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Stesso caldo, stesso cinema estate: da New York a Barcellona i consigli cinematografici di Vorrei | Culture sulla terza settimana della rassegna monzese.

 

Cinema sotto le stelle, terza puntata. Ci eravamo lasciati con una manciata di bellocci particolarmente pallidi, e ci ritroviamo con un tipo virilmente calvo, di quelli che migliorano invecchiando. Woody Allen torna nella sua New York, e affida a Larry David la parte di un vecchio nichilista, genio della fisica, misantropo innamorato. Whatever works - nato da una sceneggiatura vecchia di trent’anni – ha ha raccolto opinioni divergenti. Ai più è sembrato un incoraggiante ritorno alle atmosfere nuovaiorchesi care all’ispirazione alleniana, una boccata d’aria dopo la recente e discussa parentesi europea, aperta da Match Point e culminata nel turistico Vicky Cristina Barcelona. E se vi manca Manhattan, stasera nel giardino della Villa potete anche vedervelo così. Anche se sotto sotto le cose sono un po’ più complicate: Allen dà l’impressione di giocare con l’orizzonte d’attesa del suo pubblico, costruendo un personaggio che è platealmente caricatura di sé stesso, lasciandolo agire in una New York da cartolina, dove l’idea che «tutto possa succedere» è portata agli estremi del cliché più ironico. In tutto questo non manca l’apporto di Larry David, creatore di Seinfield e protagonista di un’altra serie HBO – Curb your Enthusiasm – in cui il produttore e scrittore interpreta una versione leggermente caricaturizzata e più burbera di sé stesso, circondato dai un cast di amici che – nei propri panni – improvvisano a soggetto giocando sulla conoscenza reciproca. Insomma: chi ha orecchie per intendere.

Allen | Whatever Works

Venerdì 23 sarà il turno dello spagnolo Agorà, e qui corre il caso di segnalarvi un intervento di qualche mese su queste pagine, in cui davamo conto di un acceso dibattito tenuto a Milano sulle implicazioni teologiche e sociali - molto italiane - di questa povera pellicola che,  ad averlo saputo prima, probabilmente avrebbe rinunciato a farsi distribuire in Italia. Tutto fa marketing, ma il film resta modesto.

Niente scuse invece per sabato 24. Se ancora non l’avete visto, fatevi un favore e andate a vedervi Inglorious Basterds. Tarantino – peraltro prossimo presidente di giuria alla Mostra del Cinema veneziana – impacchetta un vero e proprio inno alla forza eversiva del cinema. Alla faccia di chi lo vuole regista marchio impegnato a replicare sé stesso come una scatoletta di tonno, il regista di Knoxville imbastisce una fantasia sulfurea sulla capacità affabulatoria di immagini e parole, in grado di riscrivere la storia in una sorta di grande esorcismo collettivo. Fuoco, celluloide e Brad Pitt: ma assicuratevi che la pizza sia in lingua originale, altrimenti – come recita quel noto spot dolciario – godete solo a metà. E qui non ne vale proprio la pena.

Su Up è stato detto più o meno tutto. Il film di Docter e Peterson in programma domenica 25 testimonia in pieno dell’impasse in cui è incagliata la Pixar degli anni Zero, stretta tra la necessità di continuare a confezionare il rassicurante prodotto per famiglie di marca disneiana e l’ambizione di portare al grande pubblico le raffinatezze linguistiche che da sempre appartengono all’animazione di ricerca. Staremo a vedere. Intanto magari, se proprio avete voglia di cose che volano, assicuratevi di non esservi persi Il Castello errante di Howl del maestro Miyazaki. C’è un motivo se in Giappone lo chiamano dio.

Scivoliamo veloci su Salvatores – ci limitiamo a segnalarvi il commento della nostra Marta Abbà – e chiudiamo in bellezza con Gli abbracci spezzati di Almodóvar. Un film complesso, non del tutto riuscito, come si diceva anche qui. La storia del regista cieco sembra consumata da una specie di urgenza interna, da un’ansia di afferrare qualcosa di doloroso che, nell’immagine e attraverso l’immagine, continua a riproporsi e domandare una chiusura. Per questo – come commenta il protagonista nell’epilogo «i film vanno finiti, non importa come». E visto che l’intera vicenda ruota attorno alla realizzazione di un film, e che questo film altro non è che Donne sull’orlo di una crisi di nervi, eccovi l’ultimo suggerimento della settimana: un gazpacho e una VHS a noleggio. Perché il tempo passa ma le immagini – se il nastro non si smagnetizza – fanno sempre la loro figura.

 


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