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I

ntervista a Giorgio Beghella Bartoli, direttore tecnico del circuito di Monza dal 1983. Una vita spesa per le corse.

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200810-gp-1923.jpgL’autodromo è uno dei simboli di Monza, indubbiamente il più conosciuto. Negli anni sul circuito si sono succeduti piloti leggendari, da Ascari a Fangio, da Senna a Schumacher. Quanto conta per un monzese il Gran Premio? Si può parlare di amore della città per la velocità allo stesso modo in cui questo accade in altre zone, ad esempio in Emilia?
Innanzitutto ci terrei a precisare che il rapporto con l’Autodromo non è un’esclusiva di Monza ma riguarda tutta la Brianza. C’è grande partecipazione da parte della gente, un senso di “comunione” anche da parte degli abitanti dei paesi limitrofi come Vedano e Biassono. La costruzione dell’Autodromo risale a tempi in cui la maggior parte di loro non era ancora nata: in questo modo si è creata una leggenda. L’Autodromo rappresenta l’Italia nel mondo durante la settimana del Gran Premio. È una vetrina. Fare bella figura è motivo di orgoglio sia per il Paese che per la Brianza. La Regione e il governo hanno sempre creduto nel circuito, che infatti ha mantenuto la denominazione di “Nazionale”, sia sotto il profilo dell’immagine che sotto quello aziendale. L’affetto che ci lega alla gente ci è stato dimostrato tutte le volte che siamo stati in difficoltà. La stragrande maggioranza delle persone è con noi. Qualche anno fa una rivista fece un sondaggio: il 95% degli intervistati ci appoggiavano.

L’autodromo sommando tutte le manifestazioni e le visite raccoglie 500.000 spettatori all’anno

L’indotto economico del Gran Premio è stato valutato dalla Camera di Commercio in 58 milioni di euro. Una cifra non da poco. Quali altre manifestazioni ospita l’Autodromo durante l’anno? E che affluenza registrano?
Credo che quella della Camera di Commercio sia una stima approssimata per difetto. Quindici anni fa si calcolava che durante la tre giorni di F1 il giro d’affari fosse attorno ai 100 miliardi di vecchie lire. L’autodromo sommando tutte le manifestazioni e le visite raccoglie 500.000 spettatori all’anno, di cui 150.000 solo durante il Gran Premio d’Italia. Se è vero che un 75% degli introiti per l’impianto si registra in quel periodo, lo è anche che le numerose manifestazioni che vi si svolgono nel corso dell’anno creano un indotto molto superiore. Oltre ai tifosi, infatti, anche i tecnici, i team e insomma il “circus” delle competizioni alloggia nelle strutture brianzole e spende nei negozi di Milano. Le altre gare non hanno la stessa visibilità ma sono più importanti del Gran Premio dal punto di vista delle ricadute sul territorio.

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Gli ambientalisti? si parla di 10-20 persone in ambito locale

A detta degli ambientalisti l’autodromo è uno scempio perpetrato ai danni del Parco di Monza. Per non parlare del GP di settembre. Alberi tagliati, rifiuti lasciati ovunque e un rumore assordante, senza contare la questione della viabilità nei giorni di gara. Sembra che più che problemi il circuito non porti.
Bisogna vedere chi si intende per ambientalisti. Qui si parla di 10/20 persone in ambito locale che, al contrario di quanto sembrerebbe, vedono di buon occhio la presenza dell’autodromo perché in questo modo ottengono visibilità sui media. La maggior parte delle argomentazioni contro l’autodromo sono balle raccontate da chi peraltro non ne conosce nemmeno la storia. Se l’avessero studiata, saprebbero che la donazione del Parco ai comuni di Monza e Milano è stata fatta con una clausola che prevedeva la costruzione al suo interno di strutture ricreative. Ecco il perché del campo da golf, dell’ippodromo e del circuito. Per mancanza di fondi la Villa Reale è ridotta allo stato attuale; ma senza l’autodromo il Comune non avrebbe ottenuto neanche quei pochi finanziamenti. Mi riferisco in particolare alla legge regionale 40 del ’95, che concesse 20 miliardi di lire ripartiti in più anni e di cui ha beneficiato non solo il circuito ma tutto il Parco. Per quanto riguarda il rumore, ci sono delle norme che noi rispettiamo. Stiamo comunque monitorando il problema. Da parte nostra ci impegniamo a contenerlo sperimentando soluzioni nuove, o almeno a non farlo aumentare. Ma è anche vero che l’Autodromo c’è dal 1922 e chi ha preso casa nel Parco questo lo sapeva.

