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Dossier. Brianza che vieni, Brianza che vai. “La relazione fra gli esseri umani passa innanzitutto dalla possibilità di capire e di farsi capire. Non c’è ascolto senza la parola, non c’è conoscenza reciproca senza parola, non c’è incontro”. L'esperienza della CGIL di Monza

 

Che c’entra un bergamasco con Brianza che vieni, Brianza che vai? C’entra, eccome se c’entra. Il bergamasco è Bruno Ravasio, sindacalista di professione. Per sette anni ha guidato la Camera del Lavoro di Monza, come segretario generale. Della nostra provincia, sia sotto il profilo economico che quello sociale e politico, sa tutto. O quasi tutto. Meglio comunque di molti monzesi doc. Dopo l’esperienza in Brianza è andato in pensione, è ritornato a Bergamo ma non si è messo a riposo. Ha scritto, parlato, insegnato come si può essere un buon sindacalista e soprattutto ha dato una mano ai volontari della Cooperativa Ruah (termine ebraico che sta per soffio) che si occupa di immigrati e dei loro problemi. I leghisti locali ovviamente non l’hanno mai apprezzata, la dileggiano, se possibile la combattono ma gli emigrati no. Ravasio diventa ben presto un punto di riferimento, nel quale l’ex segretario della Camera del Lavoro di Monza e Brianza si muove tanto bene che uno dei suoi successori, pure lui bergamasco, Maurizio Laini, lo richiama a Monza. Una sorta di andirivieni nel segno appunto di Brianza che vai, Brianza che vieni.

È il 2011 e la nuova sede della Cgil di via Premuda è quotidianamente invasa da lavoratori stranieri, regolari e irregolari, con permesso di soggiorno e chi invece con nulla. Nei suoi corridoi e nelle salette di attesa è un coacervo di lingue, inutile tentare di capire. E molto difficile - per questa marea di utenti - è comprendere le indicazioni che vengono loro date. Funziona da catalizzatore l’associazione multietnica Diritti insieme, presieduta da Luciana Spagnoli, il volto amico per quel gran numero di stranieri in cerca di protezione e assistenza sindacale. Nasce in questo contesto l’idea del progetto di insegnamento della lingua italiana agli immigrati. E’ a questo punto che Maurizio Laini pensa al suo predecessore, e conterraneo, Bruno Ravasio. A lui affida il compito di aprire e dirigere la scuola “Diritto di parola”. Ravasio accetta, ritorna a Monza, incontra Roberto Savioni, ex bancario, esodato e i due, con l’entusiasmo dei neofiti, e tanta passione, lanciano il primo anno scolastico in via sperimentale. Dal settembre 2011 al giugno 2012. “Non so se insegnare la lingua italiana a cittadini e lavoratori migranti fa parte della missione di un sindacato – dice Laini, probabilmente rispondendo a qualche perplessità giuntagli alle orecchie – Francamente mi interessa poco: credo che mettere a disposizione di persone ,“trapiantate” e piene di necessità, in un paese diverso, molto diverso, un luogo di aggregazione, di scambio, di confronto, di crescita e di apprendimento sia una operazione giusta”. Il grande Giuseppe Di Vittorio, cresciuto fra i suoi cafoni, ne converrebbe senza dubbio alcuno.

Laini: credo che mettere a disposizione di persone “trapiantate” e piene di necessità un luogo di aggregazione, di scambio, di confronto, di crescita e di apprendimento sia una operazione giusta

A giugno 2012 si fa il punto. Ottimo successo. Una sessantina gli studenti: vengono dal Bangladesh, dal Togo, dalle Filippine, dall’Ucraina, da Cuba, dal Brasile,dalla Serbia, dal Senegal, dal Sudan e dal Mali. Il corpo insegnante è fatto di volontari, qualche ex ma anche giovani studenti. A tutti un libro di testo, una sorta di abbecedario, e poi blok-notes, matita e temperino. Le aule? Un ufficio, nemmeno troppo grande, con un tavolo lungo. E’ la Fiom a metterlo a disposizione.

