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20180507 altan

Quarta ondata di interviste sugli errori, i partiti, i valori, da chi e cosa ripartire dopo la catastrofe di marzo. Rispondono Arianna Bettin, Romano Bonifacci, Anna Simone e Luigi Rossi

Alle elezioni dello scorso marzo la Sinistra italiana, in tutte le sue sfumature, ha toccato il fondo. Una sconfitta su tutti i fronti e a tutti i livelli (locale e nazionale) per un numero di voti mai così basso. Era un risultato prevedibile? Era inevitabile? Ma, soprattutto, conseguenza di cosa, di quali errori? E cosa fare ora? Rassegnarsi all'estinzione, all'irrilevanza, ricominciare dalle elementari?

Da questi interrogativi è nata la necessità di raccogliere le idee, le riflessioni di chi è impegnato in prima persona (amministratori e uomini di partito) ma soprattutto di chi la politica la vive da semplice cittadino. Così ho pensato di rivolgere 5 domande per la Sinistra a persone note e non, su quello che sta succedendo a Monza o in Lombardia o in Italia. Persone interpellate non in rappresentanza di, ma come singoli punti di vista singolari. A partire da oggi e a più riprese su Vorrei troverete le risposte. Ad accompagnarle saranno in apertura una vignetta di alcuni dei più importanti autori satirici italiani e poi uno dei manifesti o delle foto delle lotte storiche della Sinistra, perché — la butto lì — c'è anche una questione di linguaggio e di immagini/immaginario dietro questa catastrofe.

I quattro intervistati di oggi sono Arianna Bettin, studentessa e presidente di LabMonza, Romano Bonifacci, giornalista in passato caporedattore della redazione di Milano dell'Unità, Anna Simone, sociologa del diritto e della devianza autrice di vari titoli per Mimesis e Einaudi, Luigi Rossi, imprenditore e animatore di iniziative in ambito artistico (Premio Bice Bugatti Segantini, Vidi).

Nei prossimi giorni, a cadenza irregolare, seguiranno tanti altri. Le domande per tutti sono queste cinque:

  1. Cos'è successo a Monza, in Lombardia e in Italia. La Sinistra ha perso su tutti i fronti. Quali sono gli errori più grossi commessi?
  2. Perché così tanti partiti e così pochi voti a sinistra?
  3. Davvero Destra e Sinistra sono concetti sorpassati?
  4. Quali sono i cinque valori per cui la Sinistra dovrebbe battersi oggi.
  5. Da cosa e da chi ripartire?

 

Arianna Bettin, studentessa

1 - È stata dolorosa, è stata imprevista, ma la debacle locale non credo sia una notizia. Al netto della sorpresa, al livello comunale, Scanagatti non è riuscito a riconquistare la guida della giunta per una manciata di voti, mentre nel resto d'Italia il Pd collezionava sonore sconfitte. Anche il nostro risultato, col senno di poi, viste le performance della nostra area di riferimento in Lombardia e in Italia, è da ridimensionare. Per quanto riguarda la Regione, in compenso, sarebbe stata una notizia una vittoria del centro-sinistra in una delle roccaforti storiche del centro-destra e della Lega! Questo non per sminuire, ma per relativizzare adeguatamente i risultati locali. Credo che la constatazione da fare sia un'altra: siamo arrivati a ottenere – ormai da diversi anni – ottimi risultati nelle zone più ricche d'Italia e in zone solitamente collocate a destra, addirittura iniziando a sperare, legittimamente, in una possibile vittoria in Lombardia in un momento di grande forza della Lega Nord; abbiamo perso le nostre roccaforti di sempre.

Penso che a Monza la sinistra abbia sofferto prevalentemente il peso della contingenza politica: le scelte di questi anni del PD, in particolare la gestione timorosa e "sulla difensiva" della questione migratoria

Penso che a Monza la sinistra abbia sofferto prevalentemente il peso della contingenza politica: le scelte di questi anni del PD, in particolare la gestione timorosa e "sulla difensiva" della questione migratoria, e la grande galoppata di Salvini sul tema. Inoltre, si è optato per una campagna elettorale politicamente poco aggressiva, quando dall'altra parte non si lesinavano attacchi sotto la cintura. Non per sostenere che si dovesse fare altrettanto, ma la "parata e risposta", in nome di una presunta superiorità di spirito, non è mai arrivata, e si è visto. Tuttavia, non vedo grandi errori nella campagna di Scanagatti.

