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Il Comitato Cederna "Un progetto voluto da tutti, approvato, finanziato e poi dimenticato tra le pieghe della burocrazia, come il complesso monumentale del Mirabellino, un quindicennio di totale abbandono"

 

Riceviamo e pubblichiamo

Conferenza stampa del Comitato Parco Antonio Cederna - Monza

 

COMITATO PER IL PARCO A. CEDERNA

 

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Il pratone di Agraria

 

Si è tenuta lunedì 19 presso la sede del Comitato, la conferenza stampa sul ventilato progetto di localizzare 6 grandi serre nel partone della Facoltà di agraria, nel Parco di Monza, zona posta nella parte sud-est del parco, lungo via Lecco e verso Villasanta.

Bianca Montrasio, dopo aver lanciato una petizione sul web contro l'insana iniziativa del Comune (www. parcomonza.org ), ha fatto la proposta che i fondi previsti per quel progetto (10 milioni di euro) vengano invece utilizzati per restaurare la Villa Mirabellino per farne un museo botanico. Da tempo quella Villa e relativi annessi aspettano un recupero edilizio e funzionale, non invasivo.

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La proposta del Comitato per il Parco (scarica il documento in formato .doc ).

 

Il Museo di Botanica di Villa Mirabellino nel Parco di Monza – Se non ora quando?

 

3---immagine-Mirabellino

Villa Mirabellino

 

Un progetto voluto da tutti, approvato e finanziato negli anni Novanta e poi dimenticato tra le pieghe della burocrazia, come il complesso monumentale del Mirabellino, che celebra il primo quindicennio di totale abbandono

Con queste note vogliamo riportare all'attenzione un progetto di valorizzazione culturale e ambientale di grande significato per tutto il territorio e in particolare per la città di Monza e il suo Parco di cui siamo debitori all’arch. Dario Porta, che l’ha pensato, studiato e proposto a più riprese nel corso degli anni Parliamo della realizzazione di un Museo di botanica a Villa Mirabellino, voluto da tutti, fin da quando, nel 1994 se ne incominciò a parlare e lasciato ingiustamente cadere.

L'Amministrazione di Monza non è l'unica a poter decidere, è tuttavia quella che deve esercitare con determinazione tutta la sua capacità di convinzione per riuscire a superare gli ostacoli e le impasse che hanno caratterizzato sin qui il percorso della realizzazione del museo.

Riteniamo che questo sia il progetto di valorizzazione del Parco da candidare per l’Expo 2015 e anche indipendentemente da questa scadenza: un progetto di restauro e di restituzione a nuova vita dell’esistente, senza aggiungere nuove strutture che, malgrado una diversa destinazione d’uso e una differente finalizzazione, avrebbero un pesante impatto sul complesso Parco e Villa Reale.

 

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Villa Mirabellino

 

L'idea del museo

La proprietà di Villa Mirabellino e del circostante giardino recintato – un'enclave di circa 4,5 ettari nel Parco dei Comuni di Milano e Monza – era ed è tuttora proprietà dello Stato Italiano. L’intero complesso demaniale è soggetto a vincolo monumentale e ambientale e sottoposto a tutela da parte delle Soprintendenza BBAA di Milano. Si tratta di una superficie coperta, divisa sui due piani del fabbricato, tradizionalmente impostato su una pianta a U, di circa 2000 metri quadrati. La residenza, progettata dall’architetto Giulio Galliori per volere del cardinale Angelo Maria Durini attorno al 1770, forma un elegante sistema paesaggistico con l’altra Villa storica dei Durini, Villa Mirabello, con gli edifici che si guardano, prospetticamente collegati dal viale dei carpini (per approfondimenti www.arengario.net Cartoline di Alfredo Viganò).

Villa Mirabellino versa in un vergognoso stato di abbandono, tanto più stridente se si considera il meritorio lavoro di restauro dell’intera area, con l’eliminazione dell’ippodromo, la ricostruzione del prato fra le due ville e i lavori di restauro che sono iniziati su Villa Mirabello, per i quali sono stati stanziati 5 milioni di euro per un recupero che avrà una destinazione d’uso culturale, perfettamente in sintonia e conseguente alla destinazione museale di Villa Mirabellino e dell’adiacente Cascina Milano.

Quest’ultima, costruita dal Comune di Milano a compendio delle attività di salute sociale, ha subito una storia parallela: negli anni Settanta è diventata sede della Fondazione P. Seveso, iniziata da un sodalizio di figure legate al movimento sindacale. Al termine degli anni Ottanta lo stabile ha assolto funzioni di archivio storico del movimento sindacale CISL e del lavoro in generale.Verso la fine degli anni Novanta, i locali sono stati lasciati liberi per le nuove finalità che si erano andate definendo. Nello specifico la realizzazione di un centro di documentazione e didattica legato alle attività museali. L'edificio non presenta particolari problemi di trasformazione interna, in quanto si tratta di ambienti d'impianto moderno e privi di valore artistico. L'esterno si presenta come un edificio dalle forme eclettiche, ispirate con qualche grevità al neogotico, qualcuno pensa come reminescenza delle serre cuspidate che si scorgono, nel luogo ove ora sorge l'edificio, in alcune stampe dell'Ottocento.

