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 La corruzione  non è un male qualsiasi, è il male. Ci costa non meno di 60 miliardi di euro all’anno. E i casi che coinvolgono la sanità lombarda e briantea ne sono solo la conferma

 

Vignette di Fulvio Fontana

Sabato 30 gennaio, alla tradizionale inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, alla presenza del Guardasigilli Andrea Orlando e del vicepresidente del Csm (l’organo di autogoverno dei giudici che è presieduto, come è noto, dal Capo dello Stato), lancia un allarme: le mafie e la corruzione dilagano e noi non riusciamo a fare i processi. Gli organici sono insufficienti: il procuratore generale della Corte dei Conti, Martino Colella, riferisce di 206 magistrati in meno e di una quarantina che stanno per andare in pensione. Aumentano le ruberie, diminuiscono le toghe. Il buco è grande. Bisognerebbe almeno modificare i termini della prescrizione dei reati: nel 2014 ben 132.296 procedimenti sono andati in fumo, 81.879  ancor prima dell’inizio del dibattimento. Grazie soprattutto alla ex Cirielli, una legge considerata un madornale errore dalla stessa Corte costituzionale.

A Napoli i cancellieri  danno le spalle al rappresentante del governo mentre parla. Una clamorosa protesta di cui è rimasto vittima il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, napoletano, ex “rifondarolo” che con  stupefacente nonchalance ha cambiato più volte casacca e corrente . La foto è agghiacciante.

Alcuni giorni prima Trasparency International aveva reso nota la  annuale graduatoria mondiale in tema di corruzione: siamo al 61mo posto, l’anno scorso eravamo 69vesimi. Siamo migliorati? Diciamo di si, se vogliamo consolarci, in realtà non c’è da rallegrarsi, da noi la corruzione resta un grosso problema, anzi il problema. In Europa peggio di noi  c‘è solo la Bulgaria. E’ una posizione di classifica insopportabile. Il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, commenta con queste parole: ”C’è troppa corruzione, così l’Italia non è credibile“.

“Ma noi - dicono dalle parti del governo - abbiamo varato una commissione. E alla testa ci abbiamo messo un ottimo magistrato,  Raffaele Cantone, uno che se ne intende”. Ed è vero. Ha scritto persino  “Il male italiano”, un libro-intervista edito da Rizzoli, frutto di una collaborazione con il giornalista  Gianluca Di Feo. Ma se a Raffaele Cantone non aggiungiamo dell’altro, finisce  che la sua nomina assume l’aspetto di una furbata escogitata tanto “per salvarsi l’anima”. E infatti è di questi giorni un suo sfogo: “Mi hanno messo a disposizione pochi fondi, così non posso proprio lavorare”.

 

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Morale: o la corruzione viene messa in cima all’agenda delle cose da fare, come questione chiave, oppure lo stesso rilancio della nostra economia resterà sulla carta. Chi volete che venga ad investire in Italia  se non riusciamo a dare dei segni tangibili di  lotta al malaffare, alle varie mafie e alla farraginosa macchina burocratica che paralizza anche le più nobili intenzioni? Ho detto segni perché sono ben consapevole che il problema è un macigno, contro il quale giochi di prestigio e  vuote affabulazioni sono destinate ad infrangersi.

La corruzione  non è un male qualsiasi, è il male. Ci costa non meno di 60 miliardi di euro all’anno. E si porta appresso una evasione fiscale, anche questa da record. Il danno che provoca non è solo economico, rappresenta un vulnus nel nostro tessuto sociale e nel nostro prestigio internazionale. L’Italia purtroppo è infetta, spesso anche nelle coscienze. Lo testimoniano le cronache di questi giorni, legate soprattutto alla Regione Lombardia che avrebbe dovuto essere un faro per l’intero paese. Almeno così andava cianciando il tutt’altro che “celeste” Roberto Formigoni.  

Esageriamo? E allora ecco qualche esempio.  Mario Mantovani, ex vice presidente della Giunta regionale, oltre che ex senatore ed ex sottosegretario del governo Berlusconi, coordinatore del Pdl in Lombardia, dopo essere finito in carcere, e non per nobili motivi,  ora andrà a processo. Finalmente. Gli faranno compagnia altri 14, tutt’altro che sfortunati protagonisti.

Anche Antonio Rognoni, ex direttore di Infrastrutture Lombarde Spa (lo abbiamo conosciuto in occasione dei lavori di ristrutturazione del San Gerardo) è finito nuovamente nel mirino dei pm che ipotizzano la concessione di un appalto, in cambio di... arredi per la casa (di proprietà ovviamente della moglie), valore 150 mila euro. Il personaggio aveva già subito due arresti.

Gli uomini di Forza Italia fanno la parte del leone. Ma neppure la Lega Nord scherza. Proprio all’inizio del mesi di febbraio si viene a sapere che il vice di Matteo Salvini, l’assessore genovese Edoardo Rizzi, assieme al presidente del Consiglio regionale della Liguria Francesco Bruzzone, pure lui leghista, ed ad altri consiglieri regionali secondo gli inquirenti si abbuffavano di ostriche con i fondi regionali dei gruppi.  Il presidente Giovanni Toti invece di preoccuparsi di questo gran “magna magna“ ha preferito fare il garantista e avvertire che esistono tre gradi di giudizio. È vero. Si può sempre sperare nella prescrizione. Infatti Matteo Salvini difende il suo vice affermando: “La magistratura è una schifezza”. Ha parafrasato il Cavaliere dei tempi d’oro. Intanto la sua Lega è diventata ladrona, come appunto lui definiva Roma. E lo scriveva anche sulla maglietta. “Salvini è un pericolo per la democrazia” hanno dichiarato insieme Corte di Cassazione e Csm.

