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20180509 vauro

Sesta parte delle interviste sugli errori, i partiti, i valori, da chi e cosa ripartire dopo la catastrofe di marzo. Rispondono Pasquale Barbella, Marina Berardi, Massimo Rebotti e Ezio Rovida

Alle elezioni dello scorso marzo la Sinistra italiana, in tutte le sue sfumature, ha toccato il fondo. Una sconfitta su tutti i fronti e a tutti i livelli (locale e nazionale) per un numero di voti mai così basso. Era un risultato prevedibile? Era inevitabile? Ma, soprattutto, conseguenza di cosa, di quali errori? E cosa fare ora? Rassegnarsi all'estinzione, all'irrilevanza, ricominciare dalle elementari?

Da questi interrogativi è nata la necessità di raccogliere le idee, le riflessioni di chi è impegnato in prima persona (amministratori e uomini di partito) ma soprattutto di chi la politica la vive da semplice cittadino. Così ho pensato di rivolgere 5 domande per la Sinistra a persone note e non, su quello che sta succedendo a Monza o in Lombardia o in Italia. Persone interpellate non in rappresentanza di, ma come singoli punti di vista singolari. A partire da oggi e a più riprese su Vorrei troverete le risposte. Ad accompagnarle saranno in apertura una vignetta di alcuni dei più importanti autori satirici italiani e poi uno dei manifesti o delle foto delle lotte storiche della Sinistra, perché — la butto lì — c'è anche una questione di linguaggio e di immagini/immaginario dietro questa catastrofe.

I quattro intervistati di oggi sono Pasquale Barbella, pubblicitario e blogger, Marina Berardi, antropologa e fotografa, Massimo Rebotti, giornalista del Corriere della sera, Ezio Rovida, docente e animatore culturale.

Nei prossimi giorni, a cadenza irregolare, seguiranno tanti altri. Le domande per tutti sono queste cinque:

  1. Cos'è successo a Monza, in Lombardia e in Italia. La Sinistra ha perso su tutti i fronti. Quali sono gli errori più grossi commessi?
  2. Perché così tanti partiti e così pochi voti a sinistra?
  3. Davvero Destra e Sinistra sono concetti sorpassati?
  4. Quali sono i cinque valori per cui la Sinistra dovrebbe battersi oggi.
  5. Da cosa e da chi ripartire?

 

 

Pasquale Barbella, pubblicitario

1 - In politica si commettono errori di due tipi: quelli con cui si perde e quelli con cui si vince. Può inoltre trattarsi di errori di comunicazione o di strategia morale, o di una combinazione dei due. Il peccato di arroganza, per esempio, si è ritorto contro Renzi ma ha portato fortuna a Grillo, a Di Maio, a Salvini, a Berlusconi, che non sono certo dei cherubini. Il razzismo è un pesante errore morale, ma quello della Lega paga piuttosto bene in termini di adesione popolare. Salvini, in apparenza, detesta il tradimento e si astiene dal pugnalare, almeno per il momento, Berlusconi alle spalle; però si trasforma da leader regionale della Padania a potenziale leader nazionale d’Italia senza che i leghisti del nord se ne offendano e senza suscitare scandalo tra i terroni: dovrebbe essere un errore, e invece la giravolta viene salutata come un’idea assolutamente legittima e normale non solo dall’elettorato, ma anche dai media indipendenti.

In politica si commettono errori di due tipi: quelli con cui si perde e quelli con cui si vince.

Gli errori commessi dal PD sono diventati talmente drammatici da portare a un errore definitivo, la scissione. Agli errori dei partiti bisogna aggiungere quelli dell’elettorato: che ha ragione quando pretende dalla sinistra qualcosa che sappia di sinistra (per esempio occupazione e lavoro dignitosamente pagato), ma ha torto quando si aspetta qualcosa di sinistra da opposizioni in odore di liberismo spinto, neofascismo e post-Europa. Non mi metterò anch’io a elencare puntigliosamente gli errori della sinistra italiana perché è quello che la sinistra italiana fa da sempre, di sua spontanea volontà, sotto il naso e le orecchie di chiunque, come se fosse perennemente invitata a un festival del masochismo anziché a laceranti sfide politiche.

2 - Quando le economie vanno male, i popoli perdono la fede nei principii essenziali e diventano ipersensibili alla propaganda più promettente. Il marketing ha vinto sull’ideologia (intesa come sistema coerente di idee), gli slogan hanno sconfitto i contenuti. Le piccole destre contemporanee aspirano a ballare il tip-tap su un palcoscenico internazionale che allinea Trump, Le Pen, Orban, Putin, Erdogan, i guys and dolls della Brexit e altri bravi ragazzi nella sua chorus line. L’antifascismo, insomma, è andato a farsi fottere per cedere il campo a slogan ambigui come «democrazia diretta»: signora, che ne facciamo degli immigrati? Risposta: föra d’i ball. Con buona pace di Papa Francesco, l’ultimo leader socialdemocratico rimasto sul pianeta.