La Soprintendenza per prima, all'inizio degli anni Novanta, alla ricerca di una destinazione della Villa che ponesse fine al degrado sempre più marcato cui andava incontro e nello stesso tempo fosse coerente con la storia e il valore del monumento e dei luoghi, suggerì ai responsabili del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, l'opportunità di un recupero a fini museali del complesso monumentale. Una ipotesi che, come Comitato per il Parco, abbiamo sempre sostenuto, nella convinzione dell’importanza di recuperare una delle Ville storiche destinandola a una funzione didattica, oltre che museale, che avrebbe fra l’altro reso accessibili al pubblico alcune delle collezioni botaniche e la Siloteca Cormio, che da Monza, dal Parco e dalla Villa Reale erano state trasferite a Milano. Queste raccolte cosiddette dell'Arciduca Rainieri sono in grado di dare ancora oggi un valido contributo alla conoscenza della flora del nostro Parco. Il loro studio, può contribuire alla conoscenza dei cambiamenti e delle variazioni climatiche intercorse nell'arco di tempo che va dalla formazione del reperto e dalla sua raccolta, fino ai nostri giorni. Rivestono un grande valore testimoniale e museologico per le tante vicende legate al Parco e al territorio che sono in grado di raccontare.

Riportarle a Monza, nel contesto che in buona parte ne costituisce la fonte, in uno scenario e dentro un contenitore di assoluto valore, rappresenta un'operazione di grande valore culturale e dalla sicura ricaduta positiva in termini d'immagine. Inoltre, finalmente, si porterebbe a compimento una reale azione di valorizzazione del Parco di Monza in sintonia con il rispetto dei valori e dell'arte e della natura che gli sono propri.

 

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Villa Mirabellino

 

Inoltre il Museo del Mirabellino ha la fortuna di collocarsi al centro di un ambiente di straordinarie particolarità botaniche, ambientali, storiche e artistiche, che gli offre mille occasioni di allargare il suo raggio d'azione e d'interesse. Da museo tradizionalmente legato a un contenitore, sia pur bello e interessante, si passerebbe a un museo “contestuale”, in grado di svolgere un racconto non solo per reperti catalogati, ma anche attraverso la scoperta e la valorizzazione di elementi materiali e vicende e storie di un contesto più vasto e significativo com’è quello dell’intero complesso Parco e Villa Reale e del Parco della Valle del Lambro. Si considerino, ad es., le possibilità offerte da una sezione didattica e da una biblioteca che disponesse di supporti conoscitivi in grado di far “leggere” il territorio del parco, della regione, attraverso l'individuazione (sistemi G.I.S, G.P.S.) delle specie vegetali riconoscibili su mappe digitali personalizzate. Si pensi ad alcuni pezzi della Siloteca Cormio: portali del bacino di S. Marco, a Milano, legni fossili provenienti da ritrovamenti locali, legni “artistici”; in grado di raccontare storie di civiltà, di paesaggi in trasformazione e di padronanza dei materiali naturali andate perdute nel tempo. Il museo di storia naturale non è più solo il luogo di studiosi intenti esclusivamente al loro particolare lavoro; il museo prende posizione nella Società e può dire molto su diversi temi importanti della contemporaneità: biodiversità, organismi geneticamente modificati, utilizzo delle risorse naturali da parte dell'uomo, manifestazioni patologiche e parassitarie sulle specie vegetali del parco, spesso con riporti negativi sui frequentatori ( per esempio i recenti gravi attacchi da parte della processionaria della quercia), salvaguardia del sistema delle acque, in particolare del Lambro ecc. In un ambito più locale il museo può diventare un riferimento autorevole nelle scelte, spesso difficili, che si devono adottare per risolvere i problemi proposti dalla gestione del parco, in particolare nella salvaguardia del suo patrimonio vegetale. Si potrà anche sviluppare un discorso di reciproca collaborazione con il mondo imprenditoriale, specie quello che trova nel mondo vegetale la materia privilegiate delle sue lavorazioni. Il museo può proporsi quale riferimento per un'attività di auditing ambientale per le molte imprese del territorio locale che si occupano della trasformazione del legno, attività posta al centro dell'interesse documentario di alcune sezioni della Siloteca Cormio.

La legge regionale 31 luglio 1995 N.40

L'idea, che nel 1994 rimaneva ancora a livello d'intenzione, nel 1995 trova una sua prima formalizzazione all'interno della l.r. 31 luglio 1995 N.40” Programma triennale per la manutenzione e riqualificazione del Parco di Monza e disposizioni speciali per lo svolgimento del Gran Premio d'Italia”. E' dunque dentro un ambito di “risarcimento”, di “opere compensative” al Parco per i danni ambientali e le diminuzioni territoriali causati dai lavori di adeguamento dell'autodromo che vedono la luce numerosi progetti di riqualificazione del Parco. Tra questi 35 progetti, messi a punto definitivamente nel piano 1997-1998 per la Rinascita del Parco di Monza, come attuazione della l.r. 40, il progetto 18 prevede la “ristrutturazione della Villa Mirabellino per la nuova sede della sezione di botanica del Museo di Storia Naturale di Milano e della Civica Siloteca Cormio” e “ adeguamento della Cascina Milano per spazi di pertinenza del Museo e centro di documentazione ambientale”.

