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200906-elezioni-scheda

La nuova provincia alle urne.  Dieci candidati, molta impreparazione.
I perché di una campagna elettorale sottotono.


La speranza è  andare al ballottaggio. Se Gigi Ponti riuscirà a strappare ad Allevi le preferenze necessarie ad andare al secondo turno, potrebbe farcela a spuntarla contro Dario Allevi. In caso contrario, sarà  molto difficile per lui. Se il candidato del centrodestra non riuscisse a vincere subito, entrerebbero infatti in gioco fattori importanti per l'esito del voto, primo fra tutti l'effetto referendum, con la Lega che consiglia di non andare al seggio.

Il vantaggio per Ponti in questo caso non sarebbe indifferente. Aggiungi il caldo.  A quel punto, le candidature di Ascrizzi (Rifondazione Comunista e Verdi) e Pisani ( Udc), che hanno deciso di correre da soli, potrebbero rivelarsi decisive e  la strategia,  neanche troppo velata, di puntare ad essere ago della bilancia pagare qualcosa. Non è detto che non ci siano sorprese. Le elezioni amministrative sono particolari. Anche la politica nazionale, con Udc e Rifondazione fuori dalle coalizioni che le hanno "cresciute", dal canto suo aiuta poco a trovare la bussola. Ponti viene dalla DC, e se sapesse toccare certe corde potrebbe trovare alleati inaspettati.

Certamente, una campagna elettorale così sottotono se la aspettavano in pochi. E chi credeva che il meglio sarebbe arrivato alla fine, rischia di trovarsi deluso. Berlusconi sembra avere altro a cui pensare;  di Franceschini, neanche l'ombra. Segno che al di là delle belle parole Monza non è certo tra le priorità ai piani alti di Roma, ma resta, ad ora,  una promessa in attesa di conferme.

Ciò che aleggia  e nessuno poteva prevedere era questo senso di normalità. Finalmente la Provincia. Ma la notizia proprio non c'è. Dieci candidati  a  presidente, e la macchina elettorale è  in riserva. Come mai? Ce n'è per tutti i gusti, ma ciò che salta all'occhio è l'impreparazione media dei candidati.

E poi. Quanto conta l'immagine in queste elezioni? Tanto, supponiamo. Ma  nel 2007, "Monza Città tradita" cominciò a circolare come slogan sin da febbraio. Una campagna di comunicazione orchestrata ad arte e distesa su quattro mesi cambiò il volto della città rimanendo impressa nella memoria. Nulla di simile accade oggi. Se il Pdl avesse voluto mettere mani al portafoglio, avrebbe potuto: troppa sproporzione di mezzi tra la portaerei berlusconiana e la povera sinistra. Perché non l'ha fatto? C'entra la crisi, senz'altro. Sprecare  soldi non attira certo consensi di questi tempi. Ma la motivazione è un'altra. Monza politicamente ( e non solo)  parla il linguaggio del Pdl. Esporsi per primi non era saggio né prudente. Il carattere  spaccone di Allevi da questo punto di  vista bastava e avanzava. Se  fosse stato necessario, non dubitiamo, in casa azzurra sarebbero corsi ai ripari. Ma a quanto pare  così non è stato.

C'è inoltre  un altro fattore in gioco: l'affluenza alle urne. Non sappiamo quanti voti  possano spostare  comizi e bagni di  folla. Non sappiamo, non possiamo sapere quanti andranno a votare. Ma una cosa appare sicura: la gente è stufa di essere chiamata al seggio, e potrebbe punire questo atteggiamento. Si tratta di una incognita dai risvolti non del tutto prevedibili.

Fin qui le parole. Fra poco più di una settimana saranno i numeri a dire la loro. E a indicare chi governerà per i prossimi cinque anni la neonata Provincia di Monza e Brianza. Su quelli e solo su quelli si potrà ragionare.  Salteranno delle teste, qualcuno salirà, qualcun altro scenderà, come dopo ogni elezione. C'è da augurarsi che chiunque sia eletto riesca a trarre il meglio da un ente da sempre  molto discusso,  sfruttandone le potenzialità di coordinamento per una migliore salvaguardia del territorio e una migliore tutela sociale, essenziale nei momenti di crisi come quello che stiamo attraversando. Insomma, dandogli una marcia in più nella migliore tradizione brianzola.  Come si dice in questi casi,  che vinca il migliore.