altro.” S’inchinava il ministro dei Dazi lisciandosi i baffi melliflui. “Impiccare o tagliare la lingua a un rappresentante di commercio?” Diventavo rosso di fuoco. Perché aver riguardo per i commessi viaggiatori che campano di barzellette? Non volevo neppure conoscere il misfatto. “Prima la lingua e poi su, al trave! E non si corra il rischio che il fanfarone incanti una vendita di bolle d’aria mentre s’aggiusta il cappio” Il ministro s’inchinava in segno di obbedienza, conosceva la mia ira contro i venditori di piazza e mi blandiva:

”Corda insaponata?” “Nossignore, corda cruda che gli strappi le budella!”

Un altro ministro tartagliava, non capivo un’acca del suo dire. Ma non ero io ad eleggere le autorità. Si nominavano tra di loro, a tre sette. “Im…im…im…impiccare o…o,,,.o…” le parole gli s’ingarbugliavano già nelle tonsille come se tutto il codice dei delitti fosse costipato là: “Im…im…” Lussuria, gola, vanità e chissà quanto altro torbido borbogliava in quel gozzo senza trovare il verbo per sdrucciolare fuori. La mia risposta non mutava: impiccare, impiccare! e per essere sbrigativo facevo il segno della strozza con le mani: zac, zac! Appendere, spenzolare tutti, purchè i ministri si togliessero dai piedi, loro, le loro cartacce, i loro idioti quesiti. Bollare un’adultera? Come se non fosse capace di saltare da un sofà all’altro pur timbrata a fuoco davanti e dietro? La moglie di un sottogiudiuce! Un rappresentante di commercio! Di piazzisti era invaso il regno. Lacchè con valige strapiene di prodotti autarchici dichiarati per coloniali autentici: sciroppi svaporati, topici con la muffa, sete di rayon, chiodi ruggini, forbici senza filo…via, via, attaccar su, spenzolare, e legare al collo la sentenza: “Achtung! Furbo smascherato!” Ma nessuno veniva mai appeso, perché nessuno mi obbediva. I miei consigli di stato erano una burla. I ministri scrivevano: “Timbro a fuoco, nodo scorsoio” , poi strappavano le sentenze, buttavano i brandelli dalla finestra e correvano all’osteria con baldracche e malandrini. Li sentivo zufolare tutta la notte, dar pacche sui sederi muliebri, urlare a scopa d’asso, recitare poesie ai fagioli, aspettare l’alba per andare in processione al cimitero a sbeffeggiare i defunti : “Cosa fate lì sotto? Venite con noi! Chi vuol essere lieto sia!” I morti non aspettavano altro, saltavano fuori dai tumuli e con tutta la combriccola si precipitavano in piazza per ballare intorno ai falò, roghi di libri che ammuffivano nelle cantine, mai letti da nessuno, né dai vivi che non avevano cervello, né dai morti che erano senza occhi. Questo era il mio regno! Ma di ciò non m’importava nulla, purchè i ministri se ne andassero presto, lasciandomi in pace nel silenzio infrangibile del castello.

Bibliografia

Pieter Brueghel: Il trionfo della morte. 1562. Museo Nacional del Prado. Madrid

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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