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Dossier: Di che tribù sei? I motivi di una scelta non sempre facile e non sempre comprensibile per chi non riesce a cambiare le proprie abitudini alimentari.

 

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eneralmente, una tribù è un gruppo, una società umana di ordine semplice, i cui membri sono in possesso di una relativa omogeneità culturale e linguistica e hanno consapevolezza di costituire un organismo sociale ben determinato e come tale riconosciuto dai gruppi vicini.
Se questa è la premessa, si può dunque affermare che anche i vegetariani siano una tribù. Che cosa vuol dire allora nel secondo millennio appartenere alla tribù dei vegetariani? Provo a rispondere a questa domanda intervistando due donne e un uomo, con personalità ed esperienze molto diverse tra loro e che si sono prestati a raccontarmi la loro esperienza.

Cominciamo con Antonella, 50 anni, sposata con due figli, lavoro part-time, appassionata del mare e della montagna, buona cultura e ottima lettrice, che ci racconta la sua storia: «Il mio appartenere alla tribù dei vegetariani ha una ragione precisa - spiega - a otto anni vedevo sotto il portico nel mio giardino le galline, che fino al giorno prima avevo nutrito con foglioline d’insalata, appese a testa in giù, sgozzate e sanguinanti. La scena m’illuminò - prosegue Antonella - capii che le coscette di pollo che tanto adoravo avevano qualcosa a che fare con quella carneficina. Fin dalle prime esperienze, la mia vita da vegetariana ha subito un percorso ad ostacoli, fatto di minacce e punizioni da parte dei miei genitori che non ammettevano queste mie “stupide idee”, come le definivano loro con tono di compassione. Il tutto fino all'età adulta - conclude - quando non dovendo più rendere conto a nessuno, la mia scelta si è consolidata, sfidando comunque ancora le ramanzine dei miei, preoccupati per la mia salute».

La svolta alimentare di Antonella è personale, non legata ad altro se non a un brutto ricordo: nessuna implicazione filosofica, nessuna pretesa di creare adepti, neppure di imporre la sua visione a qualcuno.

«Essere vegetariana - racconta ancora Antonella - col passare degli anni è diventato per me anche uno stile di vita, e mi capita spesso di mettere a confronto persone con una realtà simile alla mia. In nessuno degli appartenenti a questa tribù di “mangia-verdure” ho però riscontrato le mie stesse ragioni iniziali - aggiunge - per alcuni, il passaggio a questo diverso modo di intendere l’alimentazione è stato dettato dall'adesione a gruppi filosofico-religiosi, che implicano la rinuncia parziale o totale alla carne, da motivi di salute o da un’etica di rispetto e armonia verso ogni forma di vita. Per altri - dice ancora - significa rinunciare a tutti quei cibi per la cui produzione e commercio siano violati il diritto alla vita e alla libertà degli animali. Per le stesse ragioni etiche - prosegue - conosco anche chi rifiuta di utilizzare prodotti derivanti dallo sfruttamento o allevamento intensivo di animali, come capi d’abbigliamento, oggetti di arredamento in pelle, cuoio, avorio, cosmetici e medicinali testati sugli animali, arrivando a scegliere per i propri animali domestici mangimi che siano di sola origine vegetale».

Essere vegetariani per Antonella può dunque essere tranquillamente vissuto come un diverso modo di intendere l’alimentazione, ma talvolta chi non conosce questo mondo marchia a fuoco i suoi membri. «A volte, mi vengono formulate le classiche stupide domande, come ad esempio: "ti nutri solo di insalata e di becchime per volatili? Non hai timore per la tua salute?" E chi ingurgita cibi super-conditi e ipercalorici? E chi beve? Chi fuma? Un altro aspetto che mi imbarazza non poco - conclude Antonella - è quando mi capita di condividere una cena al ristorante con sconosciuti che iniziano una raffica di domande sul perché e il percome sono diventata così, neanche se la mia scelta implicasse chissà quali pubbliche conseguenze».

 

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Ylenia ha invece 32 anni. Sportiva, un lavoro di impiegata part time, è appassionata di danza e ginnastica artistica, tanto da fare come secondo lavoro l'istruttrice tutti i giorni e il giudice nei fine settimana. Pur essendo molto riservata, ha voluto raccontarci con entusiasmo la sua esperienza. «Ho sempre avuto particolare sensibilità verso gli animali e quando mi sono sentita pronta ad eliminare la carne l'ho fatto senza grandi difficoltà - dichiara - Era il 1997 e la spinta è stata animalista, almeno inizialmente. A motivarmi, poi, sono stati anche i benefici sulla salute e sulle condizioni degli allevamenti. Ad ogni modo - aggiunge - ho anche reintrodotto quasi subito il pesce, sebbene in quantità moderata e selezionandone il tipo, per accontentare i miei».

Per Ylenia la spinta è dunque prevalentemente animalista, ma come per Antonella, è motivata da uno stile di vita, intelligentemente e sapientemente selezionato. Ad accomunarle, la pressione dei genitori, sempre ansiosi per questa scelta di alimentazione che si consolida in età adolescenziale.

