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Evasione fiscale concausa dell’elevato debito pubblico, bassi tassi di interesse che fanno risparmiare risorse, il salvifico piano di investimenti europeo, i giudici che lavorano poco e rallentano la macchina della giustizia. La non sottile linea tra mito e fesseria.

Puntata numero 3 dedicata all'analisi dei miti riguardanti cause e sviluppi della crisi economica che stiamo vivendo dal 2008 (qui la puntata 1; qui la puntata 2). Come nelle precedenti occasioni, ogni tesi verrà verificata con i numeri evidenziando la relativa fonte.

 

TANTA EVASIONE CAUSA UN ELEVATO DEBITO PUBBLICO

Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Siccome in tanti non pagano il dovuto, i conti non tornano e lo Stato è costretto ad indebitarsi per tappare il buco. Verifichiamo. Prendiamo la percentuale di economia in nero così come stimata su base decennale (1999-2010) da uno studio di Schneider e Buehn in 38 paesi del mondo e incrociamola con il rapporto debito/PIL di quegli stessi paesi al 2010 su dati OCSE.

Ne esce fuori questo grafico:

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Morale: differenti valori di evasione fiscale non spiegano differenti valori di elevato indebitamento. Ci sono paesi che hanno evasione elevata ma basso livello di debito (es. Turchia, Messico, Romania). Viceversa ce ne sono altri che, pur in presenza di altà fedeltà fiscale, presentano un debito elevato (es. Stati Uniti, Irlanda, Belgio). Pertanto quando sentite qualcuno che gira ancora il torrone del rapporto causa-effetto tra evasione fiscale e debito pubblico sapete come valutarlo.

 

TANTA EVASIONE CAUSA UNA ELEVATA PRESSIONE FISCALE

Sarà allora questa la ragione per la quale paghiamo così tante tasse? L’evasione non spiega il debito pubblico elevato ma spiegherà almeno le ragioni di una così elevata pressione fiscale. Altro grafico, ricavato incrociando i dati OCSE relativi a percentuale di economia in nero e percentuale di pressione fiscale in rapporto al PIL (in questo caso stiamo lavorando su una serie di 30 nazioni):

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Signori, non c’è alcun rapporto tra i due fenomeni. Esistono paesi con alta fedeltà fiscale e, nonostante questo, elevata pressione fiscale (es. Svezia, Danimarca, Finlandia). E ce ne sono altri dove i furbi abbondano ma, nonostante questo, la pressione fiscale rimane bassa (es. Turchia e Corea del Sud). Evidentemente la pressione fiscale non ci azzecca un tubo con l’evasione fiscale. Così sapete pure come valutare coloro che pontificano sul circolo vizioso italico dei furbetti evasori che costringono a tanta pressione fiscale sui soliti noti. Balle.

 

SE HAI TANTO DEBITO PUBBLICO DEVI AVERE UNA ELEVATA PRESSIONE FISCALE

Si dirà: ok non c’è relazione matematica tra evasione e pressione fiscale, ok non c’è relazione evasione e debito pubblico, ma ci deve essere una qualche relazione tra debito e pressione fiscale. Ossia lo sappiamo tutti che, se hai un elevato debito pubblico, il governo è costretto a tassare tanto per ricavare gettito tale da ripagare i debiti. E va bene, incrociamo anche qui i dati. Sull’asse delle ascisse mettiamo la variabile x, ossia il rapporto debito/PIL, e sull’asse delle ordinate mettiamo la variabile dipendente y, ossia la pressione fiscale. Il risultato è questo:

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Il debito pubblico non spiega affatto differenti livelli di pressione fiscale. Anche qui siamo di fronte ad una distribuzione non correlata di valori. Per fare anche qui esempi, ci sono Svezia, Danimarca e Finlandia che hanno un debito/PIL basso e tassano come lupi. Sull’altro fronte l’esempio opposto sono gli Stati Uniti e l’Irlanda.

 

GRAZIE AI BASSI TASSI PAGHIAMO MENO INTERESSI SUL DEBITO

Ah sì? E allora ringraziamola la politica monetaria della BCE che abbatte i tassi di interesse e stronca l’inflazione (o anche deflazione per alcuni mesi): ci fa risparmiare soldi. Peccato che questa sia roba buona per i creduloni. Come qualunque buon debitore sa, il punto nevralgico è il tasso di interesse reale che si deve pagare, non quello nominale. Ossia il tasso di interesse meno il tasso di inflazione. È il motivo per cui ogni debitore dovrebbe tifare per l’inflazione, così come ogni creditore è simmetricamente il più fiero avversario dell’inflazione perchè non desidera farsi pagare in moneta svalutata. Invece in Italia, paese ad alto debito pubblico e privato, si tifa in maniera idiota per il controllo dei prezzi di tedesca memoria. Ma si dà il caso che i tedeschi siano i maggiori creditori d’Europa, noi no. Veniamo al dunque: con la caduta dell’inflazione siamo sicuri che si stiano pagando meno interessi in termini reali? Un banale incrocio tra i dati del Ministero del Tesoro e quelli Istat ci dice questo (i dati 2014 sono stime aggiornate a novembre):

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Come accade da che mondo è mondo, la bassa inflazione massacra le finanze del debitore, non importa quali siano i valori nominali dei tassi di interesse.  