 

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Cascina Milano

 

Il finanziamento dell'opera era a carico del Comune di Milano per un importo di 4 miliardi di lire, del Comune di Monza per 400 milioni e della Soprintendenza per 500 milioni. Il Comune di Monza e la Soprintendenza hanno speso il loro stanziamento per il rifacimento del tetto, per indagini statiche, per il restauro del giardino, per il restauro della cancellata originale nella parte ancora rimasta in piedi. Il Comune di Milano, a cui spetta la ristrutturazione e il progetto degli spazi museali, non ha intrapreso nessuna azione per adempiere all’impegno che ha sottoscritto.

Da allora a oggi null’altro è stato fatto il che rischia di rendere vani gli interventi attuati per contrastare il degrado e porre le premesse per il recupero dell'immobile. Esistono criticità importanti che provocano la situazione di stallo che sta causando lo stato di abbandono in cui versano Villa Mirabellino e il progetto museale che la farebbe rinascere, e che sono, soprattutto, legate ai diversi attori: la Soprintendenza, il Demanio statale e i comuni di Monza e di Milano. Per quanto riguarda Demanio dello Stato e Soprintendenza il loro ruolo, nel bene e nel male, è stato e probabilmente potrà ancora essere determinante nell'avviare o nel bloccare l'iter della realizzazione del museo. Della Sovrintendenza s'è detto, essa è stata la prima a suggerire la strada di una riconversione museale della Villa Mirabellino, che, va sempre tenuto presente, senza una destinazione sicura è destinata alla rovina. L'Agenzia del Demanio, gestore del patrimonio statale ha invece assunto decisioni che, sebbene ineccepibili sul piano formale, hanno ostacolato lo sviluppo del progetto. Come in precedenza ricordato, il complesso del Mirabellino, Villa e Giardini, appartiene allo Stato Italiano. E' rimasto, s'è detto, trascurato per molti anni ma quando i comuni di Milano e di Monza hanno congiuntamente presentato una richiesta per avere il bene in concessione per un periodo molto lungo(99 anni), lo Stato, per il tramite dei suoi Organi preposti, si è improvvisamente risvegliato dal lungo sonno è ha risposto alla richiesta concedendo un contratto di affitto della durata di soli 7 anni. Troppo pochi per il Comune di Milano, il quale si sarebbe dovuto impegnare in prima persona con uno stanziamento di 4 miliardi di vecchie lire su un immobile del quale avrebbe avuto garanzia di possesso per un periodo troppo limitato. Una istanza per rivedere questa improvvida decisione è stata accolta e nel novembre del 2001, l'Agenzia del Demanio ha fatto pervenire una proposta di concessione che aggiornava la durata portandola a 19 anni. Un arco temporale non completamente rassicurante ma comunque bastevole per avviare il progetto. Cosa che il Comune di Milano non ha fatto. Nessun progetto tecnico preliminare per la trasformazione dell'edificio in museo è stato approntato, anzi i fondi allo scopo destinati e previsti a bilancio, nel 2001 sono stati stornati e destinati ai lavori di ristrutturazione della Villa Reale.

Crediamo che il Comune di Monza debba e possa farsi carico di riprendere in mano il testimone del Museo del Mirabellino, sollecitando il Demanio – che ha costituito la società” Patrimonio”, con lo scopo di vendere il suo patrimonio e fare cassa – a cedere questo suo pezzo di patrimonio al Consorzio, consentendo così la realizzazione di un museo che avveri la possibilità di salvaguardare un patrimonio artistico e documentale a rischio di compromissione, attraverso un riuso coerente con il valore monumentale e ambientale dei luoghi, dunque in perfetta sintonia con i fini istituzionali del Demanio medesimo e della Soprintendenza.

 

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Il pratone di agraria

 

Sono stai alla fine evidenziati i motivi che portano a dare un giudizio negativo sulla collocazione di nuovi ingombranti edifici in una zona che, così come risulta dalla storia, documentata anche da diverse mappe storiche, era invece fittamente piantumata a bosco, costellata da una serie geometrica di rondò a stella tra loro legati da vialetti alberati, parzialmente poi ricostruiti con i fondi della legge regionale n. 40 del 1995.

 

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Vialetti ripristinati ad Agraria

 

Collocare quindi oggi delle serre sarebbe utilizzare fondi pubblici per rovinare ulteriormente il grande parco di Monza, già vadalizzato da usi improprio e inopportuni, realizzati tra gli anni '20 e '30, nel noto ventennio, frutto anche di quella cultura politica domaninate.

 

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Mappa storica del Parco

 

Per informazioni:

COMITATO PER IL PARCO A. CEDERNA

E-mail: info@parcomonza.org

Web site: www.parcomonza.org

 

 

 

 

 

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