Al livello nazionale, che dire... quando un esecutivo a netta prevalenza PD riesce a scontentare tutto lo zoccolo duro del PD, mettendo in atto politiche che la base non riconosce come sue e come se fossero delle scelte obbligate, denigrando chi non le condivide; quando un segretario fagocita tutto il dibattito interno spingendo ai margini o fuori chi non lo segue, inutile dire che il risultato non potrà essere brillante.

Infine, Liberi e Uguali. Ho condiviso l'operazione dall'inizio, specialmente in previsione di una futura sinistra unita. L'unica condizione perché potesse riuscire era ottenere un risultato tra il 6% e il 10% - una condizione decisamente ambiziosa, ma indispensabile. L'errore gravissimo è stato quello di proporsi come alternativa debole e nostalgica del Partito Democratico senza offrire realmente niente di nuovo, niente di diverso. Il riscatto dalle accuse doveva venire da un programma d'avanguardia, ben studiato, non utopico, innovativo e di sinistra, e da processi interni condivisi. Tutto questo è mancato, anzi, malgrado l'ottimo esordio, si è fatto il contrario e si è proceduto disordinatamente, ingenuamente, senza direzione. Forse – lo penso con rammarico – le malelingue non avevano tutti i torti a dire che per qualcuno è stato un salvagente politico.

2 - Sarebbe riduttivo limitare la ricerca delle cause del nostro tracollo all'iperprotagonismo di Renzi o all'inettitudine delle dirigenze (trasversale a tutto l'arco di sinistra). È solo uno dei temi, quello più superficiale. La Sinistra è in crisi, ma non è una novità, anzi, ed è una crisi ideologica. Ci hanno detto in tutti i modi che, dal crollo del muro, le ideologie sono morte, e abbiamo finito per crederci. Come se la nostra ideologia fosse riducibile all'esistenza dell'URSS e non poggiasse su dei valori ben più antichi e ben più attuali. Crozza, imitando Bersani, forse direbbe che "un programma politico non cresce mica sugli alberi". Non si può pensare che questo arriverà magicamente dal cielo assieme a un leader forte e salvifico.

La Sinistra ha smesso di fare elaborazione. L'elaborazione si fa collettivamente, attraverso il confronto diretto, col contatto personale, non chiudendosi in uno studio, nemmeno leggendo dei numeri e agendo di conseguenza. Questo viene dopo ed è certamente una fase che richiede delle competenze che, oggettivamente, non tutti possiedono. È una fase che spetta agli esperti, ai tecnici, ai politici. Ma la fase dell'elaborazione è fondamentale per individuare criticità, linee direttive di lavoro, valori di riferimento. Ha la doppia funzione di diffondere conoscenze tecniche nella base e orientare i vertici. Se si rinuncia a questa fase, si perde qualsiasi significato di partito.

La Sinistra, parallelamente, ha smesso di fare formazione e informazione, ha iniziato all'occorrenza a mentire alla sua base, a morire di strategia, a chiudersi, quando per antonomasia è una forza-portavoce, onesta, genuina, che indica il re nudo. Il Partito Socialista Tedesco (l'SPD) è stato il primo partito di massa della Storia per questo motivo; il Partito Comunista Italiano, quello che denunciava per bocca di Berlinguer la "questione morale", non è stato investito da Mani Pulite per questo – salvo poi essere trascinato dal crollo dell'URSS in una crisi irreversibile.

Un qualsiasi trentenne, magari iperqualificato, sfruttato per uno stipendio che non gli permette nemmeno di pianificare il proprio futuro e di pensare a una famiglia è una vittima di un sistema senza garanzie.

3 - Lo saranno quando le dinamiche malate del capitalismo cesseranno di creare situazioni di disuguaglianza e ingiustizia sociale, per quanto subdole, come quelle che viviamo in quest'angolo privilegiato di mondo. Gli sconfitti e gli oppressi della società, in una società automatizzata e digitalizzata, non sono (solo) i minatori, ammesso che rappresentino una quota rilevante della popolazione: un qualsiasi trentenne, magari iperqualificato, sfruttato per uno stipendio che non gli permette nemmeno di pianificare il proprio futuro e di pensare a una famiglia è una vittima di un sistema senza garanzie. C'è chi dice che va bene, che la mano invisibile è spietata ma giusta, e c'è chi dice che è un'ingiustizia intollerabile. C'è chi dice che per l'equilibrio economico (il loro) ci devono essere squilibrio sociale profondo, disuguaglianze e sproporzioni, c'è chi pensa che si debba fare tutto il possibile per chiudere la forbice per stare tutti meglio, anche intervenendo direttamente, anche garantendo servizi basilari escludendoli dalle dinamiche del mercato, perché devono essere disponibili a tutti, non solo a quelli che hanno i soldi per permetterseli. I diritti – individuali, sociali, politici – vengono di conseguenza.

