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Intervista a Vincenzo Raucci, coordinatore infermieristico della Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza di Brugherio. «Dai disturbi mentali, specie se trattati in tempo, si può guarire o, comunque, condurre un’esistenza dignitosa.»

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enerdì 6 settembre ho partecipato alla festa della Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza (CRA) di Brugherio, un evento aperto a tutti in cui la musica, la danza e l’arte hanno fatto da filo conduttore ad una serata veramente riuscita, partecipata da circa 400 persone: gli ospiti, i loro familiari, i loro amici, ma anche i vicini di casa e i visitatori occasionali attirati da salamelle, buona musica e progetti nuovi che tengono in considerazione tutta la città. Idee che “aprono” e che “accolgono”.

In questa occasione, ho intervistato il Dottor Vincenzo Raucci, il Coordinatore Infermieristico della CRA.

Puoi parlarci di te, del tuo ruolo e della tua scelta lavorativa?

Mi occupo di Salute Mentale da una vita, mi ha sempre affascinato il complesso mondo delle relazioni umane e delle sue “zone d’ombra”; ho lavorato come infermiere per circa venti anni in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) e poi, per altri cinque anni, in un Centro Psico Sociale (CPS), occupandomi di assistenza diretta alle persone che afferivano, per vari motivi, a questi servizi. Conseguito il Master Universitario di 1° livello in Management delle Professioni Sanitarie e la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, sono passato ad occuparmi di coordinamento dei gruppi di lavoro; oggi coordino il personale infermieristico, educativo e di supporto della CRA di Brugherio.

Cosa si intende per Salute Mentale e quali sono i pregiudizi e gli stereotipi ancora esistenti?

Oggi purtroppo i pregiudizi sono in gran parte sovrapponibili a quelli in voga nel medioevo, e non esagero: pericolosità sociale, incurabilità e inguaribilità

Utilizzando una definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con l’espressione “Salute Mentale” si fa riferimento ad “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all'interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell'ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”. Oggi purtroppo i pregiudizi sono in gran parte sovrapponibili a quelli in voga nel medioevo, e non esagero: pericolosità sociale, incurabilità e inguaribilità, sono le caratteristiche più spesso attribuite alla malattia e a chi ne è colpito. Eppure sappiamo benissimo, da numerosi studi, che chi è affetto da un disturbo mentale non è più violento di altri (anzi: spesso è vittima di violenze) e che dai disturbi mentali, specie se trattati in tempo, si può guarire o, comunque, condurre un’esistenza dignitosa.

Puoi spiegare con parole semplici che cosa sono CRA, Centri Diurni e Comunità Protette?

Sono tutti luoghi (e ce ne sono molti) dove si prova a declinare nel mondo reale ciò che la riforma psichiatrica del 1978 (la cosiddetta “Legge Basaglia”) ci ha indicato, ovvero restituire quanto prima la persona colpita da un disturbo mentale al suo tessuto sociale, anziché segregarla, come avveniva un tempo, nei manicomi. In particolare, nelle CRA e nelle Comunità Protette si impostano, insieme alle persone assistite, percorsi personalizzati in regime di residenzialità (ci sono, quindi, camere e letti ma in un clima che assomiglia più a quello domestico che non a quello ospedaliero), mentre nei Centri Diurni si offrono percorsi riabilitativi o risocializzanti ma solo per alcune ore alla settimana. Questi ultimi interventi vengono definiti in regime di “semi-residenzialità”.

Quali attività realizzate all’interno della CRA di Brugherio?

Le attività sono numerose e diversificate, trattandosi di tre strutture in una (l’edificio ospita una CRA con 18 posti letto, ma anche una Comunità Protetta e un Centro Diurno da 10 posti ognuno). I nostri operatori offrono sia momenti puramente riabilitativi, personalizzati e caratterizzati da vari livelli di intensità (attività di cucina, cura degli spazi, cura della propria persona, programmazione economica), sia momenti risocializzanti (gruppi di discussione, gite culturali, passeggiate nei parchi o nei centri storici), sia momenti di espressività artistica o corporea (teatro, coro, pittura, danza). Ovviamente a questo si aggiunge anche tutto il lavoro ordinario e quotidiano, come ad esempio la presa in cura dal punto di vista strettamente sanitario da parte del personale medico-infermieristico o alla gestione di tutto il complesso sistema burocratico-amministrativo (pensioni, servizi sociali, bollette, scadenze, invalidità, e così via) gestito per lo più dal personale educativo in collaborazione col restante personale della struttura, oltre che con gli Assistenti Sociali dei CPS.

Perché la CRA di Brugherio fa una festa aperta a tutti i cittadini?

La “Festa di fine estate” vuol essere un momento di incontro con i cittadini, con coloro che stanno solitamente dall’altra parte

L’ormai tradizionale “Festa di fine estate”, giunta alla sua nona edizione, vuol essere un momento di incontro con i cittadini, con coloro che stanno solitamente dall’altra parte e, come detto, sono spesso condizionati dai luoghi comuni e dai pregiudizi sulla Salute Mentale. Lo “stigma” è sempre in agguato e ognuno di noi è chiamato a portare il proprio contributo alla lotta a questo pericoloso nemico. Inoltre a noi piace, in occasione della festa, sottolineare l’importanza della comunità; la comunità intesa come valore da tutelare, soprattutto in questa epoca caratterizzata da un forte individualismo. Comunità vuol dire condivisione, integrazione, partecipazione, solidarietà, tutte cose che fanno bene alla salute e, come dico spesso, non può esserci salute senza Salute Mentale e non può esserci Salute Mentale senza relazioni. Ecco, la festa sottolinea anche il valore delle relazioni umane come basilare per il benessere dell’individuo.

