
Nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che quella che era la ex Caserma IV Novembre di Monza, una volta demolita, dopo quasi 20 anni, è diventata in bosco spontaneo. Però qualcuno lo ignora o omette di dirlo e scriverlo.
Il 25 agosto scorso, il Demanio statale, proprietario della ex Caserma IV novembre in zona Rondò dei Pini di Monza, ha pubblicato il bando per la realizzazione di uno studentato di 600 posti su quell’area, in collaborazione con il privato.

Questa decisione discende da una Variante urbanistica parziale al PGT che è stata approvata dalla attuale maggioranza di centro sinistra del Consiglio comunale di Monza con deliberazione n. 36 del 24 luglio 2025. Quella variante praticamente ignorava la presenza del bosco che era sorto dopo la demolizione della Caserma (2007) e destinava così l’area ad essere edificata e tagliare il bosco.


Con successiva deliberazione della Giunta n. 185 del 28.05.2026 il Comune di Monza ha approvato un Masterplan, studio sviluppato dell’Agenzia del Demanio, individuato quale strumento “prodromica al rilascio dei Permessi di Costruire (PdC) Convenzionati”. Non è neppure previsto dal Bando un Piano attuativo che, come noto, consente a chiunque ne abbia un interesse, soggettivo o diffuso, di presentare proprie osservazioni. Come noto, questa possibilità di partecipazione alle scelte del Comune non è invece prevista per i PdC convenzionati.
D’altra parte, questa Amministrazione comunale pare proprio non desiderare la partecipazione dei cittadini. Un esempio per tutti: il 19 febbraio 2025, più di un anno fa (20 mesi), la Consulta dei quartieri di San Biagio - Cazzaniga che ha competenza su quella zona di Monza, aveva chiesto all’unanimità al Comune di organizzare un’Assemblea pubblica su quella decisione, assemblea più volte promessa e mai organizzata, in barba alla sbandierata partecipazione!
Non basta: Lombardia notizie della Regione titolava un proprio comunicato stampa su quella operazione: “Monza: alloggi per universitari fuori sede all’ex Caserma IV Novembre”. E poi il Presidente Fontana definiva l’area del bosco un’area dismessa dove non si consuma ulteriore suolo:

Molta stampa online ha ripreso quel titolo dimenticandosi di citare che quell’area è ora e da molto tempo un bosco fitto, così come il partito di maggioranza (PD di Monza) che l’ha definita sui social “Da area dimenticata a studentato”. Forse costoro l’hanno dimenticata, sia negli atti pubblici sia nelle dichiarazioni pubbliche. Peraltro basterebbe realizzare lo studentato su un’area dismessa, immobili che in Città non mancano.
I Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza, al quale aderiscono una ventina tra Comitati e Associazioni locali, fin dall’avvio del procedimento di Variante urbanistica e della Valutazione Ambientale Strategica (VAS poi esclusa), aveva fatto rilevare al Comune quella significativa presenza, con i suoi ben noti vantaggi ambientali, climatici, idrogeologici e di fitodepurazione dell’aria. Ovviamente osservazioni inascoltate.
Il Coordinamento ha promosso da tempo una petizione online che ha raccolto più di 32mila firme. Anche recentemente, in occasione del PNR di ripristino della Natura, ha inviato una lettera aperta al Sindaco chiedendo di recedere da quella decisione. La sera di venerdì 18 settembre si parlerà in un’assemblea pubblica del taglio del bosco e del nuovo consumo di suolo previsto dal PGT in discussione in Consiglio comunale.
Mentre in tutta Europa si promuove la forestazione urbana, il Comune di Monza (e non solo quello), va nella direzione opposta, decisione tanto più criticabile in quanto fatta anche da coloro che si definiscono ambientalisti di sinistra e civici.

