20100417-libri

Il governo cancella le tariffe postali ridotte per piccoli e grandi editori
e affossa ancor più un settore già in profonda crisi

 

«Gentile cliente, il Decreto interministeriale del 30 marzo 2010 ha modificato il contesto normativo di riferimento delle spedizioni postali relative al settore editoria stabilendo l’applicazione delle tariffe agevolate fino al marzo 2010. Pertanto successivamente a tale data alle spedizioni editoriali saranno applicate le tariffe non agevolate previste per ciascuna tipologia di spedizione». Il linguaggio della lettera delle Poste italiane è forse un po’ burocratico, ma il significato è chiaro: stop alle tariffe agevolate per l’editoria. Basta con quei bonus che permettevano a centinaia (se non a migliaia) di quotidiani, settimanali, mensili, ma anche giornali di associazioni, gruppi politici, Ong, Onlus, periodici cattolici, piccoli editori di libri, ecc. di poter raggiungere, a prezzi postali calmierati, i propri lettori per informarli, tenerli aggiornati sulle proprie attività, raccogliere fondi per iniziative solidali.

Ma cosa significa «saranno applicate le tariffe non agevolate previste per ciascuna tipologia di spedizione»? Significa che le tariffe verranno quasi raddoppiate. Il provvedimento, varato dal Governo Berlusconi, prevede, per esempio, che i giornali che pagavano sino al 31 marzo 15 centesimi a copia, rispetto alla tariffa piena di 28 centesimi (per un peso sino a due etti), dal 1° aprile paghino in più la differenza di 13 centesimi, che, moltiplicata per 360 giorni l’anno, fanno 46 euro in più per ciascun abbonato. Senza che l’impresa editoriale, se lo voglia e lo ritenga conveniente, possa cambiare in corsa il prezzo dell’abbonamento. Un bollettino parrocchiale, invece, che non ha un contratto con un abbonato, può decidere di rimodulare gli invii postali tenendo conto dell’incremento tariffario.

La giustificazione di tale provvedimento è la necessità di tagliare le spese per risanare il bilancio statale. Il rischio è duplice: affossare un comparto che, negli ultimi anni, ha subito pesantemente la crisi; e  far venire meno il pluralismo informativo. «Siamo profondamente indignati per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell’editoria libraria - ha commentato Marco Polillo, presidente dell’Associazione italiana editori -. Al di là del merito e delle ragioni dell’iniziativa siamo allibiti del fatto che in nessuna occasione né Poste, né gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l’informazione del Paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie».

Dura anche la posizione della Fieg, l’associazione degli editori di quotidiani e periodici. «La sospensione delle tariffe agevolate - ha denunciato l’organizzazione in una nota - che hanno finora lasciato allo Stato l’onere di ripianare la differenza tra tariffa piena e tariffa agevolata, avrebbe l’insostenibile effetto di far gravare sugli editori tale onere. E di farlo retroattivamente e cioè imponendo la tariffa piena non rivista anche agli abbonamenti in corso, retti da condizioni non più negoziabili. Sarebbe un pesantissimo aggravio di costi per i già difficili bilanci delle imprese che si avvalgono del servizio postale. La Fieg chiede invece che si proceda a un intervento che preveda una progressiva riduzione della misura dell’agevolazione medesima, fino al raggiungimento di un livello sostenibile per lo Stato e gli editori».

Il problema però non è solo economico, ma anche occupazionale, come ha osservato Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa: «La decisione del Governo di cancellare con un decreto le tariffe agevolate apre una spaventosa voragine nel settore dell’editoria, dove ora rischiano la cancellazione centinaia di testate e alcuni migliaia posti di lavoro tra giornalisti, amministrativi e tecnici».

Di fronte alla sollevata di scudi causata dal provvedimento, il Governo ha deciso di convocare una serie di tavoli tecnici con le parti per trovare soluzioni alternative che non danneggino il comparto. Le discussioni sono ancora in corso. Ma, nel frattempo, le tariffe agevolate non sono state ripristinate.