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Vorrei | Rivista non profit


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Il convegno voluto dall’associazione “Consulta di Monza e della Brianza per la cultura e i beni culturali” e da Confindustria MB con il titolo “Cultura. Nuovo fattore produttivo per Monza e Brianza”. Profit, non profit, valorizzazione, patrimonio, turismo, mecenatismo, sponsor… Troppi bersagli per un colpo solo?

 

Venerdì 17 aprile 2015 la Confindustria ha ospitato il convegno “Cultura. Nuovo fattore produttivo per Monza e Brianza” voluto dalla neonata associazione di promozione sociale denominata “Consulta di Monza e della Brianza per la cultura e i beni culturali”. Una intera giornata di dibattito durante la quale sono intervenuti alcuni degli attori — pubblici e privati — del settore culturale del territorio. Molti, forse troppi, i temi affrontati per una sola giornata; segnale della sete di confronto ma anche della necessità di appronfondire e chiarire ulteriormente ambiti, metodi, ruoli e finalità.

Quella che segue è una lettura personale di quanto affrontato dal convegno, passaggi e interventi anche importanti potrebbero non trovarvi spazio, i lettori lo sappiano.

Fra i dati emersi, alcuni sono sorprendendi, altri meno. Marta Petenzi della Fondazione di comunità Monza e Brianza ha fatto sapere che sarebbe possibile assegnare molte più risorse alla cultura (attraverso i bandi) ma non vengono presentati progetti all’altezza, anche per questo la maggior parte dei finanziamenti vengono invece riservati al settore sociale. Giovanna Forlanelli (direttore generale di Rottapharm Biotech ed editore di Johan & Levi, qui una nostra intervista) ha invece rimarcato una volta di più la mancanza di una “regia” territoriale che coordini la grande vitalità che in questi ultimi anni il territorio sta manifestando. Inoltre ha sottolineato il superamento della formula di mera sponsorship delle aziende nei confronti delle attività culturali: è impensabile che si occupino di sponsorizzare singoli piccoli eventi e, soprattutto, le imprese vogliono collaborare, essere protagoniste, non un banale bancomat. Questo passaggio è stato anche affrontato in apertura da Laura Cesana, rappresentante di Confindustria, che ha ricordato come la compagine stessa sia attore culturale con la rassegna Monza Visionaria, quest’anno alla sua terza edizione. Un altro elemento di interesse è la notizia di un piano strategico su Villa e Parco di Monza commissionato proprio dall’associazione degli industriali, vedremo cosa ne sarà.

 

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Si sono poi alternati, fra gli altri, gli interventi di Francesca Dell’Aquila (assessore alle politiche culturali di Monza), Mario Verdun (Consulta di Torino) e Giampiero Bocca, funzionario della Provincia di Monza e Brianza che ha ricostruito l’iter del Distretto culturale evoluto e di Ville aperte (ne avevamo parlato su Vorrei in questa intervista) e poi ha segnalato due vere emergenze in atto: le attività culturali in capo alle province e le relative professionalità coinvolte — lasciate nel limbo in attesa di sapere se passeranno in seno alle regioni — e BrianzaBiblioteche, il sistema bibliotecario — una grande, concretissima risorsa di questo territorio (qui una delle volte in cui ne abbiamo parlato) — che da anni non riceve più fondi se non dai soli comuni.

A qualsiasi livello si fa un gran parlare di cultura ma la realtà dice che le risorse concrete per la diffusione reale dell’ossigeno culturale (i libri, per esempio) sono drammaticamente ridotte all’osso. Probabilmente qualche inutile mega mostra o evento in meno farebbe comodo.

Nel pomeriggio i sopravvissuti alle lunghe ore di confronto hanno potuto seguire il workshop con una piccola rappresentanza delle realtà culturali territoriali: Corrado Accordino de La danza immobile (qui l’intervista per i 10 anni del Binario7), Saul Beretta di Musicamorfosi, Simona Bartolena di Heart (qui l’articolo sul loro primo compleanno), Marco Rossini in rappresentanza della fondazione di famiglia e del neonato Rossini Art Site, infine il presidente de Il cortile, l’associazione che cura l’ecomuseo di Nova Milanese.

