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 Il dibattito fra Mario Morcone, Micaela Campana, Pietro Massarotto e Roberto Scanagatti sull'accoglienza e l'integrazione

 

Foto di Antonio Cornacchia

 

Introdotta dalla musica di un gruppo di ragazzi richiedenti asilo di Brugherio, si è svolta il 30 aprile la prima serata della seconda tornata di iniziative per “Gente che viene, gente che va”, voluta dalla Casa delle Culture del Comune di Monza, da Novaluna e da Rete Bonvena. Al dibattito in programma  hanno partecipato esponenti della politica locale e nazionale per parlare non solo di immigrazione ma anche di integrazione.

Per presentare il tema, collocandolo nel suo sviluppo temporale e nell’ ambito del nostro territorio, Sergio Civati, dell’associazione Novaluna, ha utilizzato tre parole chiave e tre immagini di eventi monzesi: “L’immagine dei migranti trasmessa dai media cambia nel tempo, a partire dal linguaggio usato per rappresentarli: negli anni ottanta/novanta, il migrante era il vucumprà, nel 2000 migrante equivaleva a clandestino, oggi migrante è sinonimo di profugo. Al di là delle definizioni, tre ricordi monzesi si legano alla presenza dei migranti fra noi: negli anni 90, un campo internazionale di studio/lavoro tenuto a Monza per lavorare insieme a dei ragazzi provenienti dal Nord Africa sul tema delle migrazioni.  Nel 2010, i 500 migranti che hanno invaso pacificamente Monza facendo emergere la loro presenza, non ancora percepita a pieno. Infine, oggi, questa iniziativa di confronto e approfondimento.”

 

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L’apertura del dibattito spetta a Mario Morcone del Ministero dell’Interno, Capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.

“La Regione Lombardia si fa carico del 13% delle persone che sbarcano nel nostro paese. L’Europa non riesce a costruire una “casa comune” e finisce per diventare il soggetto passivo dell’iniziativa di altri paesi. All’interno del panorama europeo l’Italia, da sempre, fa la parte maggiore: infatti, nel 2014 sono state accolte 120.000 persone, numero raddoppiato rispetto agli anni precedenti a causa dell’attuale situazione africana.

Per combattere questa situazione di crisi internazionale il Governo sta lavorando molto, ad iniziare dalla realizzazione di  una struttura che si occupa esclusivamente di migrazione, prima inesistente. E ancora, i presidenti delle Regioni hanno convenuto con lo Stato che l’accoglienza debba essere distribuita equamente tra i diversi territori.

Questo ha, naturalmente, suscitato lamentele sulla possibile intrusione dello Stato nella autonomia territoriale delle diverse Regioni; in questo senso è maturata l’idea che nel brevissimo termine l’accoglienza diffusa possa interessare tutti i comuni e non solo i grandi centri, portando ad una partecipazione condivisa e proporzionale.

“I sindaci sono i protagonisti: più di tutti hanno la capacità di rappresentare i cittadini e sanno dove e quanto il territorio può accogliere”

Esistono tante realtà: fra queste, alcune dove sindaci intelligenti hanno saputo costruire una rete di accoglienza ottimale in cui il rifugiato fa la ricchezza, collabora e con lui  viene instaurato un rapporto che non si limita al soccorso prestato per solidarietà.

Tre sono i temi che Morcone intende sottolineare a partire da una domanda: “Dove finisce il rifugiato e dove inizia il migrante economico?”

Il confine tra le due definizioni è sempre più sottile. Per il governo non dovrebbe essere accettabile una divisione tra “Stati sicuri” e “Stati non sicuri”: è inaccettabile che un siriano possa essere titolare di protezione internazionale mentre un senegalese no. Per l’assegnazione della titolarità di richiedente asilo bisognerebbe, invece, guardare alle storie delle singole persone.

Inoltre, è necessaria, ora più che mai, una riforma del diritto d’asilo: questa è già pronta  e non andrà nella direzione restrittiva di quella tedesca.

