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Vorrei | Rivista non profit


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La Beta Night del 15 ottobre è riuscita. Idee, iniziative, arte, politica:
fra Milano, Monza e la Brianza il network reale funziona

Il 15 ottobre 2009 sarà ricordato, almeno qui a Vorrei, come la prima serata di Facelook. La prima perchè, vista la buona risposta, molto probabilmente ce ne sarà una seconda e poi chissà, una terza e via così. Una serata interessante, ricca di sorprese, divertente. Nella bella sede di AreaOdeon, al primo piano della stazione di Monza, si sono incrociate le storie di alcune personalità e realtà culturali e sociali del territorio fra Milano, Monza e la Brianza per raccontare e condividere il proprio lavoro. Artisti, giornalisti, attivisti e operatori culturali hanno mostrato e dimostrato esperienze e interventi degli ultimi anni. Com'era nelle intenzioni, nulla di formale, anzi. Grazie alla simpatia di Simone Martini Gentile, gran cerimoniere della serata, quello che rischiava di diventare una noiosa carrellata di portfolio si è presto rivelata una gioiosa festa, durante la quale si è avuto modo di conoscere, scoprire e riscoprire piccoli e grandi flussi di vitalità, impegno e creatività.

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Un momento della serata (Per gentile concessione di AreaOdeon)

A riepilogare velocemente l'esperienza della nostra rivista è stato Antonio Piemontese, giovane vicedirettore che combattendo l'emozione e l'imbarazzo di parlare in pubblico ha ricordato che da ormai un anno e mezzo esiste una nuova piccola grande realtà editoriale a Monza. La rivista che Vorrei, la quale, grazie esclusivamente all'impegno volontario di soci e collaboratori, ogni mese produce dossier, filmati, fotoreportage e un gran numero di articoli, cercando di dare del nostro territorio un ritratto inedito e professionale, in cui da sempre trovano grande risalto gli aspetti culturali, ambientali e sociali. Rigorosamente no-profit, vale la pena ricordarlo.

A seguire abbiamo potuto conoscere lo studio Apeiron di Macherio. Inaugurato appena a marzo 2009 da due artisti, Dario Brivio e Giulio Pace, è uno spazio dedicato all'arte e allo studio sull'arte. Prevede un programma di mostre e laboratori e, a quanto racconta Dario, è pure frequentato da belle figliole. Se lo viene a sapere il premier per loro il successo è assicurato.

Lara Elli ha presentato Robin Dart Factory, di Oggiono, la cui attività “ha l'intento di partecipare e contribuire ad un cambiamento sociale incentrato sull'Arte di Convivere, attraverso progetti e azioni innovative”. Lara ha anche mostrato il filmato “L'albero delle genti in viaggio” realizzato in collaborazione con Salvatore Bellocco di GDS Communication, presentato a “Din Don D'Arte 2009 - Genti in viaggio” a Galbiate.

È stata poi la volta di Dome Bulfaro, colui che conPoesiaPresente sta dimostrando da qualche anno come la poesia sia viva e lontana dalla paludosa tristezza a cui abitualmente l'associamo. Dome ci ha deliziati – davvero – con la lettura di un testo di Filippo Tommaso Marinetti, talmente coinvolgente e impetuosa da renderci addirittura simpatico quel vecchio fascistone. Un bell'omaggio al teorico del Futurismo che proprio cent'anni fa pubblicava il suo famoso manifesto su Le Figaro (ma la storia dice che c'erano già state altre uscite...).

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Scarty (Foto di Antonio Grazioli)

A seguire le orme di Bulfaro è stato Davide Passoni aka Scarty. Abbigliamento hiphop, piglio rapper e poetry slam, torrente sotterraneo di parole, suoni e fango metropolitano. Questo ragazzo è da vedere/sentire per capire. Speriamo di incontrarlo di nuovo.

Giulia Pellegrino ha parlato dellaFondazione dell'Ordine degli Architetti di Milano e in particolare di “Milano che cambia”, un atlante delle trasformazioni della città e della sua provincia. Un passaggio della presentazione del progetto ci sembra particolarmente efficace: “Di questa trasformazione (della città, ndr) e delle scelte che l'hanno governata, sottese alla forma di concertazione scelta dall'amministrazione, ci pare sia mancata una adeguata comunicazione.

