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Il Gran Premio di Alberto, ai tempi delle tribunette abusive nell'autodromo di Monza

 

 

Sono nato a Villasanta negli anni'50. Abitare qui, vicino all'Autodromo di Monza, facilita l'interesse per il modo delle corse. Negli anni '70, ogni volta che provava la Ferrari, in moltissimi andavamo a vedere sfrecciare le macchine rosse di Ickx, di Regazzoni e di Giunti. Allora la Ferrari non vinceva da tempo il campionato del mondo. Eppure era il team più amato dai noi tifosi. Nelle gare marche e di durata, invece vinceva molto spesso. Addirittura a volte monopolizzava le prime posizioni, con anche le macchine non ufficiali dei team privati.

 

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Autodromo di Monza nel 1970

 

Vedere le prove private era molto facile. Bastava intrufolarsi da uno dei moltissimi squarci della recinzione. Si poteva passare agevolmente anche con le bici, per poi girare senza problemi per tutto l'Autodromo. Uno dei punti preferiti era posizionarsi sopra i box. Allora la tribuna era molto ridotta, composta da sole tre gradinate in cemento armato. Era alta meno di 10 metri. Da li sopra si poteva vedere e addirittura conversare con i piloti e i meccanici. Ricordo una volta un divertente dialogo con Ronnie Peterson, il pilota svedese morto in conseguenza di un incidente causato alla partenza del Gran Premio del 1978, avvenuto a non molta distanza dal punto in cui ero. Era una persona molto simpatica. Riusciva a parlare un pochino anche in italiano. Un altro pilota molto affabile era Gilles Villeneuve. Lo vidi più volte da sopra i box e fui per anni un suo fan.

 

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 Gilles Villeneuve

 

Verso la metà degli anni'70 feci parte di uno dei tanti gruppi di giovani che allestivano le tribunette abusive nei bordi della pista. Era bellissimo. Con amici e parenti ci attrezzavamo di tubi innocenti e assi da ponteggio. Trasportavamo nottetempo i materiali, attraversando da varchi ritagliati nella recinzione nella zona del Golf, vicino ai Mulini di San Giorgio. Il nostro posto abituale era all'esterno della curva Ascari. Qui montavamo la tribunetta tra gli alberi e assistevamo alle prove. Subito dopo la smontavamo e la nascondavamo sotto le querce vicine, per poi rimontarla il giorno dopo. Durante la notte del sabato restavamo a dormire vicino al ponteggio, per sorvegliarlo e anche per tenere occupato lo spazio dove rimontarlo. In quegli anni la Ferrari divennne competitiva. Vinse con Niki Lauda due campionati mondiali e numerosi Gran Premi. Così si moltiplicò la quantità delle tribunette abusive. Nel 1975 ne furono installate una caterba! Allora c'erano poche tribune ufficiali e gran parte del pubblico assisteva in piedi sul prato ai lati della pista. Passavamo tre giorni molto intensi, confortati in tende canadesi e sacchi a pelo per trascorre le notti. Il cibo lo portavamo da casa. La notte del sabato era la più vissuta: in piena notte c'era tantissima gente attiva o a far baldoria come fosse giorno. Ci si divertiva, si conosceva tante persone, si cantava, si beveva, c'erano i giochi d'azzardo, non ci mancava niente. C'era persino chi il giorno dopo dormiva per recuperare la notte insonne, senza vedere nulla del Gran Premio.

 

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 Catramazione

 

Durante la gara, nelle tribunette, composte con varie fattezze, si aggregavano altre persone. Ci si stipava alla meglio espondendo bandiere e striscioni. C'era un gran tifo. In questo periodo cominciarono le invasioni di massa della pista: il fenomeno della fiumana euforica che s'incanala nel tracciato della pista fino alla zona del podio,  forse non solo per festeggiare i campioni, ma anche per il fatto che gli stretti sottopassi rimanevano ingolfati per ore.  Così si andava in massa a vedere la premiazione dei piloti Ferrari. Storicamente a Monza la Ferrari se non vince si piazza quasi sempre nei primi posti. Negli anni '80 cominciammo a frequentare meno. Soprattutto perché iniziò una guerra contro le tribunette condotta dalla società dell'Autodromo. A metà degli anni '80, oltre all'esercito, fu utilizzato un servizio d'ordine di guardie private,  con l'ausilio di cani pastori tedeschi fatto venire dalla Francia. Lungo la recinzione fu disposto un sorvegliante ogni cinque metri. Queste misure dissuasero notevolmente il fenomeno delle tribunette fino a farlo dissolvere del tutto nei primi anni '90. L'Autodromo si trasformò rapidamente sul modello stadio di calcio. Furono installate nuove grandi tribune e costruite file di tre gradoni in cemento lungo i lati del circuito.  Da allora vado raramente a vedere il Gran Premio. Preferisco rimanere a casa e guardarlo alla Tv, pur essendo distante poche centinaia di metri dal circuito. A dire il vero dalla pista si capiva ben poco della gara. Non c'erano come ora i maxi schermi a rendere facilmente decifrabili gli avvenimenti. Nelle tribunette, più della fruizione della gara in se, era piacevole godere l'insieme dell'evento: i giorni, le notti, il piacere di stare in compagnia con gli amici, il concoscere nuove persone, era una grande sagra. 

 

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 Le tribunette attuali nel rettilinio che precede la curva Ascari

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese e dell' Associazione Culturale Vorrei. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

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