Sono due modelli talmente diversi, e le anomalie del meccanismo talmente evidenti, che è una vera mistificazione sostenere che Destra e Sinistra non esistano più. E anche qualora l'attuale modello venisse superato, è la rivendicazione della dignità della persona e la denuncia dell'ingiustizia, delle storture a segnare il percorso delle forze riformiste.

4 - Ho letto le risposte di chi è intervenuto prima di me. Spero di non ripetere e di aggiungere qualcosa in più: Stato sociale; cooperazione (sociale, aziendale, umana, tra soggetti privati e tra pubblici e privati); formazione (in tutte le sue forme, diffusa e di alto livello, scolastica e d'aggiornamento, divulgativa e di ricerca); pari opportunità, che non si limiti ai diritti dichiarati e individuali, che non si riduca al genere, all'etnia, alle capacità fisiche e mentali, ma che si poggi sull'effettiva pari possibilità da parte di chiunque di autorealizzazione in base alla propria volontà, a prescindere da qualsiasi fattore che la possano impedire, legalmente, culturalmente ed economicamente; sostenibilità, secondo le tre direzioni canoniche: ambientale, sociale, economica.

5 - Non per essere di parte, ma dai giovani. Siamo la prima generazione nata dopo la guerra ad aver incontrato un mondo così poco accessibile come quello attuale, affrontando una crisi così netta fra aspettative e realtà. Ci stiamo inventando di tutto per entrarci: i ragazzi della mia età, i ventenni, vedono quelli di qualche anno più grandi alle prese con delle difficoltà eccessive per inserirsi nel mondo degli adulti, o dei vecchi, e non rispondenti agli sforzi che hanno compiuto assieme ai loro genitori per assicurarsi un futuro.

Siamo per necessità una generazione di creativi, che per di più ha modo di vedere come funzionano le cose fuori dai confini italiani. Malgrado le classifiche impietose di scuole e università, siamo anche fra i pochi al mondo ad avere un bagaglio culturale così ampio e di livello. Anche per questo troviamo posto tanto facilmente all'estero, specialmente in ambito accademico. Sarebbe il momento di sfruttare a piene mani tutto questo potenziale inespresso.

 

 Romano Bonifacci, giornalista

1 - Domanda semplice, secca che merita una risposta altrettanto secca, semplice. I paroloni spesso confondono, non spiegano. E invece  in questa materia, e in questo momento, occorre essere il più possibile chiari. Il 4 marzo le urne hanno determinato un terremoto politico di dimensioni ancora non bene definite. Le scosse di assestamento elettorali in Molise e Friuli hanno confermato che il sisma non è del tutto concluso. Il risultato è che la sinistra a Monza, in Lombardia e in Italia è stata travolta, ridimensionata. Il rosso politico? Non c’è quasi più. Cancellato.                                                                                                               

Gli errori commessi? Tanti e gravi. Io naturalmente parlo della sinistra, non solo del Pd, per il quale, a questo punto della storia, faccio un po’ di fatica a trovare un posto. La sinistra in Italia, fino agli ultimi giorni del Pci, è sempre stata una cosa seria. Combattuta ma anche ammirata. Il crollo del muro di Berlino e i fatti di piazza Tiennamen l’hanno indubbiamente scossa, turbata, reso meno sicura sia dal punto di vista teorico-ideale che da quello della iniziativa. Qualcuno ha pensato che bastasse togliere la famosa parolina (“comunista”) per recuperare. Non è stato così. Con il Pds, il Partito ha cominciato a perdere le sue antenne tradizionali, a non capire la realtà. Un esempio ? Le elezioni del  1994. La famosa macchina da guerra ha fatto cilecca, non si è vista, anche perché chi la guidava allora aveva clamorosamente e colpevolmente sottovalutato Forza Italia e la Lega Nord. E infatti furono loro, assieme ad An, a dare l’avvio al ventennio berlusconiano. Poi vennero tutti gli altri errori, la bocciatura del governo Prodi, l’incredibile congiura dei 101, la defenestrazione di Enrico Letta, la “consacrazione” di Matteo Renzi e delle famose Leopolde.