 

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In questa fase dell’incontro, coordinata da Massimiliano Rossin de Il cittadino (qui l’intervista rilasciata a Pino Timpani), è stato chiesto anche un parere sul documento che la Consulta ha sottoposto ai partecipanti (lo trovate in fondo all’articolo) con l’intervento della presidente Antonetta Carrabs (Casa della Poesia) e di Marina Rosa (Centro documentazione Residenze Reali Lombarde). Se nella mattinata la parola chiave è stata “rete”, nel senso di unire le forze, nel pomeriggio è stata “orticello”, nel senso della difficoltà ad andare oltre il proprio campo e i propri interessi. Nelle parole, durante tutta la giornata, tutti hanno manifestato unità d’intenti — e come potrebbe essere altrimenti? — perché è addirittura scontato che il lavoro comune possa essere più efficace. Ma la realtà dice, anche, altro. A qualcuno magari sfugge che questo non è il primo tentativo di mettere intorno ad un tavolo le realtà culturali del territorio. Il primo che ricordiamo noi (ma siamo sicuri ce ne siano stati altri, precedenti) si tenne al Must di Vimercate nel novembre 2012 (qui il nostro articolo, qui l’intervento di Roberto Rampi, qui Angelo Marchesi, qui Giampiero Bocca, qui Luca Redaelli de L’ultima luna d’estate). Nel marzo 2013 questa stessa rivista ha promosso vari incontri in questa direzione partendo da un titolo, Brianza terra d’arte e cultura, che se avessimo coperto da copyright oggi saremmo ricchi  (qui la presentazione, qui un primo bilancio Arte e cultura come protagonisti della comunità Brianza). La realtà dice anche che di rete e di musei — un altro dei temi emersi al convegno — lo  scorso anno abbiamo parlato a lungo (Per una rete dei musei di Monza, Cinisello, Lissone e Vimercate) intervistando uno per uno gli assessori delle città in cui hanno sede i musei più importanti e vicini a Monza (Talarico per Lissone, Mascia per Vimercate, Dell’Aquila per Monza e Catania per Cinisello). La realtà dice infine che di Cultura e impresa si parla da sempre, ma a Monza in particolare grazie alla stessa Giovanna Forlanelli si parlò in un convegno nell’Arengario nel settembre del 2009 a cui partecipò addirittura il ministro Sandro Bondi (vabbé…) e ne scrivemmo qui in L’impresa di fare cultura, e anche nel novembre dello stesso anno al Mac di Lissone, Monza, il territorio, la cultura e l'impresa (doppiamente interessante perché ci trovate i risultati della ricerca commissionata da Rottapharm sulla domanda di cultura nella nostra provincia). I risultati (non) sono sotto gli occhi di tutti, nel senso che la rete delle associazioni non esiste ancora così come quella dei musei.

Ora, se vogliamo fare qualche passo avanti (e il nostro augurio e la nostra disponibilità sono sinceri) cominciamo con il fare tesoro di quanto già detto (magari riconoscendo anche l’impegno di chi ha cominciato a lavorarci da tempo), evitiamo le ipocrisie (ai più interessa un ritorno pressocché immediato in termini di risorse) e — non ci stancheremo mai di ripeterlo — guardiamo di più quello che fanno anche gli altri, ascoltiamo, confrontiamoci. Un esempio: qualcuno durante il convegno ha invocato la necessità di una mappatura delle realtà culturali del territorio. Bene, sul palco c’erano due dei testimonial di Culture Map (qui il nostro articolo Culture Map, per sapere chi e dove fa cultura fra Nord Milano, Monza e la Brianza), la mappatura avviata alcuni mesi fa da Valvola, una nuova realtà che proprio nel networking culturale trova la sua ragion d’essere, che però procede a fatica perché nessun altro mezzo di informazione le ha dato attenzione.