Per il secondo anno le cose vengono organizzate meglio. Si parte a settembre 2012 e si finisce nel giugno 2013. A settembre 2013 è iniziato il terzo anno. Due i quadrimestri: settembre – gennaio e febbraio – giugno . Le classi sono state divise per livelli. In A1 i principianti assoluti e in A2 coloro che hanno una conoscenza minima atta al superamento del test di lingua italiana , come previsto dalla direttiva europea per la concessione del permesso di lungo periodo Cee.

I corsi, sia l’anno scorso che in quello attuale, si svolgono il martedì, mercoledì e giovedì con turni sia al mattino che al pomeriggio. C’è anche un corso serale dalle 19 alle 21 ogni mercoledì specificatamente indirizzato alla comprensione dei test necessari per ottenere la patente di guida. Degli ottantasette iscritti lo scorso anno scolastico (46 in A1 e 41 in A2), 10 hanno fatto gli esami di lingua italiana, 4 al Ctp (centro territoriale permanente) di Desio, 1 in quello di Magenta e 5 presso quello di Monza. Sei maschi e quattro femmine, tutti promossi, un’allieva ha anche ottenuto il massimo dei voti.

“Eravamo all’asilo notturno di via Raiberti – ha raccontato la bellissima Albatour, 21 anni, sposata e madre di una bambina, altrettanto bella – e lì abbiamo incontrato una signora, Anna, e poi un ragazzo, Walter, e con loro abbiamo cominciato a fare un po’ di italiano. Poi ci siamo iscritti a questa scuola che si chiama Cgil e abbiamo conosciuto i nostri maestri: Bruno, Roberto, Francesca e Davide”.

Questa frase l’abbiamo ripresa, pari pari, dal breve discorso fatto in occasione dei 120 anni della nascita della Camera del Lavoro e dalla nostra rivista riportato integralmente. Quell’intervento è stato un fatto veramente straordinario. Albatour quando è venuta in Italia parlava soltanto il suo dialetto del Mali, solo quello, nemmeno una parola di francese. Eppure in quel momento, nella sala Bruno Trentin della Camera del Lavoro, davanti a tanta gente, leggeva un testo che aveva lei stessa scritto. Con tanta fatica ma senza aiuto alcuno.

Pure gli spazi sono aumentati e aumentato è anche il numero di insegnanti e collaboratori. L’iniziativa funziona, alla grande

Ora la scuola si è dotata anche di una lavagna luminosa e di un computer. Pure gli spazi sono aumentati e aumentato è anche il numero di insegnanti e collaboratori. L’iniziativa funziona, alla grande.

“Della nostra scuola di italiano noi siamo orgogliosi “ dice Maurizio Laini. L’idea è vincente. L’Associazione Diritti Insieme ha in animo un altro progetto dal titolo “Le radici e le ali” rivolto al recupero dei figli di immigrati ma anche di italiani, che abbandonano la scuola anzitempo. Ma c’è anche dell’altro: l’associazione “ QDonna “di Lissone, ad esempio, ha deciso di promuovere corsi di lingua e cultura italiana per donne straniere, che nella città del mobile sono ben 1878 .

Il 18 settembre scorso la scuola “Diritto di parola” è stata visitata da Cecile Kyenge, studentessa in Congo, badante in Italia prima, poi medico oculista, ora ministro della Repubblica italiana. Bruno Ravasio nel suo indirizzo di saluto ha giustamente spiegato perché è stato scelto il termine diritto, osservando che “la relazione fra gli esseri umani passa innanzitutto dalla possibilità di capire e di farsi capire. Non c’è ascolto senza la parola, non c’è conoscenza reciproca senza parola, non c’è incontro”. E invece l’incontro è importante e necessario. Non solo per chi riceve ma anche per chi dà.

 


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