Signora, che ne facciamo degli immigrati? Risposta: föra d’i ball. Con buona pace di Papa Francesco, l’ultimo leader socialdemocratico rimasto sul pianeta.

3 - Sostenere che destra e sinistra sono concetti sorpassati è un concetto squisitamente di destra. Un inganno che è stato venduto benissimo alle masse, con un martellamento cominciato da Berlusconi tanti anni fa e proseguito dai suoi avversari più recenti. Cosa c’è di sorpassato nel pretendere – per esempio – dai datori di lavoro un trattamento decente, o da certi politici un’educazione più umanitaria? 

4 - Più che ripetere a memoria la lista dei valori di sempre, legati ai principii di uguaglianza e giustizia sociale, ai diritti civili, al rifiuto dello sfruttamento e cose del genere, mi sembra necessario e urgente aggiungere un aggiornamento che la sinistra italiana ha già fatto suo (pagandolo come un errore): l’europeismo. Ci credeva già Mazzini, ma in tante delle nostre teste questo ideale non è ancora entrato come si deve, e forse appartiene a un’utopia sulla quale converrà investire per qualche altro secolo. Meritiamo una patria più grande dell’orto di casa, checché ne dicano i leghisti e i legumi, le stelle e le stalle. Che risorse abbiamo noi, penisoletta di periferica geografia continentale e politica, per farcela da soli – con la liretta in tasca e il mandolino a tracolla – dentro e contro un mondo che non lesina né miserie né agguati? Basteranno la bellezza dei patrimoni Unesco e la storia dell’arte a salvarci da chi ci vuole male? Che cosa pensano di fare Salvini e Di Maio per salvarci le chiappe in futuro?

Io continuerò a votare a sinistra non per tossicodipendenza ideologica o per cieco tifo da stadio, ma perché se muore la sinistra muore molto più che un partito.

5 - Vorrei dire che la resurrezione della sinistra (una buona sinistra equilibrata, concreta e lungimirante) serve non solo a chi la vota, ma anche al resto del paese. Un paese cessa di essere democratico se lo si priva di una sinistra. Per colmo di paradosso, il 4 dicembre 2016 e il 4 marzo 2018 la sinistra italiana è stata affossata proprio da chi doveva crederci di più. Ferita a morte dal fuoco amico. Io continuerò a votare a sinistra non per tossicodipendenza ideologica o per cieco tifo da stadio, ma perché se muore la sinistra muore molto più che un partito. Ecco, forse si potrebbe ricominciare da questo punto di vista, che è stato e sarà il mio: non voto per questo o quel partito, ma per simpatia con gli elettori che lo hanno scelto. Voglio stare in loro compagnia, perché costituiscono una comunità di cui mi fido.

 

Marina Berardi, antropologa

1 - Non conosco la realtà di contesto di Monza e della Lombardia in generale, posso avanzare delle considerazioni semplicistiche per l'Italia. L'errore è stato di sottovalutare il malcontento generale che intanto si rintanava nei partiti e nei movimenti che lo fagocitavano. La sinistra ha sofferto della sua eccessiva personalizzazione con Matteo Renzi. La frammentarientà del partito, le correnti interne sono sempre esistite, probabilmente non hanno mai giovato, ma credo che l'errore maggiore sia stato quello di una svista della sinistra a sinistra e una carente lettura dei bisogni. La sinistra ha anziché farsi eleggere ha eletto e ha eletto una fascia di popolazione che è la sua confort zone. 

2 - La sinistra sapeva di perdere e l'idea di diversi partiti, alcuni dentro e altri fuori dalla coalizione, serviva solo per quantificare cosa ancora era rimasto, una sorta di pre-indagine di partito per riorganizzarsi. Un partito unico a sinistra sarebbe stato percepito come irrealistico e non avrebbe giovato, non che le cose siano andate meglio. Una idea di sinistra forte va creata, costruita. I meccanismi di scelta dell'elettore sono gli  stessi di altri sistemi, la scelta collettiva ha delle determinanti culturali.  

I concetti di destra e sinistra divengono oggetto di attacco verbale perché si vuole far prevalere un preciso disegno che ha bisogno dell'amnesia politica.

3 - Sono delle convenzioni, non credo che siano superate. C'è una tendenza centrifuga ma non delle ideologie, bensì del lessico. La retorica si sta spostando verso il centro facendo sbiadire i contorni. I concetti di destra e sinistra divengono oggetto di attacco verbale perché si vuole far prevalere un preciso disegno che ha bisogno dell'amnesia politica. Si dirà che anche la politica è un concetto superato, ma non bisogna cedere alle mere leggi di mercato, siamo qualcosa in più. 

4 - La dignità, il lavoro, i diritti civilli, l'inclusione delle diversità, la salvaguardia, tutela e valorizzazione ambiente naturale e patrimoniale 

5 - Io partirei dai territori attraverso un programma di indagine qualitativa, un'etnografia del Paese attraverso i paesi, attraversando l'Italia dei borghi, l'Italia interna, l'Italia che scompare. 