«Ultimamente le persone che scelgono di diventare vegetariane o vegane sono molte e ho avuto modo di conoscerne alcune - spiega Ylenia - ma a dire il vero difficilmente ho contatti o occasione di confronto. La mia scelta l'ho sempre vissuta in modo molto riservato, naturale: chi non riesce a capire o rispettare questa scelta spesso la critica superficialmente o ne mette in dubbio la motivazione animalista. La richiesta che in questi casi mi viene fatta più spesso - rivela - è di spiegare perché mangio le verdure che a loro volta possono essere considerate come esseri viventi, una chiara presa in giro. Il fatto è che a volte - conclude - la cosa è vista un po’ come una moda o si pensa che sia una scelta innaturale per l'essere umano e quindi qualcuno potrebbe pensare che chi lo fa cerca di sentirsi alternativo. Per me, se posso scegliere è perché posso farlo!»

 

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Andrea è nato nel 1963. Laureato in Architettura, abilitato all’insegnamento della Storia dell’Arte ed dell’Educazione Artistica, ha lavorato per diversi anni nel cinema d'animazione. Attualmente insegna disegno dal vero e di figura nella scuola pubblica. Pittore affermato, ha partecipato a diverse mostre collettive presso varie gallerie, si è formato nel disegno del nudo, nelle tecniche pittoriche e nell'incisione. Andrea ci racconta la sua storia.

«Non ho mai amato il cibo animale (in particolare la carne), sin da bambino. Problemi di salute legati a forme allergiche mi hanno avvicinato verso i venti anni alle cure naturali e alla dieta macrobiotica, che mi hanno permesso di conoscere nuovi alimenti vegetariani, di eliminare i cibi animali e di bilanciare in modo equilibrato la mia dieta personale. A quel tempo mio padre - continua - per una grave insufficienza renale aveva incominciato una dieta macrobiotica curativa, dopo che la medicina allopatica gli aveva fornito come unica prospettiva la dialisi. Insieme a lui - dichiara - ho incominciato a sperimentare un nuovo modo di nutrirsi, che ho subito apprezzato e sentito più consono ai miei gusti. Al momento ho eliminato completamente carni rosse e bianche e latticini. Mangio formaggio e uova solo in casi rari e particolari, ad esempio durante i viaggi, dove è più difficile selezionare il cibo. Una volta alla settimana mangio una porzione di pesce azzurro (alici, sarde o sgombri)».

Per Andrea, aver vissuto la grave malattia di un membro della famiglia ha permesso di sperimentare un diverso modo di nutrirsi e di consolidare scelte alimentari che già facevano capolino in tenera età. «Conosco diverse persone vegetariane e vegane con cui parliamo delle nostre esperienze in merito - racconta ancora Andrea - le domande più frequenti che mi rivolgono sono sempre le stesse, tipo: "non resisteresti davanti ad una bella bistecca, vero?" "Se elimini la carne ed altri cibi di origine animale, allora cosa mangi?" "Se mangi il pesce, non sei un ‘vero’ vegetariano!" Le persone comuni non riescono proprio a pensare che si possa provare repulsione per la carne, ma solo che sia una scelta mortificante - lamenta - la dieta vegetariana viene vista come un insieme di regole rigide a cui non si deve trasgredire. Spesso mi viene rimarcato: "tu non puoi mangiare questo cibo", al che ribatto: "io non voglio". Non si considera che già la riduzione del consumo di carne, piuttosto che la totale eliminazione, sia già un passo importante verso il miglioramento della propria salute e di quello della terra».

Anche l'esperienza diretta di Andrea conferma che il vegetarianismo prolungato può causare carenza di vitamina B12: nel suo caso, è dovuto ricorrere ad integratori alimentari. Va sottolineato, però, che non presenta carenze di ferro o altre deficienze.
Gli effetti che un regime alimentare come il vegetarianismo può avere sulla salute di chi lo pratica costituiscono dunque un tema di discussione non trascurabile. Per quanto ne sappiamo, tra i vegetariani c’è una minore incidenza di patologie quali l’obesità, le cardiopatie e alcuni tipi di tumori, anche se diversi studi affermano il contrario relativamente alle patologie legate allo stomaco e all’intestino.

L’annoso problema di carenze vitaminiche o di elementi minerali viene solitamente controllato con l’assunzione e la combinazione corretta di vegetali e cereali ed eccezionalmente con l’utilizzo di integratori alimentari. Difatti dice Ylenia: «Purtroppo ho un'importante mancanza di ferro, ma non credo sia causa del vegetarianismo. Più che altro - precisa - è presente una predisposizione. Al limite la mia alimentazione potrebbe in qualche modo influire, ma basta optare per una dieta ricca e bilanciata con alimenti sostitutivi oppure, nei casi gravi, con integratori».
Sul tema della dannosità della dieta vegetariana, afferma Antonella: «A livello di salute, un piatto di pasta e legumi non penso sia più dannoso di uno a base di hamburger e patatine grondanti di olio». Come non darle ragione?

Per saperne di più:

www.vegetariani.it
www.scienzavegetariana.it
www.esserevegetariani.it


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