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Vorrei | Rivista non profit


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C’era una volta il mattone...Ma pare che anche oggi, taluni continuino a pensare che ce ne sia ancora molto bisogno. Qui una breve sintesi delle vicende dei PRG di Monza degli ultimi trent’anni, compreso l’ultimo Piano di governo del territorio.

La questione urbanistica di Monza degli ultimi 30 anni, dal 1980 ad oggi, è un continuo susseguirsi di tentativi, più o meno riusciti, di porre un argine all’enorme e  sovradimensionato Piano regolatore del 1971, progettato nel 1964 da Luigi Piccinato, il quale prevedeva uno sviluppo per Monza per oltre 300.000 abitanti. Non è stato così e la Città si è fermata a circa 120.000 residenti, appunto da trent’anni.

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Questo fenomeno demografico, aveva fatto correre ai ripari le diverse amministrazioni che si sono succedute nel tempo, le quali dopo la sbornia cementificatrice degli anni ’70 (per diversi milioni di metri cubi residenziali rilasciati), cercava di darsi delle regole più stringenti nel settore edilizio per rimediare a quella grave situazione.

Già nel 1980, si parlava di rifare il PRG Piccinato per via delle sue previsioni e per le ridotte quantità di servizi pubblici previsti, calcolatati solo secondo il Decreto interministeriale 1444 del 1968 e non secondo la nuova legge urbanistica regionale n. 51 del 1975 (art. 22). Su quelle tabelle del PRG ’71 (agli atti del Comune) erano ben visibili quei conteggi che portavano a un loro dimensionamento a soli 18 mq/abitante ed evidentemente non ai 26,5 prescritti dalla nuova legge regionale.

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Questo spinse, in quell’anno (1980), alla redazione di una variante parziale per adeguare lo strumento urbanistico alla nuova legge. Era il cosiddetto “Piano dei Servizi” che vincolava a servizi le maggiori aree di espansione edilizia (Cascinazza, san Fruttuoso, S. Albino e numerose altre inedificate nel tessuto urbano). Quasi contestualmente venne creato l’Ufficio di Piano del Comune che, affiancato da  quattro urbanisti esperti, aveva il compito di redigere il nuovo PRG. Ma quando quella bozza di Piano, assai più vincolante di quello del ’71, venne presentata in Giunta (1985), ne provocò l’immediata caduta. 

Occorrerà attendere il 1993 perché si riparli di un nuovo PRG. Si trattò allora di quello poi redatto dallo Studio Benevolo, che era stato anticipato da una variante parziale, denominata “Parco di cintura urbana” che destinava a verde tutte le maggiori aree poste a corona della città. Il PRG del notissimo urbanista, venne adottato dal Consiglio comunale nel marzo del 1997 (Sindaco Mariani 1) e rimase in salvaguardia per 5 anni, cioè sino al 2002, impedendo così una nuova colata di cemento sulle aree edificabili del vecchio PRG, oltre a un ridimensionamento delle previsioni insediative su tutta la Città.

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Ma l’amministrazione comunale cambiò proprio in quell’anno (2002) e subito si mise a rifare quel Piano con alcune modifiche di cui, la più consistente, fu quella denominata “variante di perequazione” che riguardava quattro aree, rendendole edificabili per 1,4 milioni di metri cubi: la Cascinazza; la zona del Torneamento a S. Fruttuoso; le Cave su viale delle Industrie (Cimitero urbano); zona Stadio - viale Stucchi. Quella variante generale venne adottata nel 2002 (con durata di 5 anni). Ma anche in quell’anno, cambiò amministrazione e, per la prima volta a Monza, con una di centro sinistra (Sindaco Faglia).

Il nuovo esecutivo si mise subito all’opera per cercare di bloccare l’insensata cementificazione di quelle preziose aree agricole e di suolo libero. Dopo alcune forti difficoltà dovute all’entrata in vigore della nuova legge urbanistica n. 12 del 2005 che prevedeva in Lombardia non più i PRG, ma i PGT (Piani di governo del territorio) si arrivò all’adozione del nuovo Piano nel marzo 2007. Cambiata ancora una volta l’amministrazione nel maggio del 2007 (Sindaco Mariani 2), il PGT venne votato nel novembre di quell’anno dal nuovo Consiglio comunale, con la condizione però di variarlo, fin da subito. Riemerse infatti la questione del destino della maggiori aree ancora agricole (Cascinazza, San Fruttuoso, Cave, Viale Industrie, S. Albino, Casignolo). 

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Come noto, la nuova variante generale è stata recentemente adottata il 4 ottobre del 2011 e prevede la massiccia cementificazione di quelle aree, denominate pomposamente “Poli della città rinnovata”(sic!), per oltre due milioni di metri cubi, oltre a molte altre zone, pure edificate, anche se ancora verdi e libere.

Su questa nuova variante generale abbiamo riferito più di una volta in questa Rivista. I cittadini organizzati in Comitati spontanei e Associazioni, oltre alle forze di opposizione a questa variante, hanno presentato ora numerosissime osservazioni al Piano pubblicato. Complessivamente, ne sono pervenute al Comune ben 700. Tra queste, spicca quella del Comitato del quartiere di San Donato, che ha raccolto quasi 2.000 firme che chiedono di non edificare l’area della Cascinazza.   

Moltissimi cittadini si augurano che il nuovo PGT, che dovrebbe sbarcare in aula nei primi mesi del 2012, non venga approvato dal Consiglio comunale. In quel caso, sarebbe la fine dell’equilibrio territoriale di Monza. Forse questo del 2012, per molti suoi aspetti, rischia di essere il peggiore Piano urbanistico che Monza abbia visto negli ultimi quarant’anni. Se questo è il “nuovo che avanza”, ne facciamo volentieri a meno.

PS – per chi volesse approfondire le vicende urbanistiche di Monza, si vedano alcuni articoli pubblicati su Arengario.net.

 

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Gli autori di Vorrei
Giorgio Majoli
Author: Giorgio Majoli

Nato nel 1951 a Brescia, vive a Monza dal 1964. Dal 1980 al 2007, ha lavorato nel Settore pianificazione territoriale del Comune di Monza, del quale è stato anche dirigente. Socio di Legambiente Monza dal 1984, nel direttivo regionale nei primi anni ’90 e dal 2007, per due mandati (8 anni). Nell’esecutivo del Centro Culturale Ricerca (CCR) di Monza dal 1981. Ora pensionato, collabora come volontario, con associazioni e comitati di cittadini di Monza e della Brianza, per cercare di migliore l’ambiente in cui viviamo.Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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