 

Campagna ADV Culture Map5

 

Chiudiamo annotando gli interventi di due delle figure più interessanti fra quelle apparse al convegno. La signora Titti Gaiani dell’omonima fondazione (quella che ha ridato vita e gestisce il Museo del tesoro del Duomo di Monza) e Luigi Rossi del Bice Bugatti Club e di Vidi, la società che prodotto la mostra di De Chirico al Serrone. La prima ha una forza e una concretezza che lascia a bocca aperta, il secondo ha il disincanto di chi non si nasconde, dicendo in maniera schietta che non crede sia possibile mettere insieme realtà troppo eterogenee, per livello, per ambito, per interessi.

Che sia necessario parlare di cultura è fin troppo evidente (e a tal riguardo ci sia concesso un ultimo link: Monza: città d'arte, natura e storia. Finalmente), il nostro suggerimento e il nostro contributo vanno però in una direzione ben precisa: le cose vanno fatte con professionalità, facendo le dovute distinzioni. Non è possibile fare un unico calderone di valorizzazione, patrimonio, produzione, promozione, formazione, ricerca fondi... Non si può mettere insieme, senza ragionarci, profit e non profit. Non si può mettere sullo stesso piano il pittore della domenica con chi fa dell’arte una ragione di vita. O meglio si può, ma grande è la confusione sopra e sotto il cielo. Come rivista Vorrei e come Valvola (chi scrive fa parte anche di questo think thank culturale) vogliamo che i temi si affrontino un po’ per volta, con chiarezza e metodo. Lo facciamo da molti anni ormai, continueremo a farlo. Che la cultura sia di moda o meno.

 

La foto della corona ferrea è tratta dal sito www.studioesseci.net

 

Il documento presentato al convegno del 17 aprile 2015

CONSULTA DI MONZA E DELLA BRIANZA PER LA CULTURA E I BENI CULTURALI Manifesto

Partiamo dalla cultura: dal nostro passato per ripensare il futuro.

La Consulta è un organismo autonomo, indipendente, senza scopi politici né di lucro, con la piena autonomia da qualsiasi condizionamento di natura partitica o politica e nasce nell’ottica di generare valore per le associazioni e quindi crescita per il nostro territorio. E’ con questi principi che intendiamo collaborare, aprendoci ad un confronto con tutte quelle Associazioni culturali che ne condividono filosofia e obiettivi, con le istituzioni e le forze produttive e le associazioni, per contribuire a promuovere sia il valore dell’azione civica della cittadinanza, sia la partecipazione dei cittadini attraverso i processi di crescita, sia infine sviluppo economico.

La città di Monza e la nostra Brianza sono vivaci e ricche di associazioni culturali che rappresentano un fermento collettivo di valore inestimabile: un’energia creativa in movimento, luoghi d i incontro fra persone, culture e generazioni. In ragione della capillarità e della specificità delle associazioni, questo processo di cambiamento non sarà solo in un’ottica di ottimazione dei tempi e delle risorse, ma anche in forza di una logica di rete di relazioni affinché possa facilitare lo scambio di esperienze, di competenze e conoscenze

Da qui la necessità di un confronto con tutte le realtà del territorio per individuare un percorso comune che mettendo al centro la Cultura e la valorizzazione del nostro patrimonio, sia in grado di generare economia; un percorso da compiere tutti insieme su obiettivi comuni da concretizzarsi in un documento di impegno civile.

BOZZA DI DOCUMENTO DA METTERE IN DISCUSSIONE

Premesse:

L’Italia è in grado di competere in prima fila nell’economia della conoscenza facendo leva sull’enorme patrimonio culturale che il nostro Paese possiede, il più importante al mondo, e gli italiani sono consapevoli del fatto che tale patrimonio sia un fattore distintivo della qualità del loro stile di vita: un elemento fondamentale da cui partire per innalzare la crescita potenziale del territorio. La sua rilevanza è sottolineata anche in sede europea, con l’introduzione della cultura tra le key action di Horizon 2020.

