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Gli errori, i partiti, i valori, da chi e cosa ripartire dopo la catastrofe di marzo. Rispondono Lamberto Bertolé, Renato Sarti, Alfredo Luis Somoza e Giovanna Zoboli

Alle elezioni dello scorso marzo la Sinistra italiana, in tutte le sue sfumature, ha toccato il fondo. Una sconfitta su tutti i fronti e a tutti i livelli (locale e nazionale) per un numero di voti mai così basso. Era un risultato prevedibile? Era inevitabile? Ma, soprattutto, conseguenza di cosa, di quali errori? E cosa fare ora? Rassegnarsi all'estinzione, all'irrilevanza, ricominciare dalle elementari?

Da questi interrogativi è nata la necessità di raccogliere le idee, le riflessioni di chi è impegnato in prima persona (amministratori e uomini di partito) ma soprattutto di chi la politica la vive da semplice cittadino. Così ho pensato di rivolgere 5 domande per la Sinistra a persone note e non, su quello che sta succedendo a Monza o in Lombardia o in Italia. Persone interpellate non in rappresentanza di, ma come singoli punti di vista singolari. A partire da oggi e a più riprese su Vorrei troverete le risposte. Ad accompagnarle saranno in apertura una vignetta di alcuni dei più importanti autori satirici italiani e poi uno dei manifesti del Sessantotto, perché — la butto lì — c'è anche una questione di linguaggio e di immagini/immaginario dietro questa catastrofe della Sinistra.

I primi quattro intervistati sono Lamberto Bertolé, insegnante, educatore, autore di libri e Presidente del Consiglio comunale di Milano; Renato Sarti, regista, attore e autore che nel suo Teatro della Cooperativa ha fatto nascere lavori fondamentali come Mai morti o La nave fantasma; Alfredo Luis Somoza, giornalista e scrittore, nostro collaboratore ed esperto di politica internazionale; infine Giovanna Zoboli, editrice con Topipittori di quei gioielli di libri che tanto invidiamo ai nostri bambini.

Nei prossimi giorni, a cadenza irregolare, seguiranno tanti altri. Le domande per tutti sono queste cinque:

  1. Cos'è successo a Monza, in Lombardia e in Italia. La Sinistra ha perso su tutti i fronti. Quali sono gli errori più grossi commessi?
  2. Perché così tanti partiti e così pochi voti a sinistra?
  3. Davvero Destra e Sinistra sono concetti sorpassati?
  4. Quali sono i cinque valori per cui la Sinistra dovrebbe battersi oggi.
  5. Da cosa e da chi ripartire?

 

Lamberto Bertolé, insegnante e presidente del Consiglio comunale di Milano.

1 - La Sinistra, negli anni, sembra aver stravolto il suo compito primario, quanto meno nella percezione degli elettori: da forza di cambiamento con al centro delle sue politiche e delle sue lotte il contrasto delle disuguaglianze in forza responsabile con l'obiettivo molto più modesto di "manutenzione" dell'esistente. Di fronte al malessere, al disagio, alla rabbia, ha risposto: "vi state sbagliando, non è vero che state male, i dati dicono che...". Le "camicie bianche" di questi anni sono il simbolo di una sinistra apprezzata da chi sta bene, da chi vive in contesti adeguati e dignitosi, da chi può godere di servizi efficienti e diffusi. Da chi, tutto sommato, pensa che le cose devono migliorare, ma non cambiare. Che, insomma, siamo sulla strada giusta. Anche la sinistra "radicale" ha platealmente mancato l'obiettivo. Due mi sembrano le sue mancanze principali: assenza totale di proposte nuove e adeguate ai problemi (articolo 18, va bene. E poi, che altro?) e autoreferenzialità e spirito di conservazione di sigle e gruppi dirigenti. In questo modo la sinistra si è fatta carico troppo tardi e troppo poco del compito di chiudere la forbice tra chi sta bene e chi sta male, tra l'Italia (e i quartieri, le regioni, ...) che cresce e quella malatrattata e trascurata. Renzi ha avuto e ha delle responsabilità talmente grandi che è stato e rischia di essere un grande alibi per tutti gli altri e per non fare i conti con se stessi e i propri errori.

2 - Il numero di partiti, di sigle, di correnti e sottocorrenti rappresentano spesso generali senza eserciti, la cui funzione sembra quella di marcare il territorio per garantire qualche posto ad alcune filiere, spesso personali. E' mancata la generosità e la lucidità di capire che così si stava andando a sbattere. Il progetto comune e un orizzonte ampio sono passati in secondo piano rispetto alle esigenze di bottega e a conflitti autoreferenziali. Gli elettori hanno bisogno invece di speranza e chiarezza. E' indicativo il fatto che in Lombardia, a sinistra di Gori c'erano due candidati presidenti e a sinistra del PD almeno quattro liste. Risultato? Eletti solo consiglieri del PD e una sinistra, nel complesso, in forte calo.