Terzo grande tema affrontato è quello dei minori non accompagnati, questione diventata imponente negli ultimi anni. Nel nostro territorio sono presenti più di 13.000 persone tra i 16 e 18 anni unitamente a qualche bambino, la cui provenienza è specialmente africana, albanese o egiziana.

“Stiamo partendo con un’importante iniziativa: la migration compact con la quale, per la prima volta, il nostro paese metterà sul tavolo le iniziative da intraprendere nei confronti dei paesi africani, non giocando più in difensiva.”

 

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Dopo l’iniziale fotografia di Morcone si passa al tema delle politiche e dei servizi, introdotto dal Sindaco di Monza, Roberto Scanagatti.

“I sindaci si sentono soli in quella che non è più da considerarsi un’emergenza: siamo davanti ad un fenomeno strutturale con il quale bisogna fare i conti”.

A Monza abbiamo deciso di garantire quel livello minimo di dignità che altrove non esiste. Oggi è, però, necessario capire quali sono i provvedimenti da mettere in campo, soprattutto per quanto riguarda i minori non accompagnati. In questo territorio abbiamo 10 minori all’interno di strutture del Servizio Centrale di Protezione per richiedenti asilo (SPRAR) e 20 al di fuori, oltre alle circa 300 persone ospiti delle varie strutture, e riusciamo a gestire bene la situazione; in una realtà di 15.000 abitanti, però, interventi di questo genere rischiano, però, di mettere in discussione i bilanci comunali.

ANCI Lombardia ha predisposto delle linee di indirizzo per le Regioni e per il Governo in modo da diffondere sul territorio queste presenze che altrimenti risultano concentrate solo in alcuni luoghi.

Tema importante è quello delle politiche di integrazione e, in questo senso, la Brianza è un territorio particolarmente felice, vista anche la disponibilità delle strutture ecclesiastiche e di volontariato attive sul territorio. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è divenire catalizzatore tra i diversi soggetti in un contesto che sia in grado di valorizzare le competenze di ciascuno e individui le problematiche. La casa delle culture, come esempio su tutti, è la casa della città e un patrimonio diffuso su tutto il territorio in cui tutti si sentono parte dei processi di integrazione. Naturalmente, queste iniziative vanno avanti perché al loro fianco ci sono cittadini disposti a condividere la vita di tutti i giorni con questi soggetti.

“Sono stato a Bruxelles e ho percepito una rottura tra le diverse comunità. È necessario invece rinsaldare i rapporti tra le comunità, risulta essenziale per poter garantire a tutti di  vivere i rapporti nella nostra società tranquillamente. Questa iniziativa voluta da Novaluna è un momento molto significativo in cui, però, non si nascondono i problemi, perché non tutto va bene,  ci sono situazioni che vanno affrontate ”.

 

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“In questi anni, il tema della migrazioni dei popoli è sempre stato legato alla prima accoglienza,”  intavola Micaela Campana, deputata parlamentare, “fare un convegno sulle prospettive future è il riassunto della sfida che l’Italia sta raccogliendo”.

La deputata inizia il suo intervento con una riflessione che parte dal ruolo del nostro paese all’interno del G7, della Nato e dell’Onu. Se il continente africano è esploso, sia dal punto di vista dei popoli, sia da quello demografico, la responsabilità è anche nostra. La grande sfida è convincersi che la migrazione, come si accennava precedentemente, diventerà un fenomeno strutturale. L’aumento demografico farà sì che il popolo africano arrivi migrando con ancora più pressione e, in quel caso, sarà necessario adeguare ulteriormente le nostre politiche.

