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Gatta ci cova! Come, perché e quando il Ludovico Settala conosce la  contabile della Vetreria di Colico?

 

 

Barbagianni per la miseria della professione da fare uso di  gilets e stivali rosicchiati, da non essere remunerato quanto basta per locare sulla mensa di famiglia una zuppaglia di rape tutti i giorni  et un vinaccio di seconda spremitura la domenica quando si concede l’unico bicchiere, nel calice dono di lei…( ssst non si sappia chi sia codesta lei!) resogli nel fragile involto di un remoto sotterfugio :  Accogli lui, il cristallo, come se bevesi da me… Prosit…! per la speranza del futuro, quando potessero finalmente essere uniti, come fogli del libro di preghiere…miserere di noi, Angelus Dei… nei sussurri della notte, mentre il buio porta la marea dell’ansia… perché, perché non prima? Il Protofisico Ludovico Settala tira un sospiro, s’aggiusta l’occhiale e dissigillato il plico legge il bullettino del Tribunale della Sanità che lo comanda di partire subito poiché dappertutto la peste del Manzoni alza la testa. Post scriptum: “ C’è un supplemento di ghelli contro il morbo che non guarda in faccia nessuno: non solo cristiani, ma anche cani e gatti che vomitano sulla porta di casa, passeri che sputano dagli alberi, bovi che schiumano e danno cornate alle ombre.” Ma il Settala alza le spalle, il suo antidoto sono i libri che legge e più sono antichi più gli fan da chinino. Se gli gira la testa: la Bibbia, mal di pancia: Platone, brividi per la schiena: Tolomeo, fiato corto: il  dizionario d’italiano Rigutini-Melzi  donatogli da lei (Ssst…ancora lei!), liber della sua casa, consunto da sudati studi a decifrare i verbi ostrogoti della costa dell’Adda, tra Imbersago e Villa. Donato a lui, come il bicchiere della festa, a lui, medico letterato insonne a compilare epistole brevi-mano, da tordo bagnato a torda ancor più fradicia, a difesa del loro secretum : chi mai potrebbe intendere i finti miagolii, i dubbi cinguettari, l’appellarsi in forma di verdure dell’orto, cipolla e rosmarino, camuffando i bisbigli veri : “Tu, tu…” di rigo in rigo, fino all’estremo del capoverso, tronco sull’abisso dei ritornanti punti di domanda : “ Dove sei tu? A Varenna, a Colico?” “ “ E tu dove sei ? Ancora in giro per cataplasmi, con questa galaverna ? ” “ Perché, perché la stoppa non ci ha stoppati prima? “ Dai quali precipizi il questionante risale con il gozzo amaro per la nulla risposta sperdendo al vento gli strappi dei furtivi notes. In ogni modo, obbediente al Tribunale e fatta una croce col gesso sulla porta di casa per dire che è andato via e non sa quando tornerà, il Ludovico Settala si mette in marcia da un ambulatorio all’altro, dalla Villa Santa di Monza, al Campanone della Brianza, dalla Gera d’Adda, al ponte di Calolzio e chissà dove ancora perché piove e annebbia e non si vede il tanghero di un lumino. Andare e venire, andare e venire in ogni dove appaia l’imputato catarro  e là occorra la sua presentia per observare, tastare, dica triginta tres, et infine scrivere la ricetta col timbro dell’habere gratis il Piramidone, tanto se devi morire, mori. E’ già buio, basta, per oggi basta. Il Settala si alloggia nella prima locanda che trova ( Dov’è ? a Brivio? Mah?) per stendere subito la relations, con i piedi sulla scaldina e lo scrupolo nella penna, non tralasciando nulla del veduto che dia l’allarme al Tribunale. Ai giudici della Sanità  bisogna dire e ridire che sono bubboni veri e non còtole. Dirlo con la più diligente calligrafia, ogni i col suo puntino, ogni a capo con la sua maiuscola, scrivere tutto fino allo schiarirsi dell’alba alla finestra sporca dalle zanzare impataccate là, la scorsa estate. Scrivere nonostante il sonno che monta, mentre la relations al primo baluginare dei sogni cambia pelle e diventa confiteor d’amore: “ Son qua, dispari come una mosca d’inverno, benedicendo il freddo perché il mio fiato  vapora e quel vapore sei tu che respiri nel mio cuore. “ Il Settala si stropiccia gli occhi : “ Che cosa ho scritto? ” e tremando per la paura che l’inchiostro parli  strappa la pagina e comincia daccapo : “ Sissignore, Signor Tribunale della Sanità , ho veduto il pus racchiuso tra due vetrini, secondo il caso contemplato al paragrafo dell’esame urgente, et esaminato lo sputo con la lente in dotazione, ecco  il bacillus con la sua  coda di scorpione. Ma di più avrei veduto, mentre il microbo putiva, se avessi guardato con lente più forte, come quelle fabbricate dalla Vetreria di Colico, su licenza della Karl Zeiss di Lipsia. Mi ascolti, Signor Tribunale,  io stesso posso reperire quelle lenti specializzate in pestilenze, andando a Colico di persona. Di persona col postale Milano-Colico. Di persona io posso ottenere un certo sconto ( forse metà prezzo…) grazie alla mia conoscenza della contabile di quella amministrazione…” alt, alt! che cosa ha scritto? Il pennino, spia del Tribunale, s’ingobba rifiutandosi di andare avanti in casi personali : “ Di persona, di persona, cioè lui e nessun altro. Gatta ci cova! Come, perché e quando il Ludovico Settala conosce la  contabile della Vetreria di Colico? Conoscenza..? Emh, emh…non sarà la sua ganza? Metà prezzo? E l’altra metà come, in natura… allora è lei quella del bicchiere della festa  e del vocabolario d’italiano Rigutini-Melzi?

Bibliografia
Josephi Ripamonti. De peste Mediolani quae fuit anno MDCXXX

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

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