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Analisi dei quesiti referendari su acqua, nucleare e uguaglianza di fronte alla legge: impossibile dire “non me ne frega”

 

Il 12 e 13 giugno si torna a votare per i referendum. Si tratta di uno strumento costituzionale che consente ai cittadini di esprimersi in merito alla cancellazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge. Per poterli indire, è necessario raccogliere almeno cinquecentomila firme di cittadini elettori o che il referendum venga richiesto da cinque consigli regionali. Per quanto riguarda l’appuntamento di metà giugno, la richiesta di referendum è stata voluta da circa 1milione400centomila cittadini: record di tutti i tempi, a dimostrazione dell’interesse che ruota intorno al tema della tutela dell’acqua come risorsa pubblica, dell’energia nucleare, dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. È bene ricordare che, per essere valido, il quesito soggetto a referendum è abrogato se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto.

Vediamo nello specifico su cosa i cittadini sono chiamati ad esprimersi con un sì (ossia il consenso alla cancellazione della legge) o con un no (il rifiuto della cancellazione).

 

ACQUA (quesiti n. 1 e 2, scheda rossa e scheda gialla)

Si è chiamati ad esprimersi su due quesiti tra loro complementari:

1.       abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica (traduciamo brutalmente: fermare i processi di privatizzazione dell’acqua);

2.       abrogazione dell’’art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (traduzione: fuori i profitti dalla gestione idrica)

Votando sì al primo quesito, si cancellerà la norma che impone di affidare la gestione del servizio idrico (dal dicembre 2011) a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

I favorevoli al sì tentano in questo modo di contrastare la consegna al mercato dei servizi idrici italiani (si ritiene l'acqua e il suo controllo pubblico e democratico un diritto e non un mero servizio), mentre chi è dalla parte opposta sostiene che solo l’efficienza del privato e la sua tensione al miglioramento economico possono portare ad un aumento degli investimenti, ad un comsumo più razionale dell’acqua e, in ultima istanza, ad una riduzione delle tariffe.

Peccato che là dove i servizi idrici sono già stati affidati a privati (es. la multinazionale Veolia a Latina), non si è verificata né  una riduzione delle tariffe, né un aumento degli investimenti strutturali, né una diminuzione/razionalizzazione del consumo delle risorse idriche.

Votando sì al secondo quesito, si abrogherebbe la parte di normativa che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta una percentuale a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Pura logica di rendita, quindi, altro che capitale di rischio. In un caso straconosciuto, a Parigi, si sono accorti che la gestione privata delle risorse idriche non era un affare e sono tornati alla gestione pubblica.

 

NUCLEARE (quesito n. 3, scheda grigia)

Evitiamo qui di riportare l’intero papello della parti di legge di cui si richiede l’abrogazione (se si vuole approfondire, cliccare qui). Andiamo direttamente al cuore della questione, che è facilmente riassumibile: no alle centrali nucleari sul territorio nazionale.

Per una serie di motivi:

1. Il nucleare è una tecnologia sicura

Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività.

2. Le centrali non rilasciano radioattività nell’ambiente anche nel normale funzionamento

Falso, nelle zone vicino alle centrali si registrano maggiori rischi di contrarre la leucemia.

3. Lo smaltimento definitivo delle scorie è un problema gestibile

Falso. Le scorie sono molto pericolose e una parte resta radioattiva per decine di migliaia di anni. Non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza per un periodo così lungo. 

4. Il nucleare è una fonte energetica a buon prezzo e che risolve i problemi energetici del paese

Falso. Se si considera tutto il ciclo di produzione dell’energia da fonte nucleare - dall’estrazione del combustibile (che è destinato a finire al massimo in settant’anni con l’attuale tecnologia e gli attuali prezzi; leggi qui per approfondire) alla sua lavorazione, dalla costruzione della centrale, alla sua dismissione con annessa bonifica del sito, trattamento e stoccaggio delle scorie - è dimostrato che quella del nucleare non è la più conveniente delle soluzioni perché comporta costi difficilmente sostenibili sia in termini economici che ambientali (leggi qui per saperne di più).

Includendo tutti i costi, l’elettricità dall’atomo finisce per costare più di quella derivante da altre fonti di energia. 

6. L’Italia già importa energia da fonte nucleare, quindi perché non produrla direttamente qui?

L’Italia importa energia elettrica da fonte nucleare perché conviene, ossia costa meno importarla che produrla in loco con altre fonti. Infatti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare è rigida quanto altre tipologie di produzione (i livelli non possono essere drasticamente rimodulati nel breve periodo), tanto che, nelle ore di minor utilizzo sul mercato interno, Francia e Svizzera la vendono a prezzi di saldo. Inoltre il nucleare non è una risposta immediata ad un aumento del fabbisogno energetico: per costruire una centrale nucleare, ammesso che tutto fili liscio, ci vogliono almeno dieci anni (leggi qui).

7. Ma se siamo circondati da centrali nucleari oltralpe, siamo comunque esposti al rischio, quindi tanto vale farci una centrale in Italia

Non è affatto la stessa cosa abitare a 100 km da una centrale o a 5 km. Infatti la concentrazione radioattiva diminuisce con il cubo della distanza.   

5. Il nucleare produce molti posti di lavoro

Si stima che una centrale in costruzione assorba 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio. In soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, mentre in Italia con le fonti pulite si potrebbero creare almeno altri 200mila posti di lavoro entro un decennio.

 

LEGITTIMO IMPEDIMENTO (quesito n. 4, scheda verde chiaro)

Si è chiamati ad esprimersi in merito all’abrogazione dell’articolo 1 (commi 1, 2, 3, 5, 6) nonché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza.

Insomma, parliamo delle legge sul cosiddetto “legittimo impedimento” voluta dal governo in carica (leggi qui).

È bene sapere che ogni cittadino (chiunque sia, semplice cittadino o potente di turno) ha diritto a far spostare un’udienza di un processo che lo riguarda se ha un impedimento «effettivo e assoluto» (per esempio, una malattia). La legge sul legittimo impedimento, già in parte bocciata dalla Corte Costituzionale (leggi qui), si dedica invece a disciplinare specificamente quando e come si ravvisa il legittimo impedimento di una persona soltanto, ossia il Presidente del Consiglio dei Ministri, introducendo una serie di motivi per cui il primo ministro è giustificato dall’assentarsi in udienze che lo coinvolgano. In pratica, al Presidente del Consiglio è consentito di allungare i tempi del processo ben oltre le ipotesi consentite a tutti gli altri cittadini. Aggiungiamo pure che tale “extra giustificazione” si applica anche ai processi già in corso, alla faccia dell’articolo 3 della Costituzione (leggi qui).

 

Per quanto ci riguarda, lo diciamo chiaramente: il 12 e 13 giugno noi andiamo a votare. E votiamo quattro volte sì.

Gli autori di Vorrei
Ivan Commisso
Author: Ivan Commisso

Vado per i quaranta, mi occupo di soluzioni pubblicitarie online in una grande concessionaria. La mia formazione universitaria è economica. Sono giornalista pubblicista e su Vorrei scrivo per lo più di economia perchè da lì verranno (ulteriori) problemi e su quel tema si dicono un sacco di fesserie. Nota Bene: mi piacciono le metafore, i dolci e la Calabria.

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