I paesi dell’Est stanno alzando dei muri, trattando le morti africane diversamente dalle morti ucraine e se ascoltassimo un ambasciatore francese o spagnolo noteremmo che quest’ultimo non avrà idee tanto differenti da quelle dei paesi dell’Est. È necessario creare un accesso diretto ai paesi europei e, in questo senso, prevedere corridoi umanitari legalizzati. Dobbiamo ricollocare in modo adeguato non solo chi arriva in Europa ma anche chi si trova al confine della Turchia (che ospita il numero di migranti più alto in tutto il mondo).L’Italia si trova al settimo posto in Europa per investimenti verso la cooperazione internazionale e Paesi terzi. Il lavoro che sta facendo Morcone “in solitaria” in Europa è da apprezzare, l’Italia è stata l’ultima ambasciata a chiudere in Libia. “Inizialmente - dice l’onorevole Campana - credevo che il modello francese di accoglienza e gestione delle migrazioni fosse il migliore ma effettivamente non è così, tanto è vero che il più alto numero di  foreign fighter proviene  proprio dalla Francia.”

Cosa può fare il Governo?

“Presto avremo la legge sullo Ius Soli e di questo sono molto contenta. Abbiamo focalizzato il testo sui minori, sui ragazzi già integrati nei nostri territori ma che non sono ancora considerati cittadini”.

L’Italia è uno dei pochi paesi che ancora non ha adottato un testo unico sull’immigrazione: in Svezia, per esempio, l’immigrato è altamente qualificato, i siriani spesso sono laureati e vengono immediatamente ricollocati nel sistema sociale del paese producendo ricchezza sia direttamente che indirettamente. E ancora, integrazione dovrebbe essere sinonimo di voto alle amministrative anche degli immigrati e maggiore concessione dei permessi di lavoro. In questo senso, è da segnalare che molte regioni italiane stanno già applicando ottimi percorsi di accesso al lavoro (per esempio l’Umbria).

Nel nostro paese sono 5 milioni i residenti stranieri che contribuiscono con le tasse e ricevono dallo Stato molto meno di quello che danno; le imprese degli stranieri sono quelle che resistono, mentre il 50% delle aziende italiane chiudono.

“I sindaci sono gli eroi civici dei territori, si trovano in situazioni difficili soprattutto perché sono pochi i comuni che fanno accoglienza: 500 su 8.000. Si potrebbero dare incentivi ai comuni che fanno accoglienza”.

Coordinare gli interventi appare però indispensabile: Veneto e Lombardia sono le due regioni che hanno i fondi più alti e si sarebbero dovute occupare di un’accoglienza maggiore rispetto agli Stati del Sud Italia. La sfida sul tema immigrazione resta l’integrazione complessiva di questi popoli che, sicuramente, tra pochi anni, contribuiranno a pieno per il sostegno del welfare del nostro paese.

 

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Pietro Massarotto, Presidente dell’associazione Naga, sottolinea l’inadeguatezza e l’irrazionalità dell’atteggiamento con cui l’Europa reagisce all’attuale ondata migratoria:

“Oggi l’immigrazione viene percepita come un pericolo”.

Questo atteggiamento è figlio di una campagna di odio che c’è da tanti anni e che tende a criminalizzare l’immigrato, indipendentemente da quello che fa e da come si comporta sul territorio. A monte, abbiamo un problema di inclusione sociale: in Italia non si entra regolarmente poiché non ci sono meccanismi di regolarità. I soggetti che vogliono entrare nel territorio diventano forzatamente irregolari.

Oggi i migranti che scappano dalle guerre provengono dal Medio Oriente ma i focolai di crisi e  i motivi per scappare ci sono sempre stati. Le persone che lasciano il proprio paese costrette dalla disperazione non si fermano davanti alle normative, alle frontiere o all’irregolarità, e non saranno i muri che oggi vengono costruiti  a fermare i flussi migratori o a modificare la situazione attuale. La vera differenza, invece, si potrebbe fare consentendo l’ingresso regolare di questi soggetti, creando quindi dei corridoi umanitari legalizzati.

