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Viaggio nei luoghi di incontro. Prima tappa. La vita nei Centri di aggregazione giovanile a Monza: il Pavoni e il Frassati

Proviamo costantemente a relazionarci positivamente con le altre persone per essere felici, questo bisogno può essere soddisfatto solo sentendoci considerati, accettati, capaci, responsabili, ma soprattutto sentendo di suscitare sentimenti affettivi. Il “benessere” è basato su cose e situazioni concrete, sull’interesse per persone vere e presenti, qui e adesso. Per ciascuno è importante “essere parte”, sentirsi accettato in un’esperienza concreta e vissuta: nessuno può sottrarsi alla naturale spinta all’aggregazione. Promuovere “la relazione” significa capire quali siano le situazioni che possono diventare leganti e di conseguenza crearne. Nei centri di aggregazione giovanile (CAG) la socialità è il metodo e contemporaneamente l’obbiettivo. Ho chiesto direttamente agli operatori, Andrea e Sara del CAG Pavoni e Alessandro ed Elena del CAG Frassati, di spiegarci il loro lavoro con i giovani monzesi.

Innanzitutto che cosa è il vostro c.a.g.?
E’ un luogo, formato da spazi e persone, caratterizzato dall’attenzione alle varie dimensioni dell’educare: la crescita, l’impegno, il divertimento sano, l’ascolto competente grazie al contributo di educatori professionali. E’ l’opportunità, per tanti, di fare esperienza di gratuità e responsabilità con i più piccoli. È uno spazio di incontro a libero accesso principalmente per i ragazzi dagli 11 ai 16 anni. Durante l’orario di apertura si offrono diverse possibilità di impegno e di utilizzo del tempo libero: studio e compiti, gioco libero ed organizzato, attività strutturate all’interno e all’esterno del Centro e momenti di incontro informale. Con la chiusura estiva della scuola, si offre la possibilità di frequentare il Centro per l’intera giornata (CAG estivo). Inoltre, sono attivi progetti e aperture mirate per i ragazzi più grandi, tra i 16 e i 25 anni, perché abbiano l’occasione di continuare a ricercare, o di mantenere, un rapporto privilegiato con gli educatori e perché abbiano l’opportunità di proporre e di fruire di iniziative pensate e programmate con loro.

Quali risultati si possono riconoscere a questa esperienza di socializzazione giovanile?
Anzitutto il contributo di sostegno al compito educativo per le famiglie e l’accompagnamento dei ragazzi verso una crescente autonomia scolastica, ma anche il concreto aiuto per loro nel raggiungere maggiore consapevolezza e maturità personale per le scelte importanti riguardanti la propria vita ed il proprio futuro. Un CAG offre spazi per sperimentarsi nel confronto, nel riconoscimento e nell’espressione delle proprie emozioni, dà la possibilità di incontrare riferimenti educativi stabili e accoglienti, concede ospitalità alle criticità dell’età. Un progetto di questo tipo è utile e fondamentale per prevenire situazioni di esposizione a esperienze critiche rischiose (abbandono scolastico, isolamento sociale, difficoltà di integrazione culturale…).

Sia il CAG Pavoni che il CAG Frassati contano, annualmente, almeno una sessantina di ragazze e ragazzi che frequentano con regolarità, ai quali si aggiungono ulteriori presenze nelle sei/sette settimane di attività durante il periodo estivo di chiusura delle scuole. In prevalenza sono ragazze e ragazzi in età da scuole medie e primo anno delle superiori. Le loro esigenze sono molto variegate, la maggior parte delle situazioni è rappresentata da famiglie con entrambi i genitori impegnati in attività lavorativa. Ci sono ragazzi che faticano a  soddisfare e gestire le richieste scolastiche o che semplicemente hanno bisogno di un luogo sereno in cui incontrare amici e ampliare le proprie competenze relazionali, dove ci si auspica possano esprimere le proprie attitudini e sviluppare o potenziare le proprie abilità. Gli operatori, conosciute le problematiche si rivolgono poi ai bisogni: dall’affiancamento in relazione al compito scolastico allo stare semplicemente insieme, dal potersi divertire al poter capire qualcosa di più della vita. Nella domanda crescente delle famiglie di un aiuto educativo nella gestione quotidiana dei figli, c’è anche il bisogno che nasce dall’ aumento di ragazze e ragazzi stranieri che necessitano fortemente di punti di riferimento, di interazioni positive, di supporto linguistico e, nel rispetto della loro storia, di integrazione culturale. Sono in aumento anche le segnalazioni delle scuole circa ragazzi a rischio di dispersione scolastica, si tratta di richieste di collaborazione per offrire progetti integrati in un ambiente ricco di relazioni, recuperando motivazioni anche in vista del successo scolastico. Negli ultimi anni sono cambiate tante cose: le convenzioni, le politiche giovanili e sociali, i finanziamenti, le scuole, le generazioni, le modalità di sistema e di raccordo e alcune attività proposte. Non sono cambiati i nostri riferimenti valoriali.

Quali sono i problemi più grandi che affrontate ogni giorno?
Certamente il più impegnativo, in particolar modo in questi ultimi anni, è mantenere l’essenziale orientamento nel costituire una rete stabile di fattiva collaborazione con le scuole, le istituzioni, il territorio e contribuire costantemente ad alimentarla. Seguono, per noi con pari grado di importanza, il consolidare un’alleanza sinergica e funzionale con le famiglie e il favorire continuità di presenza nei ragazzi per iniziative, prolungate nel tempo, che siano significative a livello relazionale.