Ma soprattutto sembra mancare il quadro di insieme, che non è la somma delle parti ma la struttura della città di cui anche a noi, che dovremmo essere tra i principali attori chiamati a lavorare sulla sua identità, ancora oggi sfuggono i contorni».

Paola Rizzi (fotografa ormai nota ai nostri lettori) ed Antonio Grazioli hanno lanciato l'idea di un Folk Festival a Monza «Ce ne sono altri anche in città molto più piccole, perchè no qui da noi?». Appassionati di musiche popolari, si sono anche lanciati in una schottische sulla cui resa stendiamo un velo pietoso. Riproveremo la prossima volta.

 

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Antonio Piemontese, il primo seduto a sinistra (Per gentile concessione di AreaOdeon)

 

Non ci siamo fatti mancare neppure l'ospite internazionale. Arnaud Poumarat ci ha presentato il progetto Hémera, complesso sistema architettonico, visuale e audio per performance che si svolgono al centro dello spazio scenico, permettendo la visione a 360°.

Il FOA Boccaccio ha invece presentato un vibrante filmato in cui si ripercorrono gli anni di attività e l'impegno profuso per offrire a Monza e alla Brianza uno spazio e un orizzonte alternativo alle logiche commerciali. La loro attività politica sembra finalmente arrivata alla presa di coscienza che molti da tempo auspicavano: l'apertura al confronto e alla collaborazione con quanti altri, con metodi e percorsi diversi, comunque lavorano per creare nuovi ambiti di riflessione ed elaborazione culturale.

Pierfabrizio Paradiso ha proiettato il suo film del 2008 “Nina nana o more bir”, intensa riflessione sull'impatto a cui andarono incontro nel 1991 i 20.000 profughi albanesi arrivati sulle navi della disperazione a Bari. Un lungo piano sequenza dall'interno degli autobus su cui furono deportati fino al vecchio stadio della Vittoria. La colonna sonora è la nenia del titolo.

Paolo Solcia ha portato a Facelook la sua installazione interattiva “La polvere del tempo", una lotta senza fine: «Con il proprio movimento, catturato da una videocamera, lo spettatore scopre – rivela - due immagini dello stesso soggetto: una foto vecchia, in bianco e nero, sovrapposta ad una rifatta oggi, ripresa dalla stessa prospettiva

attraverso un semplice gesto - come spolverando - lo spettatore cancella una fotografia e fa apparire l’altra, compiendo un viaggio nel tempo: diventando egli stesso "gestore" del tempo.


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Marcello Arosio e Simone Martini Gentile di AreaOdeon,
Paola Rizzi e, seduto, Antonio Cornacchia, direttore di Vorrei e ideatore di Facelook

La chiusura della serata è toccata agli ospiti, AreaOdeon con la pantomima preparata giusto qualche giorno, quando Marcello Arosio e i suoi amici hanno ricevuto il 2° premio di Milano in Progress «Una presentazione di 5 minuti esatti scanditi da un gong iniziale ed uno finale. Noi ci siamo presentati con una performance teatrale nella quale abbiamo presentato tutti i più importanti progetti dell'associazione. Il pubblico si è divertito molto, e anche noi, per una volta sul palco e non solo dietro le quinte.»

Facelook è una intuizione, i suoi sviluppi sono tutti da decifrare e soprattutto da delineare insieme. Lo spirito che ne sta alla base è quello di mettere in condivisione conoscenze, passioni, competenze, informazioni. I modi, i tempi e gli strumenti sono “open”. La beta Night, possiamo dirlo, è andata bene. Ci siamo divertiti e ci siamo arricchiti, di emozioni e di nuove connessioni. Il social networking reale, fuori dal monitor, sembra proprio possa funzionare.

Condividete e preparatevi alla prossima serata :)

Le foto della serata (Per gentile concessione di AreaOdeon)
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