Non c’è incompatibilità tra il Parco e l’autodromo, anzi. Potrebbe esserci una sinergia che non esiste in nessun altro luogo al mondo.

Parco e Autodromo quindi possono coesistere?
Non c’è incompatibilità tra il Parco e l’autodromo, anzi. Potrebbe esserci una sinergia che non esiste in nessun altro luogo al mondo. Nonostante non sia l’unica nota di rilievo presente a Monza, la notorietà della città deriva proprio dal circuito. Già l’architetto Mario Botta aveva invitato a rendersene conto: bisogna cercare di integrare i tre gioielli di Monza. So che l’amministrazione sta lavorando attorno alla Villa Reale, ma c’è bisogno di risistemare anche il Parco e le sue piante e se necessario sostituirle con interventi più incisivi: molte sono malaticce e trascurate.

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Delle nostre attività extrasportive non si parla mai, ma a Monza si è fatta da sempre ricerca

È di poche settimane fa la nascita del Monza Research Center. Di che si tratta esattamente?
Delle nostre attività extrasportive non si parla mai, ma a Monza si è fatta da sempre ricerca, principalmente sui mezzi di trasporto e la sicurezza. Nel ’55 qui fu installato il primo guard rail in Europa, sul modello del quale furono costruiti quelli che tuttora vediamo sulle strade. Chiaramente l’attenzione ora si concentra su fattori diversi da quelli dei decenni passati: se prima si puntava sulla prestazioni delle vetture in termini di velocità, frenata e tenuta di strada, oggi si cercano soluzioni nuove per ridurre i consumi e le emissioni inquinanti dei veicoli. Dal 2007 abbiamo inaugurato una speciale “Formula” ecologica dove corrono tutte le vetture alimentate a biocarburante. A giugno abbiamo promosso “Aria pura”, una tre giorni ecologica all’interno della pista in collaborazione con Regione, Comune e Fia. Sono stati montati su autovetture alimentate nelle maniere più diverse dei rilevatori molto accurati per acquisire dati sulle emissioni prodotte in condizioni di guida reali, dati che nessuno finora possiede al di fuori delle case automobilistiche. I dati sono stati poi inviati al JRC (Joint Research Center) di Ispra per essere analizzati e contribuire in questo modo alla creazione delle normative “Euro” che si applicano anche alle normali vetture su strada. Monza è quindi diventata il laboratorio dell’istituto. A questa sinergia abbiamo dato il nome di Monza Research Center. Ma non è tutto: in autodromo facciamo anche ricerca su sistemi radio di gestione del traffico, delle flotte e delle merci pericolose. Sulla base dei nostri studi la società Marconi di Genova ha poi costruito quello che è il “Telepass” visibile in tutti i caselli autostradali.

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A Monza e Montecarlo per fascino e storia il circus non può rinunciare.

Finora, a parte pochi casi eccezionali, la corsa è sempre stata disputata. Poniamoci nella peggiore delle ipotesi. Riesce a immaginare una città senza autodromo? E una Formula 1 senza Monza?
Monza perderebbe un bel pezzo di storia. Non me la vedo una città senza Autodromo. Io non sono brianzolo, anche se abito qui da trent’anni: ricordo però che da ragazzino quando sentivo questo nome lo associavo unicamente al Gran Premio. Voglio sottolineare con questo il legame indissolubile che c’è tra autodromo e città. Senza contare che quando vengono qui tutti si complimentano con noi per l’organizzazione perfetta dell’evento. Se Monza perdesse l’Autodromo perderebbe un pezzo di storia. E la Formula 1 lo stesso. Questo è il circuito più antico del Mondiale. A Monza e Montecarlo per fascino e storia il circus non può rinunciare.

 

Fotografie di Enrico Barilaro