Due giorni dopo è la volta di Pavia, dove l’ex direttore finanziario dell’Asm Pietro Antoniazzi, dal carcere operava come se fosse nel suo ufficio.  Durante una visita  consegna al cognato bosniaco Sasa Rauning un pizzino con il quale dà istruzioni per spostare 25 milioni di euro (non un bruscolino!) su diversi conti esteri. “Mi raccomando nascondilo bene”. E il cognato se li infila negli slip. Ma viene scoperto.  Anche qui azzurri e leghisti sono presenti in gran numero.

Sempre nei giorni scorsi si ha notizia della truffa del codice bianco: a Varese un cittadino su tre non paga il ticket in ospedale. La Gdf calcola che alle casse pubbliche siano state sottratti tre milioni di euro nel giro di un anno. L’area dei furbi è larga, comprende anche i piccoli, i cui scrupoli si annullano di fronte alle ruberie dei grandi.

 

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E arriviamo a dentopoli. Monza e la Brianza ne sono al centro. Monzese è la regista della operazione, Maria Antonia Paola Canegrati, spregiudicata imprenditrice a capo della Odontoquality di Arcore, residente nella nostra città, definita immediatamente dai giornali la regina delle dentiere o anche lady sorriso. Lei, in alcune telefonate intercettate  dagli inquirenti, ha preferito definirsi Mandrake. Il suo collaboratore principale è Pietrogino Pezzano, nome noto avendo diretto per anni l’Asl di Monza. Invece Giuseppe Spata, già direttore degli Ospedali di Desio e Monza,  sarebbe stato poco collaborativo “e mi ha fatto girare i coglioni”. Eppure “gli ho mantenuto per diverso tempo tre figli”.  Rubavano - secondo gli inquirenti - sulle dentiere e all’Ospedale dei bambini, il noto Buzzi di Milano, mandavano roba scadente. Di Monza è  la procura, nella quale opera il pm  Manuela Massenz, che ha scoperchiato lo scandalo e firmato l’arresto di una ventina di persone, fra cui il consigliere regionale Fabio Rizzi, un pezzo da novanta della Lega Nord, e il suo portaborse Mario Longo. Rizzi è il braccio destro del presidente Roberto Maroni, guidava la commissione sanità della Regione. In casa gli hanno trovato alcune decine di migliaia di euro e franchi svizzeri, persino nel congelatore li aveva nascosti. E alla “fatina dei denti” che gli chiedeva dove avesse messo i pezzettoni, rispondeva sicuro: “In mansarda”. E monzese è anche il carcere. In via San Quirico hanno trovato ospitalità alcuni protagonisti di questa banda del malaffare. Che vantava anche un contabile, di soldi e di segreti, tal Stefano Lorusso, arrestato a Miami negli Usa da dove sarà quanto prima estradato.

Monza caput Lombardia. In negativo si intende. E Lega Nord a pezzi. Per Salvini e Maroni sarà molto difficile rimetterli insieme. L’Umberto intanto se la ride.

Ma non è su  queste miserie che vogliamo continuare. Ci interessa di più allargare il discorso. E affrontare il tema della corruzione in Italia, tema certamente non nuovo ma comunque sottovalutato da chi, anche a sinistra,  potrebbe invece fare qualcosa. Quel che preoccupa è la mancanza di indignazione. Soprattutto da parte della politica, quella che dovrebbe essere del fare e che invece spesso si riduce solo al dire.

Il fenomeno non è   ineluttabile. E nemmeno a lungo sopportabile. Tanto più che la corruzione non è l’unico male che ci consuma, ci sono - come abbiamo già detto - anche la mafia, la camorra, la ndrangheta. E tutte con fatturati di centinaia di miliardi di euro,  soldi sottratti al bene comune. In più abbiamo un apparato burocratico farraginoso, ripetitivo, “mostruoso” l’ha definito il Tar regionale. E il malaffare con questa burocrazia realizza matrimoni aberranti. Non è certamente un caso che la Lombardia, ad esempio, si stia ndranghetizzando. Poi c’è l’aspetto morale, tutt’altro che secondario, ma ormai  passato in sottordine. Al punto che moralista è diventato una specie di insulto da parte di chi vuole apparire disincantato, sciolto, concreto, realista.

 C’è una cultura della legalità che va affermata e diffusa, a Roma e nel paese intero, a tutti i livelli. Da quelli più alti a quelli più bassi. Da fare in questa direzione ce n’è per tutti, a destra, al centro e anche a sinistra. Anche in Vaticano. 

Ma allora tangentopoli non è servita a niente? È servita, è servita. Eccome se è servita. “E’ stata – lo scrive Raffaele Cantone - la più grande azione di moralizzazione per via repressiva, attraverso inchieste, arresti e processi, ma dopo l’intervento dei magistrati non si è fatto assolutamente nulla”.  Anzi, è accaduto che molti nostri leader invece di ringraziare quella magistratura, l’hanno accusata di  avere ecceduto con intenti politici. 

Chiediamoci: quand’è che i partiti di destra, di centro e di sinistra, movimento di Cinque Stelle compreso,  si metteranno a studiare seriamente certi fenomeni e concludere che il paese ha  una grande bisogno di onestà, competenza, passione, disinteresse, dedizione, spirito di sacrificio.  Soprattutto in coloro che  governano. A Roma e in ogni angolo del paese.

Matteo Renzi dopo la fiducia ottenuta sul provvedimento sulle unioni civili ha commentato “Ha vinto l’amore”. Noi siamo in trepidante attesa di un  “Ha vinto la legalità”. Ci accontenteremmo anche di un “finalmente un po’ di legalità e di giustizia”.

 

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