2Lo sbriciolamento cominciò, se ben ricordate, con il congresso di fondazione del Pds allorchè Pietro Ingrao fu sconfitto e gli altri non fecero molta strada. Pure il fondatore  Achille Occhetto qualche tempo dopo venne messo da parte e da parte è rimasto. E poi lo scontro, tutt’altro che edificante tra Massimo D’Alema e Valter Veltroni per la segreteria, completò l’opera di un presunto ma mai realizzato rinnovamento. Tutti fatti clamorosi che sono stati “digeriti” troppo alla svelta. Io credo che nella sinistra in generale e nel Pds in particolare, sia mancata una seria riflessione politica su quegli anni. La verità è che gli ex comunisti, o meglio i comunisti post Pci, sono stati deludenti.    

La verità è che gli ex comunisti, o meglio i comunisti post Pci, sono stati deludenti.    

3 - Io credo di no. Anche perché alla sconfitta della sinistra non è corrisposto un indebolimento della destra che invece, a mio avviso, mai come oggi è stata tanto vivace e attiva. Altro che “ fascisti nelle fogne “.

4 - La difesa della democrazia, l’onestà (basta con la corruzione a qualsiasi livello), lotta alle disuguaglianze, il lavoro, la pace. E si potrebbe aggiungere qualcos’altro.

Lasciamo fare ai giovani. Il compito è solo loro. Gli spetta come diritto e come dovere.

5 - Bella domanda. Ma io sono troppo vecchio e poco saggio per rispondere in maniera originale. Innanzitutto  bisognerà riprendere i  collegamenti con i problemi reali del Paese e  costruire qualcosa di profondamente unitario. State tranquilli, non penso ad un Pci rinnovato, penso ad un Partito nuovo di zecca, comunque ad un movimento unitario, indiscutibilmente di sinistra, perché della sinistra - checché se ne dica - l’Italia ha ancora molto bisogno. Ma lasciamo fare ai giovani. Il compito è solo loro. Gli spetta come diritto e come dovere.

 

 20180507 1280px Il futuro non e quello di una volta Foto Giovanni DallOrto 23 6 2007

Foto da wikimedia.org

 

Anna Simone, sociologa

1 - La sinistra non ha capito come si andava scomponendo la società sul fronte del lavoro, non ha saputo dare risposte al malessere sociale, non è stata in grado di capire che la crisi economica, in un paese che si va de-alfabetizzando, avrebbe suscitato grezzi rancori. Tutti andati verso i 5 stelle o Salvini.

2 - Perchè anzichè pensare a come dare risposte alla nuova composizione sociale hanno fatto i soliti giochini di scissione di cui non importa più nulla a nessuno.

Anzichè pensare a come dare risposte alla nuova composizione sociale hanno fatto i soliti giochini di scissione di cui non importa più nulla a nessuno.

3 - No, ma sono stati maltrattati e svuotati di senso rispetto alla realtà. E soprattutto la sinistra non ha saputo trasformarli nel tempo presente.

4 - Giustizia sociale. Nuovi diritti. Ambiente. Cura. Relazioni.

5 - Dall'ammissione di aver sbagliato tutto da circa dieci anni. Da se stessi.

 

Luigi Rossi, imprenditore

1 - Hanno perso tutti, anche quelli che hanno votato 5 stelle. Avanti abbiamo il nulla cosmico sociologo e culturale.

2 - In guerra non si può sbagliare nemico e i lupi sanno che quando la situazione è difficile chi va fuori dal branco muore.

3 - La sinistra è estinta. Dalla Cgil e altri sindacati solo silenzi assordanti complici del dominante tecno individualismo. La destra c’è ovunque in tutte le sue gradazioni sia sul piano organizzativo che culturale.

4 - Basta valori e diritti: parliamo di cose.

5 - Costruire un’onda lenta lunga profonda, sociale e culturale senza Twitter, senza settari e senza rinco di terza generazione, masochisti abituati a perdere. Partiamo da chi ci sta senza etichette scadute.

 

In apertura Altan, tratta da L'Espresso.

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Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

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