NADIA GALBIATI

ARCHITETTURE DI/SEGNATE

A cura di Giorgio Bonomi

LEO GALLERIES

via De Gradi 10, Monza

7 Maggio - 17 Giugno 2011

Leo Galleries presenta negli spazi di Monza la personale di Nadia Galbiati, giovane artista da sempre indagatrice del rapporto spazio/materia. Dell’artista si presentano al pubblico un gruppo di opere recenti che disegnano nello spazio, dalle pareti al pavimento incluso, un’installazione unitaria.

“Nadia Galbiati che è scultore di formazione e, direi, di mentalità, avendo scelto come suo materiale (in senso profondamente concettuale) d’affezione proprio lo spazio, che è naturalmente soprattutto quello dell’architettura, da un lato “invidia” la pittura, amando lavorare anche lei sulla superficie piana (lastre di ferro nero o bianco), e, dall’altro, dimostra la stessa “invidia” verso le possibilità dell’architettura, impadronendosi di essa e dei suoi particolari.

Nascono quindi le singole opere che qui vengono allestite a costruire un’installazione unitaria, con tanto di “fondamenta al suolo”, infatti noi ci posizioniamo comodamente su un solido pavimento, costituito dalle sue lastre “disegnate” (o “scolpite”), ove possiamo anche camminare; da qui l’occhio poi scorre sulle pareti, ovviamente limitate, della galleria, ma subito ci sentiamo fuori da queste, venendo come trasportati tra le facciate dei palazzi di una città ideale.

Orbene, Nadia Galbiati dapprima fotografa architetture concrete, realizzate – ad esempio, la nuova sede dell’Università Bocconi di Milano, progettata da Shelley McNamara and Yvonne Farrell dello Studio Crafton Architects, oppure il cortile interno della Facoltà di Magistero di Urbino, ideata da Giancarlo De Carlo – le rielabora trasformandole in veri e propri disegni che vengono riprodotti, con gli acidi a morsura, sulle lastre di ferro che fanno apparire i particolari architettonici in bianco, se il supporto metallico è nero, in nero se questo è bianco: ne risulta un affascinante spazio d’architettura, non ir-reale ma meta-fisico, cioè lo spazio si afferma (apparentemente) senza tempo, come se quelle facciate, quelle finestre, quei volumi aggettanti, quegli angoli fossero sospesi in un vuoto pneumatico. Non a caso Nadia ama ripetere: “Ciò che è pieno è incredibilmente vuoto, ciò che è vuoto è incredibilmente pieno”, concetto che fa dell’energia il mezzo per affrontare, dominare e plasmare lo spazio.” *

NADIA GALBIATI Nata nel 1975, si diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Pioltello (MI). Dal 1996 partecipa a mostre e workshop internazionali. La sua ricerca spazia dalla scultura all’installazione, dall’incisione originale al libro d’artista, analizzando il rapporto tra Spazio e Materia attraverso lo studio di frammenti architettonici.

* dal testo critico pubblicato in catalogo