 

20180509 via padova milano

La "catena umana" di via Padova a Milano del 5 maggio 2018 (foto tratta milano.repubblica.it

 

Massimo Rebotti, giornalista

1 - La sinistra è apparsa lontana dai ceti popolari, da chi ha subito di più le conseguenze della crisi economica. Ed è stata vissuta come parte dell'establishment in un momento storico in cui, viceversa, spira un forte vento di rivolta contro le elite.

2 - La propensione a dividersi è una storia antica. In questo caso ha pesato anche il giudizio sul governo Renzi e le misure che ha preso, in particolare su lavoro e scuola. Chi non le ha condivise ha provato la corsa solitaria. Ma è andata male. Per i critici di Renzi, alla fine, il Movimento 5 Stelle è risultato assai più credibile di Liberi e uguali.

3 - Adesso i criteri si sono molto rimescolati. Si può essere, per esempio, di sinistra sulle questioni del lavoro e di destra sui diritti civili o i temi etici. O viceversa. Credo sia un periodo transitorio, poi, magari molto rinnovati, torneranno criteri e sistemi di valori più organici, una destra e una sinistra.

Adesso i criteri si sono molto rimescolati. Si può essere, per esempio, di sinistra sulle questioni del lavoro e di destra sui diritti civili o i temi etici.

4 - La riduzione delle diseguaglianze. La mobilità sociale. La solidarietà. La tutela dell'ambiente. Un mercato del lavoro con più garanzie, in particolare per i giovani.

5 - Chi non lo so. Per un motivo o per l’altro gli attuali leader (?) della sinistra mi sembrano fuori gioco. Ripartire da battaglie chiare, comprensibili, attese. Un piano per ridurre le diseguaglianze sociali, per esempio.

 

Ezio Rovida, docente

1 - Non vivo a Monza da tempo ma per quanto ne so l’errore è stato non prendere nella dovuta considerazione inquietudini e ansie che si diffondevano in quartieri popolari come San Rocco etc. lasciando mano libera alla propaganda leghista. Quanto alla Lombardia è evidente che la sinistra mantiene una certa presa nelle città dove gode della fiducia di ceti medi più che altro amministrativi ma ha perso quasi ogni rapporto col territorio, in particolare con i ceti produttivi che si ritrovano più rappresentati nell’ambito amministrativo leghista. L’errore più grave è stata l’illusione del renzismo prepotente, che dopo le ultime europee ha creduto di avere in mano il paese, ha disprezzato l’opinione di moltissimi della sinistra, compresi i sindacati, e non ha saputo mai cogliere i segnali inquietanti che gli venivano dalle continue disfatte amministrative (Genova, Napoli, Roma, Torino etc.) arrivando all’Italicum e a un referendum personalizzato e inutile. E dopo la sconfitta non ha saputo cambiar leader e passo, nonostante alcune buone cose fatte dal governo Gentiloni. Ma il pietrone renzismo ha trascinato a fondo il Titanic.

L’errore più grave è stata l’illusione del renzismo prepotente, che dopo le ultime europee ha creduto di avere in mano il paese

2 - I partiti alla sinistra del PD non sono stati in grado di fornire un’alternativa: LeU è ricaduta in una sorta di intergruppo in cui i fuorusciti dal PD rincorrendo i resti di Sel e i gruppuscoli hanno perso la fiducia del loro seguito di centrosinistra. Quanto poi a PaP e soci meglio calare un velo sul velleitarismo tipico di quell’area.

3 - Destra e sinistra più che concetti sono esigenze che si manifestano nella società con visioni del mondo divergenti e di solito conflittuali, per cui vivono nella realtà profonda delle cose. L’attuale crisi della sinistra è dovuta agli errori delle forze “di sinistra” e al fatto che conseguentemente vasti ceti popolari si sono rivolti alla destra in cerca di difesa e di rassicurazione. Difficilmente avranno soddisfazione, ma il fenomeno non è nuovo: spesso la destra è andata al potere e ha governato egemonizzando il malcontento popolare.

4 - Difesa della democrazia, dell’uguaglianza (anche di genere) della cultura e del progresso. Giustizia sociale. Difesa e sviluppo del lavoro. Difesa degli interessi degli ultimi e dei penultimi armonizzandoli col più ampio contesto sociale. Battaglia per un’Europa politica in grado di unire e tutelare i suoi popoli.

L’unica cosa veramente utile sarebbe la fine dell’egemonia renziana nel PD

5 - Esili speranze e lunghe traversate nel deserto a meno che non si verifichino fatti imprevisti. L’unica cosa veramente utile sarebbe la fine dell’egemonia renziana nel PD che permetterebbe a questo partito fondamentale pur nella sua crisi elettorale, di costruire un nuovo gruppo dirigente che gli permetta di recuperare credibilità e di essere punto di aggregazione invece che di divisione.

 

 

In apertura Vauro, tratta da Il manifesto

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5 domande

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

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