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Vorrei | Rivista non profit


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"Nascondeva il male serrando i denti e se il dolore la pungeva troppo
stringeva al petto l’ombrello come fosse stato il fermo braccio di mio padre."

Mia madre, la regina, è morta il primo di marzo, poco tempo dopo la scomparsa di mio padre, il re. In marzo il tempo è incerto, metà del mio regno è brinata e l’altra meta coperta di rugiada. Sono i sudditi ad annunciarmi la primavera con il più sguaiato dei modi: “Accorri, oh re, s’è rotto il ghiaccio sul canale e i pesci saltano fuori reclamando la pastura.” Devo prendere il sacco delle camole e sparpagliarlo nell’acqua che comincia a correre sotto i ponti. Maledetti sudditi! Mi chiamano di notte per non lasciarmi dormire. Ma io non dormo, sono sveglio, desto con occhi di fuoco, rapido a spalancare la finestra per rovesciare sulle loro teste una secchiata d’acqua sudicia. Piove, maledetti! Altro che primavera. Non dormo, io non dormo mai! Leggo tutta la notte e di giorno leggo tutto il giorno. La fine dell’inverno, tra febbraio e marzo è la migliore stagione per leggere, soprattutto nel tardo pomeriggio quando cala la nebbia e il mio regno sparisce. Né una torre, né una bicocca, né un albero

Chi vive? Viveeeee…?

Nessunooooo…

Finalmente nessuno, né sudditi, né vagabondi che passano il confine per vendere stracci e culi di bottiglia. Tra febbraio e marzo esiste solo ciò che è scritto sui libri, fissato per sempre nel nero dell’inchiostro: le gesta degli antichi re, la fertilità delle regine, i maiali pasciuti, i raccolti opimi, le piogge di stelle. Mia madre, la regina, è spirata il primo di marzo per il male che l’ha mangiata viva. Subito dopo la morte di mio padre ha sentito un dolore, qua, sotto l’ascella. Non è niente! Poi il male è saltato nel ginocchio, dalla stessa parte del braccio malato. Lei ha cominciato a camminare storta, come se tirasse vento da nord e se non trovava un’appiglio cadeva là, dove si trovava, tra le risate dei sudditi nascosti dietro gli angoli. Conoscevo il progredire del male guardando la sua finestra accesa per tutta la notte. Un riverbero oscillante e tormentato. La vedevo trascinarsi dal letto al seggiolone e dal seggiolone di nuovo al letto, sostenendosi con l’ombrello di mio padre. “Perché non usi un bastone, una stampella?” Lei digrignava: “Uso l’ombrello che mi ripara dalla pioggia e dal sole.” La pioggia, il sole, dentro la sua stanza, di notte? Mah…? E la sua gatta dietro, rischiando di farla inciampare pur di consolarla strofinandosi alle sue gambe. “Quando crepi gattaccia?” Soffiava la regina e la bestiaccia impudente : ”Aspetto te!”

Nascondeva il male serrando i denti e se il dolore la pungeva troppo stringeva al petto l’ombrello come fosse stato il fermo braccio di mio padre. I sudditi mormoravano contro di lei, incontrandola con qualunque tempo, sotto l’ombrellaccio puntuto di ferri sfilzati dalla tela straccia come unghie selvatiche. “Porta grandine!” mormoravano “Chiama i topi!” “Pantane di palude!” li rimbeccava lei e li faceva sgraffignare dalla sua gatta che li rincorreva gonfia di bile. Scaramucce! Ogni giorno, mia madre faceva il giro delle memorie di mio padre. I pioppi che lui aveva piantato lungo i viali del regno e sotto ogni albero si fermava a parlare con gli uccelli, orgogliosi di abitare sugli alberi del re. “Qua si gode una vista magnifica. Se tira vento si vede fino al mare!” “Di più” precisavano i pennuti della cima: “Si vede fin dove finisce il mondo!” “Dove finisce il mondo?” “Sicuro.” “E cosa si vede?” nessuna risposta come se la fine del mondo fosse la fine di tutto e i pennuti che avevano guardato fin là chiudevano gli occhi per lo spavento. Toc, toc, toc…zoppicando e zoppicando mia madre arrivava fin sulle rive del canale che mio padre aveva rinforzato con grandi pietre lisce da far scorrere l’acqua senza un gorgo per la gioia dei pesci che nuotavano contro corrente. Infine al canile municipale, dove c’era sempre festa tra i bulldogs, pasciuti ogni giorno da scodellone di zuppa che, per perpetuo ordine del re, la tesoreria del regno elargiva a qualunque randagio. Che magnifico sovrano era stato mio padre! Con lui mai una guerra, ogni questione con i vicini era regolata dai libri di Platone. Dopo quelle ricordevoli visite, mia madre tornava al castello stanca morta, accasciandosi sulla sedia davanti all’altra sedia vuota dove mio padre era stato seduto ogni sera scrivendo gli annali del regno. Ogni sera fino a notte tarda, tanto erano i fatti che dovevano essere messi bianco su nero. Mia madre stava allerta davanti a lui perché non dimenticasse niente, né un battesimo, né un funerale, né un giovane che se ne era andato dal regno dietro i sonagli di una zingara, né un vecchio che era tornato senza più un capello in testa, irriconoscibile: “Chi sei tu ?” “Gnà.” “ Gnà di chi?” “ Skol!” “Parla nostrano.” “Krafen!” Il popolo gli voltava le spalle e lo lasciava solo: “Parla con le mosche che vanno dappertutto e conoscono ogni dialetto.” Da sera fino a tarda notte gli annali del regno e da tarda notte fino all’alba i ghiribizzi che gli passavano per la testa. Mio padre scriveva di ciò che nessuno aveva scritto mai, nemmeno Platone. Le mosche, ad esempio, l’arte del volo tra le mosche. Tutte le mosche volano, ma nessun uomo vola, e su tale fatto lui meditava succhiando la coda della penna : volo, volas, volavi, volatum, volare… pareva stralunato come davanti a un sogno ingarbugliato, finchè mia madre lo prendeva per un braccio e lo tirava su: Basta, basta scrivere a vanvera! Andiamo a letto che ti faccio volare io! La mano nella mano correvano nella stanza del matrimonio e chiudevano gli scuri delle finestre che restavano sprangati fino a mezzogiorno. “Cosa fanno i reali?” chiedeva il popolo “Volano su e giù!” rispondevano i cortigiani.

 

Bibliografia

Platone: La repubblica. 360 a. C.

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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