A partire dalla scuola, dall'educazione, alla cultura che rischiano di perdere la funzione democratica fondamentale di offrire opportunità e rendere le persone più libere e consapevoli.

3 - Assolutamente no. I cittadini, noi tutti, abbiamo bisogno di alternative e di poter scegliere. Il rischio peggiore è, al di là di un po' di folclore, sulle questioni di fondo e strategiche, di dire che non ci sono alternative. La sinistra deve far propria, fino in fondo, in modo nuovo, la questione sociale, il contrasto alle disuguaglianze. Non come bandiera, ma come progetto vero, a lungo termine, di cambiamento. A partire dalla scuola, dall'educazione, alla cultura che rischiano di perdere la funzione democratica fondamentale di offrire opportunità e rendere le persone più libere e consapevoli.

4 - Lavoro, Ambiente, Educazione, Cultura, Legalità

5 - Dalla propria funzione nella società, dalla nostra "ragione sociale"!: il cambiamento e lo stare dalla parte di chi ha meno, in tutti i sensi (risorse, cultura, opportunità) .
Da chi? Da nuovi gruppi dirigenti. Quelli uscenti, in un modo o nell'altro e con responsabilità diverse, hanno condiviso una stagione dagli esiti tragici per la sinistra. Il piano è inclinato e stiamo scivolando. Il punto non è rallentare lo "scivolamento", ma cambiare radicalmente. 

 

Renato Sarti, uomo di teatro.

1 - Beh... le destre, grazie anche alla crisi economica, si sono rifatte sotto pescando nel torbido e facendo leva sostanzialmente sulla xenofobia. Lo straniero come capro espiatorio. Sparare - non solo idealmente, ma anche fisicamente (vedi Macerata) contro i migranti. La sinistra più di tanto non può fare granchè. Sono i cicli della storia. Certo, la sinistra ha perso contatto con la gente, nel territorio. Ma questo vale per tutti. I contatti ormai sono soprattutto di tipo mediatico-televisivo e sui social. I politici che vanno nei mercati non significa contatto vero, è solo e pura propaganda.

I contatti ormai sono soprattutto di tipo mediatico-televisivo e sui social. I politici che vanno nei mercati non significa contatto vero, è solo e pura propaganda.

2 - Perché è un dato mondiale. La sinistra è in calo. Quel progetto, quella illusione, quella speranza si è spenta. Vince il capitalismo, l'egoismo, lo sfruttamento indiscriminato degli uomini e della terra, vicino al collasso. L'internazionalismo? Ognuno pensa al proprio orticello.

3 - Non sono sorpassati. La destra esiste ancora, eccome! A sinistra esistono sempre meno certi concetti e valori come la solidarietà, la partecipazione, il sentirsi facente parte di una comunità.

4 - Cultura/istruzione, memoria storica, solidarietà, partecipazione (essere protagonisti delle proprie scelte) e anche un po' di sana allegria.

5 - Investire sulla scuola. Soprattutto le materne, le elementari e quelle di primo grado (le vecchie medie inferiori). Lavorare anche sulla modernizzazione dei licei e degli istituti professionali, anche se una volta arrivati là i ragazzi sono già belli che persi, già smaliziati e con una curiosità e una apertura mentale ormai ridottissima. In questo ambito un grande ruolo potrebbe essere svolto dal teatro perché piace molto ai ragazzi e perché richiede un coinvolgimento razionale ed emotivo che può portare a risultati davvero insperati e straordinari. 

 

20180502 68 lotta

Affiche exprimant la cohésion du mouvement contestataire, 1968 Mucem  

 

Alfredo Luis Somoza , giornalista.

1 - A Monza, in Lombardia e in Italia si è verificato un fenomeno concatenato, ma non esattamente collegabile. In Italia, si è esaurita a tempo di record una leadership, quella di Matteo Renzi, che non ha saputo mantenere le aspettative create.  Le sue riforme non hanno aggredito come proclamato la disoccupazione, ed è stato irritante per molti sentire parlare dei “milioni di posti di lavoro creati”, non ha tagliato le unghie all’apparato burocratico dello Stato, sulla scuola si è fatta una pessima riforma, non c’è stata la crescita economica tanto agognata. Il tutto contornato da spot trionfalistici ed arroganti sempre più vuoti alle orecchie degli elettori. Unico punto a favore, l’aggiornamento su alcuni diritti civili, mediati con l’ala destra del Governo. Questioni però che non spostano voti.