 Addendum del 13/01/2015. Il Ministero del Tesoro ha pubblicato qui il dato del tasso medio di interesse dei titoli di Stato nel 2014. La situazione è peggiore del previsto. Il rendimento medio è stato dell'1,35%. Considerato che l'inflazione media del 2014 è stata lo 0,2% (fonte Istat), il tasso reale si attesta all'1,15%.

 

PARTE DEL PROBLEMA È CHE I GIUDICI ITALIANI LAVORANO POCO

Questo mito economico fa parte della narrazione renziana. Giustizia lenta uguale scarsa attrattività per gli investimenti. Causa: i giudici lavorano poco. Cazzate. Il rapporto CEPEJ (Commission européenne pour l’efficacité de la Justice, organo del Consiglio d’Europa ) dice ben altro. L’Italia ha 14,8 giudici ogni 100 mila abitanti, tanti quanti la Francia, contro gli 11,6 del Regno Unito e i 30,7 della Germania. Nel civile, in Germania ogni giudice riceve 54,86 nuove cause e ne definisce in primo grado 78,86; in Francia ne riceve 224,15 e ne definisce 215,67; in Italia ne riceve 438,06 e ne definisce 411,33. Nel penale, un giudice tedesco riceve 42,11 processi e ne chiude 42,91, uno francese ne riceve 80,92 e ne chiude 87,06, un italiano ne riceve 190,71 e ne chiude 181,09. In brutale sintesi, i giudici italiani hanno una produttività doppia dei colleghi francesi e quadrupla rispetto ai tedeschi. Punto.

 

GLI INVESTIMENTI EUROPEI DARANNO UNA GRANDE SPINTA ALLA CRESCITA

Questa affermazione è recentissima e si attacca speranzosa al piano Juncker di investimenti europei per 315 miliardi di euro nel triennio 2015-2017. Trattasi di mito. Ci si para dietro il numero grosso senza tenere conto di cosa voglia dire in termini relativi.

Trecentoquindicimiliardi di euro sono tanti? Dipende. Essendo il PIL aggregato dell’Unione Europea nel triennio 2015-2017 pari all’incirca a 47.208 miliardi (fonte di calcolo il World Economic Outlook dell’FMI applicando un favorevolissimo tasso di cambio euro/dollaro di 1,25), vuol dire che lo stimolo alla crescita è pari ad appena lo 0,67% del PIL del periodo. A Roma direbbero “esticazzi?”.

Ma il numero che sembra grosso diventa addirittura una barzelletta quando si legge questa slide ufficiale della Commissione Europea:  

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I soldi messi sul tavolo (prelevandoli in larghissima parte dalle singole economie nazionali o da risorse già stanziate, quindi partite di giro) sono 21 miliardi appena. Poi si spera nell’attivazione di un effetto leva che spinga ad investimenti privati in grado di moltiplicare per 15 quelle somme per arrivare ai fatidici (ma comunque pochissimi in termini relativi) 315 miliardi. Siamo ben oltre i confini della realtà.

 

IPSE DIXIT

Questo è un documento molto serio e molto rigoroso. Credo che dobbiamo alla storia anche personale di Padoan il rispetto che si deve a previsioni che io ho definito rigorose, lui mi ha corretto con serie”. Parole e musica di Renzi datate 8 aprile 2014. Frasi pronunciate in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che approvava il Documento di economia e finanza. Appena otto mesi fa, il governo prevedeva un incremento del Pil dello 0,8% nel 2014. Sappiamo tutti come sta finendo (-0,3% almeno). A voi i commenti.

 

Gli autori di Vorrei
Ivan Commisso
Author: Ivan Commisso

Vado per i quaranta, mi occupo di soluzioni pubblicitarie online in una grande concessionaria. La mia formazione universitaria è economica. Sono giornalista pubblicista e su Vorrei scrivo per lo più di economia perchè da lì verranno (ulteriori) problemi e su quel tema si dicono un sacco di fesserie. Nota Bene: mi piacciono le metafore, i dolci e la Calabria.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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