L’Italia, inoltre, è il paese con il tasso di natalità più basso in Europa, la  popolazione autoctona invecchia di anno in anno: tra un po’ di anni per ogni soggetto che lavora ci sarà a suo carico un soggetto passivo che non lavora. Questo dovrebbe indurre a considerare vantaggioso l’apporto della popolazione migrante: già oggi l’apporto in termini di imposte e contributi da parte dell’immigrazione regolare sul territorio copre la spesa dello Stato italiano con riferimento all’immigrazione, sia regolare che irregolare. Questo  significa in definitiva che l’immigrazione si paga da sé, sia per la regolarità che per l’irregolarità.

Prosegue Massarotto “Si parla molto in maniera standardizzata, di “noi - loro”… Ma noi chi? E loro chi? il “loro” esiste solo in quanto  non è noi, ammesso che esista un “noi”…”

“Loro” è sinonimo di straniero, ma all’interno della galassia degli immigrati c’è di tutto: Africa, Medio Oriente, Est Europa e anche gruppi di etnia Rom che sono però italiani di nascita e cittadinanza. Sembra scontato, ma è diverso parlare con soggetti provenienti da luoghi diversi, gli atteggiamenti devono essere diversi in base al popolo a cui appartiene la persona che si ha davanti, non uniformarsi al semplice dato che  non appartiene al “noi”.

In parallelo, l’Italia deve far fronte a una crisi economica molto pesante che ha fatto rinascere un fenomeno che si pensava superato: la migrazione degli italiani. Nel 2014 il saldo tra uscite e entrate è stato di poco negativo, ciò significa che sono, anche se di poco, più numerosi gli italiani che se ne sono andati, la così detta “fuga di cervelli”, rispetto ai migranti che sono arrivati.

L’intervento si conclude con delle proposte che il Presidente vuole portare all’attenzione dei presenti: in primis rivedere la norma sull’accesso nel territorio italiano, che dovrebbe essere impostata al contrario: si arriva sul territorio per trovare lavoro, non secondo la logica (irrealistica) del “non arrivi se non hai un lavoro”.

La seconda proposta è forse più modesta: per superare l’atteggiamento difensivo, di difficoltà, che si percepisce continuamente, tutta la burocrazia relativa all’immigrazione (permessi di soggiorni, ricongiungimento), invece di essere gestita dai settori del Ministero, dovrebbe essere gestita dagli enti locali, in modo da creare un canale più diretto con il migrante e da poter gestire più da vicino le pratiche.

 

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La mattinata si conclude con alcuni interventi, tra i quali vanno citati quello di Annalisa Caron di CISL che parla di lavoro e immigrazione come binomio particolare e quello del Presidente dell’Associazione italiana Centro islamico che pone la questione del passaggio da immigrato a cittadino e del riconoscimento dei diritti, doveri e bisogni degli immigrati; quello di Cristina De Luca (consulente IPRS) che paragona l’accoglienza di 10 anni fa a quella attuale, sottolineando gli errori da non ripetere e facendo l’esempio degli SPRAR come buona prassi di accoglienza, e quello di Cherubina Bertola, Assessore alle politiche migratorie del comune di Monza, che ribadisce la necessità che gli enti locali si occupino di immigrazione, per incentivare un modello di integrazione diffusa in tutto il territorio. Sono infine le associazioni del territorio, attraverso i loro rappresentanti, a presentare nei loro brevi interventi finali i risultati del loro impegno.

Giornata, insomma, densa di argomentazioni e interventi, che apre ad ulteriori approfondimenti, segnalando la complessità di  un tema di così grande rilevanza. 

 

lab redazione mondo 300laboratorio di giornalismo dedicato all'intercultura e all'immigrazione sul territorio brianzolo tenuto da Daniele Biella, promosso da Africa 70, Arci Scuotivento, Comune di Monza e Vorrei con il sostegno di Fondazione Monza e Brianza.

Per contatti: eas@africa70.orgscuotivento.arcimonza@gmail.com info@vorrei.org

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