In Lombardia la cosa è diversa, ma è evidente che la coincidenza tra la figura di Renzi e quella di Gori non ha giocato a favore di quest’ultimo. Il centrosinistra si ricorda della Lombardia solo qualche mese prima delle elezioni, trovando un candidato alla bisogna senza preoccuparsi più di tanto perché “si sa che si perde”. Il dramma del centrosinistra fuori dal governo della Regione da oltre 20 anni è che non ci crede, e di conseguenza non ci investe. La campagna per le elezioni regionali che si terranno tra 5 anni dovrebbe partire ora, ma non ne sentiremo parlare per i prossimi 4 anni.

 A Monza, l’ottimo Sindaco Roberto Scanagatti è stato “vittima” del generale calo del centrosinistra nazionale su questioni fuori dalla portata di un Sindaco. Scanagatti non è stato giudicato insomma in quanto Sindaco, ma in quanto esponente del PD reduce dalla sconfitta epocale nel referendum sulle riforme costituzionali.

2 - Rispetto al passato, la quantità di partiti che si disputano la zona sinistra dello schieramento politico è sempre più o meno la stessa. Attualmente 5, in passato anche 7. Il punto è che in tutta Europa, il calo generalizzato dei vecchi partiti socialisti o socialdemocratici è stato accompagnato dalla nascita o dalla crescita di nuove aggregazioni della sinistra che hanno raccolto il voto in uscita. Così è successo in Grecia tra Pasok e Siryza, in Spagna tra Psoe e Podemos, in Francia tra PSF e Melenchon. Da noi, caso unico, i voti in uscita dal Pd non vanno mai se non marginalmente a sinistra, ma ripiegano nell’astensione o nel voto al M5S. I grillini sono l’unica vera novità del panorama politica italiano, ma a differenza di altri movimenti simili in Europa, hanno la capacità di contenere elettori di diverso orientamento. Un partito però che senza giungere al potere, cosa difficile da soli, tenderà a scomparire proprio per le dinamiche che determinano la convivenza tra anime così diverse nello stesso contenitore.

Destra e sinistra sono temi superati fuori dalla ricerca politologica. Nella testa degli elettori, soprattutto dei giovani, non esistono come metro di valutazione, a differenza delle generazioni cresciute nel Novecento.

3 - Destra e sinistra sono temi superati fuori dalla ricerca politologica. Nella testa degli elettori, soprattutto dei giovani, non esistono come metro di valutazione, a differenza delle generazioni cresciute nel Novecento. Non che non esistano differenze tra schieramenti, anzi, ma oggi il metro di valutazione non passa più dall’enunciazione di principi, ma dalla formulazione di politiche, della credibilità per realizzarle che si trasmette, dalla qualità della leadership anche se questo è un tema tabù a sinistra. Oggi destra e sinistra, a parte qualche ala marginale sulle due estreme, si distinguono sul “cosa fare”. Credere che si raccoglie consenso attorno ai temi dell’antifascismo o della questione operaia, nel senso classico, porta a risultati di testimonianza. Come d’altra parte al livello di testimonianza resta la presenza dei nostalgici del fascismo.

4 - La libertà, di scegliere per sé stessi e di scegliere insieme agli altri è sempre più in pericolo. Diritti civili e diritti politici vengono messi in discussione ogni giorno in ogni angolo del mondo. Democrazia con diritti e doveri, una battaglia prioritaria.

Il lavoro, buttando nel cestino le certezze del passato. Il lavoro non sarà mai come prima, la flessibilità e l’atipicità sono diventate da eccezione regola. Capire come incidere sui diritti di queste categorie dalle dimensioni generazionali è fondamentale. Si apre una nuova stagione di lotta per i diritti del lavoro, ma bisogna capire anzitutto di cosa stiamo parlando.

Ambiente, non esiste progressismo moderno senza una sensibilità ambientale. Questa una delle critiche che muovo ai neo-laburisti che pensano ancora al modello di sviluppo industrialista come unica leva per il progresso.  Il cambio climatico è un fenomeno che ormai non potremo eliminare, ma possiamo scegliere la dimensione dei danni che subiremo. La transizione energetica e la cultura dei consumi devono essere al centro dell’azione politica.

Pace, sembrava un concetto superato dalla storia, ma è tornato di grande attualità. Il mondo post-Guerra Fredda non ha più una leadership in grado di determinare equilibri. Oltre al radicato focolaio mediorientale, in questi anni si sono moltiplicate le zone di conflitto in Africa, in estremo Oriente e nell’Europa post-sovietica. Rilanciare il multilateralismo e gli organismi internazionali, riformandoli, per ritrovare un nuovo equilibrio non basato solo sulla potenza, ma anche sulla condivisione delle responsabilità

Europa, un progressista non può non essere europeista. Di conseguenza, chi è contro l’Europa appartiene ad un altro campo. Europa da riformare e da rilanciare. La Costruzione dell’Unione è stata finora l’unico tentativo mondiale di creare non soltanto un’area di libero scambio, ma di civiltà. È un modello al quale aspirano in tante altre parti del mondo ed è il risultato delle migliori aspirazioni dei popoli europei. L’Europa unita è stato l’argine contro guerre e carestie ed è la zona del pianeta con la migliore distribuzione del reddito, oltre che il posto dove si gode di diritti altrove inimmaginabili. L’Unione è un patrimonio comune, e una forza progressista deve sempre porsi il problema di come migliorarla e rilanciarla.