Quindi quanto è importante promuovere i rapporti col territorio?

Ci hanno dato una mano l’ASVAP, l’Associazione “Proiezione 180”, l’Associazione “Zeroconfini ONLUS” e il Comune di Brugherio

Moltissimo, anzi: fondamentale. In occasione dell’ultima “Festa di fine estate” abbiamo implementato i contatti e la collaborazione con il mondo del volontariato e con l’amministrazione comunale: “sinergia” sarà la parola d’ordine che ci guiderà, da ora in avanti, consapevoli che da soli non si va da nessuna parte. Ci hanno dato una mano, quest’anno, l’ASVAP, l’Associazione “Proiezione 180”, l’Associazione “Zeroconfini ONLUS” e il Comune di Brugherio; con quest’ultimo c’è, molto probabilmente, l’intenzione di aprire tavoli di confronto col territorio sulle questioni che riguardano la salute dei cittadini.

Lo sforzo di tutti deve tendere a combattere una mentalità da “controriforma”, ovvero di ritorno ai manicomi, promuovendo invece una politica di ascolto e integrazione.

Ci puoi dire qualcosa sui due gruppi più noti, fuori dai vostri confini, ovvero del “gruppo catering” e del “gruppo coro”?

L’anno scorso abbiamo perfino inciso un disco, che contiene alcuni brani inediti, scritti dagli ospiti

Si tratta di due esperienze formidabili. La prima, rappresentata dal gruppo catering “Cuochi per caso”, è costituita da un insieme di ospiti e operatori della struttura riabilitativa in grado di rispondere a richieste di servizio catering da parte di organizzatori di eventi o associazioni, ma anche di singoli cittadini. Essa rappresenta un’importante opportunità per le persone assistite di sperimentarsi con alcune abilità (cucina, contatto col pubblico, socializzazione) gettando, nel contempo, le basi per un’opportunità lavorativa e imprenditoriale. Attualmente, però, il gruppo ha deciso di prendersi una pausa di riflessione, anche a causa di alcune difficoltà economiche e organizzative, ma siamo già al lavoro perché le attività del gruppo possano riprendere quanto prima. Il gruppo coro “Le mille e una nota”, invece, gode ancora di ottima salute, e l’ha dimostrato anche durante l’ultima festa di fine estate. Anch’esso è composto da ospiti e operatori della struttura ed è condotto egregiamente dalla coordinatrice musicale Elisabetta Rosa. L’anno scorso abbiamo perfino inciso un disco, che contiene alcuni brani inediti, scritti dagli ospiti, che ha riscosso un notevole interesse di pubblico. Il coro, in un’ottica di condivisione col territorio, ha effettuato anche molte uscite canore, come ad esempio nella Casa Circondariale di Monza e nel Centro di socializzazione aperto a tutti i cittadini che un tempo esisteva a “Stellapolare”. L’attività di coro, che dona ai partecipanti sicuramente una buona dose di spensieratezza e serenità, riesce anche (direi soprattutto) ad operare un significativo cambiamento nelle persone in termini di capacità di mettersi in gioco, di autostima e di confronto con gli altri.

Cosa può fare, nel suo piccolo ogni cittadino per contribuire alla lotta allo stigma?

Ogni cittadino potrà apportare un significativo contributo nella lotta allo stigma.

Innanzitutto deve ritrovare fiducia nei propri simili: spesso siamo condizionati, impauriti da ciò che le cronache dei giornali ci riportano, ma dobbiamo considerare un dato importante: per ogni delinquente, per ogni persona violenta, per ogni assassino ci sono almeno mille persone oneste e pacifiche che vivono tra noi; non possiamo permetterci l’isolamento, la diffidenza, la paura a causa di pochi individui. Questo discorso, molto generale, vale anche per l’ambiente nel quale operiamo, la Salute Mentale. Le persone colpite da un qualsiasi disturbo mentale sono tra noi e attraverso gli strumenti della relazione, della condivisione, della solidarietà ogni cittadino potrà apportare un significativo contributo nella lotta allo stigma.
Ovviamente tocca anche a noi, come istituzione, fare la nostra parte attraverso incontri con le famiglie, coi cittadini, col mondo del volontariato: siamo consapevoli che molte paure nascono dalla non conoscenza, quindi può risultare strategico spiegare la Salute Mentale alle persone attraverso l’utilizzo di un linguaggio accessibile.

Sogni per il futuro?

In quest’epoca di tagli e di “spending review” è importante sapersi reinventare e saper riprogettare gli interventi sulle persone in maniera creativa senza far venir meno la qualità dell’intervento stesso. Non è facile ma cercheremo di mettercela tutta! Un proverbio africano dice pressappoco così: “L’uomo paziente riesce a fare il brodo con i sassi” e noi, con tanta pazienza e perseveranza faremo in modo da non demordere. E’ appena terminata la festa e già fantastichiamo su come dovrà essere bella la prossima, la decima edizione; abbiamo appena concluso un’attività riabilitativa che ha permesso a ospiti e operatori di abbellire il salone delle attività con una cascata di colori che già stiamo progettando qualcosa di simile per l’area pranzo; e la stagione invernale ci vedrà alle prese con nuovi impegni per il gruppo teatro e il gruppo di ballo.

Insomma: per il futuro sogno tanta salute, salute per tutti!

 


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