I beni culturali sono quindi da considerare come una risorsa primaria, fonte di sapere e creatività e produzione di valore aggiunto; l’eccellenza dei prodotti italiani, necessaria per garantirne la competitività, attinge di fatto a spunti che provengono dalla cultura che permea la nostra tradizione. Non si tratta dunque semplicemente di attirare “turisti”, ma di arricchire conoscenze e competenze di tutti i cittadini per tener vivo un humus di generazione di idee e saperi che divengono anche valore economico.

La Brianza è un territorio conosciuto in tutto il mondo come una delle aree più produttive del Paese, famosa per la laboriosità dei suoi abitanti, per la “cultura del fare”. E’ una terra artigiana, laddove la produzione si sposa con l’arte, che vive di una storia che l’ha resa – fin dall’antichità – attraente per le sue ricchezze naturali. Nei secoli ha sedimentato un tessuto sociale ricco di creatività, espressa in piccole e piccolissime aziende che hanno sviluppato la manifattura, l’artigianato e il design.

Se la Brianza è il motore della Lombardia e questa lo è dell’Italia, ciò è dovuto al piglio intraprendente e creativo che ha sempre caratterizzato il nostro territorio. Dobbiamo continuare a far leva sui nostri talenti e riattivare una “cultura diffusa” che permei i cittadini, ed i giovani in particolare, per garantire un futuro di crescita alla Brianza.

Dal nostro passato per ripensare il futuro.

Punti di discussione per la stesura degli obiettivi comuni:

Accettazione e condivisione delle premesse:

1.   La Cultura come valore antropologico e umano primario;

2.   La Cultura come investimento e motore dell’economia;

3.   Trasferire alla Cultura stessa il modello di creatività e innovazione per investire in crescita e sviluppo.

4.   La promozione della Cultura tassello fondamentale per perseguire lo sviluppo economico, la coesione territoriale e la crescita di una comunità consapevole delle proprie opportunità e ciò in armonia con l’immenso patrimonio che il nostro territorio esprime in termini di luoghi, opere, storie, persone.

5.   Cogliere il valore sociale della Cultura per favorire la costruzione di una cittadinanza attiva e vitale;

Volontariato e associazionismo come risorsa insostituibile e come interlocutori privilegiati delle istituzioni

Obiettivi comuni:

1.  Fare rete tra Associazioni culturali, di categoria e mondo imprenditoriale per realizzare obiettivi comuni e progetti di grande respiro partecipando a bandi anche europei tramite la condivisione di idee e progetti;

2. Attivare sinergie con altre Consulte o singole Associazioni per scambi di esperienze, collaborazioni, promozione, valorizzazione e sensibilizzazione;

3.   Sviluppare progetti anche in collaborazione con le Università;

4.   Istituire rapporti con le Università per il coinvolgimento dei giovani anche attraverso l’avvio di convenzioni;

5.   Creare sinergie e dialogare con le istituzioni nella definizione e realizzazione di iniziative culturali e di tutela, di salvaguardia e di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico di Monza e della Brianza.

6.   Dare anche alle associazioni più piccole un’opportunità e uno strumento di crescita mettendo a loro disposizioni strumenti di comunicazione e diffusione delle iniziative;

7.   Elaborare strategie di comunicazione anche attraverso reti di scambio e confronto;

……………………………………….

Pensare in modo nuovo si può. Costruire il trait d’union tra i luoghi della cultura e il sistema economico-produttivo per migliorare lo scambio e la conoscenza, per promuovere attività e socialità, per contribuire al cambiamento della nostra città.

Oggi più che mai lo sviluppo senza coesione sociale rischia di essere fallimentare nel lungo periodo. Solo la cultura può aiutare i cittadini a ricostruire un senso di appartenenza fondato sui valori comuni perché è proprio la cultura ad essere fonte di memoria e identità da preservare, ma è anche fonte di nuove idee da alimentare e stimolare a beneficio dell’economia e della conoscenza  del territorio.

 

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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