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Vorrei | Rivista non profit

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Da «mammoni» a «bamboccioni». Le etichette cambiano, ma resta la sostanza: i giovani italiani che lasciano la casa dei genitori prima dei trent'anni sono sempre meno. Ad alcuni, forse, l'appellativo calza a pennello poiché per loro restate con mamma e papa è una questione di comodità. Ma sono tanti i ragazzi che non lasciano la famiglia d'origine per necessità. Vorrebbero autonomia e indipendenza, farcela da soli, ma non se lo possono permettere. Assodato che accendere un mutuo sarebbe un'utopia, l'unico modo di farsi un nido con i primi e «precari» stipendi e anche una soluzione pratica per chi non cerca sistemazioni stabili, è un appartamento in affitto, da condividere con un amico o il proprio ragazzo. Andiamo a verificare.

PRIMA DI METTERCI in marcia, però, cominciamo a navigate sui siti Internet, per farci un'idea. Scopriamo innanzitutto che gli annunci «virtuali», dedicati agli affitti di piccoli appartamenti, nella città di Teodolinda non sono moltissimi e che, contrariamente a quello che pensavamo, i costi non sono molto più alti dei paesi limitrofi. Ovunque, per un cantuccio di uno o due locali non si scende sotto i 500 euro (spese incluse). Ma preferiamo un interlocutore e partiamo per il nostro tour tra le agenzie immobiliari di Monza. Appuriamo subito che anche nel «mondo reale» lo spazio che le compagnie riservano al mercato dei «piccoli» affitti è molto risicato. «Purtroppo è un settore che trattiamo poco. E una nostra scelta», ci spiega ad esempio un'agente della Pirelli di via Cavallotti, mostrandoci che su cinque raccoglitori, solo uno contiene proposte per appartamenti in affitto. Ad ogni modo ci domanda il nostro budget. Rifacendoci ai dati raccolti sul web, le rispondiamo che abbiamo a disposizione tra i 500 e i 600 euro. Con difficoltà, estrae dal cilindro un paio di possibilità, avvertendoci tuttavia che in realtà ai 600 euro avremmo dovuto aggiungere anche le spese condominiali e il riscaldamento. Ii tono non cambia da Gabetti in viale Romagna. L'impiegata che ci accoglie ci fa accomodare. Le spieghiamo che siamo alla ricerca di un mono o di un bilocale, per due persone. Ci ferma subito e ci avverte: «Guardate che i mono sono proprio mono. Normalmente non vanno oltre i 35 metri quadri. Per due persone è troppo poco. Dovete pensare a un bilocale, almeno. Tanto di solito, la differenza di prezzo si aggira attorno ai 100 euro».

INSOMMA, taglia corto e ci indirizza direttamente dalla concorrenza: «Vi conviene andare da "Solo Affitti"», un nome eloquente. Detto fatto. Suoniamo il campanello e aspettiamo che ci venga aperto. Nel frattempo diamo un'occhiata all'ambiente che si intravede già attraverso la porta a vetri. L'atmosfera è più spartana, paradossalmente più accogliente per una coppia di amici o fidanzati senza troppe pretese. Ma le apparenze ingannano. La semplicità non corrisponde a proposte economicamente più vantaggiose. Ma anche dal punto di vista numerico la minestra non cambia. D'altra parte, qui per la prima volta si interessano più concretamente alle nostre effettive disponibilità e ci mettono in guardia: «In alcuni casi, i padroni di casa vogliono che almeno una delle persone che abiterà nell'appartamento abbia un contratto di lavoro a tempo indeterminato». L'affermazione ci apre gli occhi: prendere una casa in affitto può essere come chiedere un mutuo in banca. Proseguiamo il nostro giro, ma il risultato è il medesimo. L'offerta più abbordabile è un monolocale, con bagno cieco in via Bergamo: 475 euro al mese. Al secondo posto c'è un bilocale di 50 metri quadri a disposizione al secondo piano di una palazzina in via D'Annunzio: una camera, un soggiorno con cucina a vista e un bagno; riscaldamento autonomo. Il tutto a 600 euro al mese (riscaldamento escluso). E allora tiriamo (letteralmente) le somme. Scegliendo la seconda soluzione, in due potremmo farcela. Insomma, saremmo pronti a fare i bagagli, ma si presenta un dettaglio che avevamo trascurato. Alla firma del contratto bisogna disporre, oltre che del primo mese di affitto, anche di una caparra di tre mesi e del 10% (una tassa standard) che spetta all'agenzia come tramite dell'operazione e che corrisponde più o meno a un'altra mensilità. In sostanza per arrivare al grande passo occorrono immediatamente cinque mensilità, ovvero circa 3.000 euro. Una cifra considerevole, ad esempio, per una giovane coppia, che si è da poco affacciata al mondo del lavoro. Decidiamo di pensarci un po', forse tra qualche mese ci sembrerà tutto meno in salita... potremmo riuscire a mettere da parte qualcosa, no? E intanto facciamo ritorno a casa, da mamma e papà.

 

Per gentile concessione de Il Giorno Monza Brianza

 

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