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Vorrei | Rivista non profit

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Il primo FabLab in territorio brianzolo figlio della crisi, soprattutto quella di immaginazione. Intervista agli ideatori del progetto, in cui ci raccontano scelte, speranze e caratteristiche di un'avventura in tutto e per tutto nuova, ma per certi versi legata ad uno scambio più diretto e non troppo mediato da esigenze economiche o comunicative.

FabLab, una parola, un concetto, forse per molti sconosciuto, che potremmo anche definire un esperimento, ma di sicuro qualcosa di molto innovativo e non solo in termini puramente tecnologici, anzi, ancora di più, in termini di approccio alla nuova realtà economica, sociale, via via sempre più frastagliata dalla famosa "crisi". Come riportato dallo stesso "Sole 24 Ore" ad inizio di questo mese di Ottobre si tratta di "...laboratori in scala ridotta dove è possibile trasformare le idee in oggetti su misura, attraverso processi di fabbricazione digitale che permettono di trasformare i dati in oggetti reali e viceversa..." (Sole 24 Ore).

Abbiamo intervistato gli ideatori e i fautori di IDEAS, il primo FabLab del territorio brianzolo, ovvero Davide Crippa, Barbara Di Prete e Martina Sciannamè, a cui abbiamo posto alcune domande sulla loro relazione con il territorio, il loro inserimento nel contesto socio-economico tipico di Monza e sulle loro aspettative per un progetto che si augurano essere pieno di soddisfazioni e scoperte.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, facciamo una veloce introduzione su cos'è un FabLab e più in particolare il vostro FabLab?
Prendiamo la definizione più canonica:
"Un FabLab (dall'inglese Fabrication Laboratory) è una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale. Un FabLab è generalmente dotato di una serie di strumenti computerizzati in grado di realizzare, in maniera flessibile e semi-automatica, un'ampia gamma di oggetti. Tra questi vi sono prodotti tecnologici generalmente considerati di appannaggio esclusivo della produzione di massa." (Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Fab_lab).
Come si può notare, il termine è molto generico e quindi si presta a parecchie personalizzazioni e caratterizzazioni. Ad esempio il nostro si chiama "IDEAS_Bit Factory" dove in "bit factory" cerchiamo di re-inventare il concetto di Factory! Potremmo dire, all'italiana, che è una "fabbrica leggera" e digitale, che produce pezzi quasi unici, insomma una specie di fabbrica dei desideri. Il nucleo fondativo di questo FabLab è completamente composto da persone che provengono dal mondo del progetto (architettura, design, comunicazione visiva), per questo il principio è quello di dar vita ad un luogo di sperimentazione, più libero dell'industria classica, dove creare reale innovazione di prodotto capace di incidere sul sistema sociale. Praticamente è un luogo dove trovi persone esperte nella progettazione (essendo progettisti noti/titolati), che sviluppano progetti per persone specifiche (quindi un "su misura 2.0"), un luogo dove non compro una tazza, ma faccio la mia tazza. In questo senso Bit Factory! Esso è anche un luogo dove i progettisti più interessanti presenti sul mercato vengono chiamati per dare origine a nuovi modi di vedere il mercato creando collezioni numerate (ma a basso prezzo). Stiamo descrivendo una piccola e felice utopia...ma forse oggi c'è bisogno di questo, c'è bisogno di vedere "a lato", bisogna essere in grado di tornare a sognare. Siamo in un momento di crisi e quindi di opportunità! Il futuro sarà di chi avrà il coraggio di ripensarlo, un momento difficilissimo ma dalle grandi possibilità. Con una battuta riassuntiva se nel 1968 si diceva "L'immaginazione al potere" nel 2014 dobbiamo dire "L'immaginazione è un dovere".

 

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La sfida vera è imporsi in un mercato vasto e troppo spesso fagocitato da aziende enormi che privilegiano la quantità alla qualità. Quali sono gli obiettivi e le direzioni per affrontare questa sfida?
Beh diciamo che il problema è proprio quello, con in più l'aggravante del prezzo. Oggi crediamo che la sfida sia fornire servizi/prodotti speciali ad un prezzo accettabile e riuscire a farlo sapere al mondo. Crediamo che sia necessario percorrere due strade: quelle nuove del web (strumento davvero potente) e quelle del commercio normale.

Come può emergere un FabLab in un territorio come quello brianzolo, abituato ad un sistema economico completamente diverso e cosi vicino a Milano, capitale tecnologica del Paese?
Beh, la Brianza è una Fablab inconsapevole! Il suo sistema di micro-imprese specializzate è quello che ha permesso di avere il terreno fertile per le aziende del design. Il FabLab in che cosa si differenzia allora? Nella sua formula più orizzontale, nel volersi aprire il più possibile a tutti, nel non voler per forza fare i grossi numeri ma nel voler fare delle grandi variazioni e personalizzazioni, convolgendo il cliente stesso nel progetto. Forse avere una realtà del genere anche qui a Monza è utile, effettivamente le prime sono nate a Torino e poi Milano e Roma. Sicuramente questo FabLab dovrà giocare un ruolo nuovo e diverso ed essere capace di sfruttare le sinergie con questo speciale territorio, che è una specie di idea anticipatrice di Fabbrica Diffusa (che poi è quello che il grande guru di Wired teorizza per il nostro prossimo futuro).

Pensiamo al FabLab declinato come network sociale ed economico: che tipo di esempio può essere e che tipo di seguito può avere a livello di potenziale "community"?
Come dicevamo il FabLab, essendo aperto, è un modo per creare una comunità attorno ai temi del fare. E direi che proprio su questo tema non potevamo scegliere un territorio più azzeccato, no? Quindi l'aspetto sociale è abbastanza nel dna di queste strutture. L'aspetto economico è una bella scommessa che speriamo di riuscire a vincere, sfruttando anche la sinergia con Ghigos, lo studio di progettazione che ha supportato la creazione di IDEAS.

 

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Possiamo anticipare o sottolineare un particolare progetto significativo che possa rendere l'idea di FabLab?
Ne anticipiamo due: uno visibile nello spazio di via Carlo Cattaneo 26 a Monza, si tratta della collezione di "Gioeielli d'Architettura" realizzata con 40 giovani progettisti coordinata dalla regia di Ghigos. E l'altro, più ambizioso, è una collezione di oggetti, come li chiamiamo noi "smart objects", che ragionano tra l'interazione tra oggetto e rete. Sarà un modo per sperimentare su un tema sensibile e stimolare anche le aziende presenti sul territorio a sperimentare con noi! Crediamo che in questo senso il FabLab potrebbe essere un punto di riferimento per il mondo del legno-arredo che sull'internet delle cose ancora non ha fatto molto.

Monza...perchè Monza? Cosa ha attratto la vostra iniziativa verso questa città e questo particolare tessuto socio-economico?
L'idea era di inserirsi nel territorio della Brianza, poi si è sfruttata l'ospitalità dello studio Ghigos, che già aveva sede a Monza (www.ghigos.com), per dare il via all'iniziativa. È possibile che in futuro ci si possa anche spostare magari realizzando oltre al Fablab/Co-working, un incubatore d'impresa e, se si riesce, un piccolo polo delle start up innovative e speciali presenti nel territorio.

 


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