5 - Da dove ripartire? La sinistra deve ridefinire quale sia il suo elettorato di riferimento, il suo “popolo”.  Storicamente si è sempre riferita ai ceti deboli e al lavoro subordinato. Oggi? Una delle cause del declino è stato proprio restare forza “ibrida” con una retorica che si allaccia alla sua storia, ma un’azione di governo di tutt’altro tipo. Non si può stare con la Cgil e con Marchionne contemporaneamente. Una forza progressista sostiene l’industria, ma è anche garante non soltanto delle condizioni di lavoro, ma anche della scelta negli investimenti. Non si può restare zitti davanti a fenomeni di delocalizzazione, come quello della K-Flez in Brianza, senza proporre strumenti, come in Francia, di governo del fenomeno. 

Il centrosinistra deve uscire dalla maledizione delle “riforme regressive”. Il concetto di riforma è stato sempre “progressivo” nella storia. Oggi è diventato quasi una parolaccia, perché quando si sente parlare di  “riforme” si sa che si perderà qualcosa in cambio di promesse che spesso non si verificano.

Il terzo elemento, il ritorno a una politica “di servizio” che metta a disposizione del cittadino la presenza nelle istituzioni, la capacità appunto di riformare. La rete dei Circoli (sempre di meno) vuoti o riempiti da anziani militanti una volta ogni due mesi se va bene è stata spazzata via dal dinamismo del M5S che oltre al suo essere “partito della rete” nei cinque anni precedenti ha avuto gli eletti a pancia per terra sul territorio condividendo e amplificando centinaia di lotte di base (No Tav, No Pedemontana, Acqua pubblica, ecc). Un modello che, se usciamo dall’Italia, è alla base del fenomeno di Podemos in Spagna (nato dal supporto ai movimenti degli indignati) e di Siryza in Grecia (con i suoi ambulatori popolari-centri di distribuzioni viveri in Grecia). 

Con chi? Con chiunque coincida con i temi e le lotte proposte. L’adesione alla sinistra non avviene più su base “ideale” a prescindere. Bisogna ascoltare, scegliere, parlare e fare.

 

Giovanna Zoboli, editore (Topipittori)

1 - Una maniacale preoccupazione per il consenso. Oggi l’obiettivo dominante (non solo della sinistra) è la conquista del potere e quindi, a cose fatte, la sua conservazione. Di questi tempi poi si parla quasi di un potere personale. Il potere viene gestito secondo logiche di clan, scambi di favori, equilibri e giochi, strategie che niente hanno a che vedere con la gestione della cosa pubblica, intesa come servizio alla collettività, interazione fra istituzioni e cittadini. In questo senso la politica è screditata, sconta una crisi di fiducia incolmabile.

La politica persegue logiche e scopi propri, in una sorta di bolla autoreferenziale, manca di ampiezza di vedute, di coraggio, di obiettivi. Le persone, in questo vuoto, perseguono sostanzialmente il proprio interesse.

2 - Così tanti partiti perché credo che mai come oggi nel nostro Paese si fatichi a condividere obiettivi e idee. Prevale la divisione (problema antico, peraltro). Per quanto riguarda i pochi voti a sinistra, credo si sia creata una distanza enorme fra le persone e la politica. La politica persegue logiche e scopi propri, in una sorta di bolla autoreferenziale, manca di ampiezza di vedute, di coraggio, di obiettivi. Le persone, in questo vuoto, perseguono sostanzialmente il proprio interesse. Quanto più l’interesse è individuale, di orizzonte chiuso, tanto meno la sinistra trova riscontri. Per quanto poi riguarda, in generale, l’individualismo, va detto che in Italia abbiamo una tendenza culturale di lunga data; e di certo i nostri tempi, dal punto di vista degli stili di vita dominanti, vanno nel senso di una chiusura sempre maggiore, e di un’indifferenza sempre più accentuata verso tutto ciò che non riguarda la sfera personale e conosciuta. 

3 - No, non lo sono. Perché non lo sono i principi su cui si fondano. 

4 - Diritti (istruzione, salute, lavoro, religione, cittadinanza); doveri (politica fiscale, ambientale eccetera); giustizia; solidarietà; innovazione.

5 - Da una visione alta della politica, e da persone serie, oneste, coraggiose e competenti in grado di realizzarla.

 

In apertura Altan, tratta da L'Espresso.

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Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

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