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Umberto De Pace su Arengario.net in queste settimane sta pubblicando una serie di articoli che ricostruiscono puntualmente storia e azioni dei gruppi di estrema destra nel capoluogo brianzolo

Negli ultimi anni si è riacceso il dibattito sulla presenza di organizzazioni di estrema destra in Italia, da quelle oggi al governo sino a quelle in bilico per legittimità costituzionale. Anche a Monza la questione è apertissima e a volte ha attirato l'attenzione della stampa nazionale, soprattutto da che l'amministrazione cittadina è tornata a destra con la guida di Dario Allevi e la presenza in giunta di persone molto vicine a gruppi come Lealtà e Azione, Casa Pound e Forza Nuova.

Di tutto questo si sta occupando con una inchiesta a puntate Umberto De Pace su Arengario.net. Già autore di volumi di ricostruzione storica (come D'amore e orrore. La storia d'amore di Aldo e Ada oltre l'orrore di Goli Otok L'esodo di istriani fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Testimonianze di cittadini monzesi), De Pace ha spiegato nel prologo le sue motivazioni e il suo metodo.

 

Ci sono storie e avvenimenti che riguardano la nostra città o il nostro territorio che suscitano in me particolare interesse e curiosità al punto che mi inducono ad approfondimenti, letture, raccolta di testimonianze, per cercare di comprenderli meglio. Alle volte è lo stupore a prevalere, come quando venni a conoscenza della raccolta di firme per l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura allo scrittore besanese Eugenio Corti o quando assistetti alle strumentalizzazioni e polemiche sul giorno del Ricordo. Ne seguirono articoli su questo giornale (Arengario, Ndr) e alcuni contributi furono gentilmente ospitati anche sul settimanale il Cittadino. Sul tema del giorno del Ricordo, nel corso del tempo, maturò la stesura e pubblicazione del mio primo libro: “L'esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Testimonianze di cittadini monzesi”. Un percorso simile ebbe anche il secondo libro, “D'amore e orrore”, un lungo racconto della vita di un nostro concittadino passato attraverso la tragica esperienza nel lager jugoslavo di Goli Otok alla fine degli anni '40 del secolo scorso. Altre volte lo stupore è accompagnato dall'indignazione; e ciò che avvenne il 25 aprile del 2008 quando assistetti all'incredibile parata dell'estrema destra al cimitero di Monza, in coda alle celebrazioni ufficiali per il giorno della Liberazione. In quel caso nacque una raccolta di firme e una campagna di sensibilizzazione e informazione che partendo da singoli cittadini riuscì a coinvolgere associazioni, partiti e sindacati, e diede vita all'iniziativa “Questo è il fiore del partigiano” che da allora si rinnova ogni anno e ha saputo essere di esempio e stimolo anche per la città di Milano. 

Oggi voglio intraprendere un nuovo cammino dove ancora una volta, interesse, curiosità, stupore e indignazione si intrecciano a temi certo di portata più ampia ma di assoluta attualità e concretezza e, in qualche modo, con una specificità tutta monzese. Ho iniziato a riflettere e scrivere sul tema all'inizio dell'autunno dello scorso anno consapevole di ciò che si andava prefigurando e non nascondo che in più di una occasione la rapida successione di avvenimenti, che in qualche modo confermavano le mie preoccupazioni, mi spinse alla pubblicazione sull'onda dell'emozione del momento; ma fu proprio questo continuo incalzare degli avvenimenti che mi convinse a intraprendere la strada, certamente più lunga ma che in fondo più mi si addice, dell'osservazione, della ricerca, della riflessione e solo infine del racconto che è quello che ora qui vi propongo. 

 

Qui l'articolo originale

 

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