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Uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza ci dice che in Lombardia servono almeno 1500 Euro netti per essere felici. Monza la città più felice della regione.

Una ricerca svolta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza a partire dall’indagine “Famiglie e consumi. Monza e Brianza e Lombardia”, ha calcolato l’indice della felicità stimato su reddito e spesa. I dati emersi evidenziano che in Lombardia i cittadini per non essere infelici devono avere un’entrata mensile compresa tra i 1500 e i 2000 euro (mentre ne sono sufficienti 1200 in Liguria e 900 in Sicilia).

Uno dei dati più significativi riguarda Monza: sembra essere la città con il più alto tasso di felicità dell’intera regione (solo il 22,3% dei nuclei familiari risulta al di sotto della soglia della felicità).

Viene da chiedersi: davvero la percezione dei cittadini in merito al proprio benessere è influenzata principalmente dal reddito? Ha senso calcolare e quindi valutare un indice di felicità basato su entrata economica, spesa, consumo? Da tempo ormai alcuni economisti (Joseph Stiglitz e Amartya Sen per citare i più noti) sottolineano come il progresso, la ricchezza e il benessere di un Paese e dei suoi cittadini non possano essere più misurati soltanto in base al PIL. Allo stesso modo la misura della felicità di una famiglia o di un singolo cittadino non dovrebbe essere calcolata in base a criteri meramente di tipo economico quali il reddito e la capacità di spesa.

Le domande da porre in una ricerca sull’indice della felicità dovrebbero riguardare la quantità e la qualità del tempo disponibile (l’unico bene davvero prezioso e scarso di questo secolo): tempo del non lavoro, tempo da spendere diversamente che affannarsi in dieci ore lavorative giornaliere per guadagnare 1500 euro al mese (che peraltro non bastano quasi per essere felici in Lombardia!). Altre domande dovrebbero riguardare la qualità e la quantità delle relazioni umane, il grado di socialità di una comunità, il senso di solitudine degli individui. E ancora il tempo speso per la cultura: la lettura di un buon libro, una visita al museo, una serata al cinema. Domande sulla qualità ambientale dei luoghi nei quali viviamo, sulla percezione di un senso civico e di valori etici condivisi. Troppe domande?Forse.

Di certo la felicità dei cittadini deve stare molto a cuore dei governanti se si effettuano studi e ricerche e persino il primo ministro inglese David Cameron, proprio in questi giorni, ha lanciato il “sondaggio sulla felicità” con una lista di dieci domande da inviare a tutti gli abitanti del Regno Unito. Attendiamo i risultati. Ai cittadini italiani di questi tempi basterebbe invece un’unica domanda tratta da quella lista: vi fidate dei politici nazionali e locali? Tasso di felicità misurato: meno infinito.


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