Quali sono le caratteristiche dei vostri centri: orari, luogo, recapiti, ma anche progetti e obbiettivi?
Il CAG Pavoni è in via Magenta 4, a Monza, il cuore del nostro servizio è saper essere uno spazio di libera aggregazione, con esplicita adesione (attraverso iscrizione a cura della famiglia) al contesto educativo progettato e regolato; uno spazio “di benessere” dove avere la possibilità di stare con gli amici in un ambiente adeguato e positivo. Le nostre principali attività sono: - Spazio di supporto allo studio, tutti i pomeriggi per due ore, distinto per fasce di età omogenee (11-13; 14-16), con educatore di riferimento. - Spazio in grado di assicurare proposte specifiche in piccolo gruppo (una dozzina di ragazzi al massimo, per fasce d’età), a cadenza settimanale, strutturate intorno ad una particolare disciplina, volte a favorire l’acquisizione di nuove competenze e il rafforzamento di competenze già in dote. Oltre a quella di tre educatori, tra i quali uno garantisce il coordinamento complessivo, è prevista anche la presenza di volontari. Si collabora costantemente con le scuole medie del territorio e le diverse agenzie educative. L’apertura è dal lunedì al venerdì, dalle 13,30 alle 18,00, con possibilità di pranzo. Da quest’anno è contemplata anche l’apertura di un sabato al mese con proposte variabili a carattere ludico, creativo, culturale. La programmazione mensile è visibile anche accedendo al sito web artigianellimonza.it

Recapiti: T. 039-8397453, cell. 366-3541919, Fax 039-8397459, e-mail: cagpavoni.monza@pavoniani.it

 

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Il CAG Frassati è in via Frassati 2, Monza all’interno dell’oratorio Piergiorgio Frassati, è aperto dal martedì al sabato dalle 15 alle 18,30. La prima parte del pomeriggio è dedicata al gruppo 11-16 anni per il recupero scolastico, fino alle 16,30/17,00. Nella seconda metà del pomeriggio ci sono laboratori, momenti liberi, gioco e opportunità formative su diversi argomenti salienti. Si accede liberamente, esiste però un regolamento da rispettare. Sul territorio di Cederna esiste un grande bisogno di integrazione: tra diverse culture e ceti sociali, tre le numerose iniziative e le realtà che le propongono. Inutile dire che il bisogno più grande è quello di raggiungere più persone possibili che hanno diversi bisogni.

Recapiti: cag.frassati@sacrafamigliamonza.it

 

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Andrea e Sara concludono così la nostra chiacchierata
Crediamo fortemente che essere educatore richieda un notevole coinvolgimento personale, una buona predisposizione all’incontro, sempre nuovo, e una costante cura della propria motivazione, perché sia viva e produttiva. Armonia, confronto aperto e stima reciproca sono gli elementi fondanti del modo di relazionarci e di lavorare all’interno del nostro gruppo di adulti educatori, ben orientati in riferimento al progetto educativo pavoniano. La tensione quotidiana di ognuno è per l’integrazione delle differenti prospettive nel leggere le tante situazioni e nell’aiutarsi ad essere, insieme, presenza accogliente e propositiva.

Alessandro aggiunge qualcosa di ancora più personale.
Ho scelto di fare questo lavoro perché penso che sia il modo migliore di impiegare la mia vita professionale, mi piace stare con i più piccoli, condurli, ascoltarli, confrontarmi e imparare da loro. Da piccolo ho avuto la fortuna di incontrare degli educatori fantastici che mi hanno dato tanto della loro vita; ho sempre pensato di voler restituire quanto ricevuto. Ogni giorno imparo la precarietà della nostra esistenza, la nostra fragilità, ma anche la gran voglia innata di risorgere, di cercare il bello, di sentire una chiamata alla vita e allo stare bene. Ho bisogno di incontrare persone che pur ricevendo da me tutte le mie attenzioni sono loro stessi a completare il senso della mia giornata.

Tutti loro hanno lo stessa speranza per il futuro: che questo tipo di Centri sia riconosciuto sempre più per il valore sociale, per l’apporto nella prevenzione del disagio e per la promozione a favore dei giovani. Lo sguardo è sempre e comunque sulle persone, sul loro presente e sul loro futuro, magari pensando anche a ricercare opportunità lavorative per qualcuno dei ragazzi più grandi, attraverso forme di vicinanza e collaborazione con soggetti che accordano la possibilità di prime esperienze nel mondo del lavoro.

 

“Centro ank’io” il progetto per i 16 – 25enni

A partire dalla sintonia per questi ideali, i due CAG hanno stretto un accordo di partenariato per un progetto, aggiudicatario del bando comunale 2014 di “co-progettazione di spazi giovanili di nuova generazione sul territorio di Monza”, che hanno chiamato “Centro Ank’io”. L’attività prevede la riprogettazione e personalizzazione di ambienti presso i centri stessi, attraverso l'uso di stimoli creativi. Verrà anche realizzato un video che documenti l'esperienza e possa servire per una condivisione pubblica della socializzazione sperimentata. Alla base del progetto il “fare” come strumento per la valorizzazione di talenti e potenzialità spesso nascosti, come contrasto all'abbandono ad atteggiamenti passivi e al soffocamento della noia. Inserire in ogni contesto un fattore espressivo ed artistico ribadisce la centralità del fattore umano perché l’arte introduce il desiderio, il piacere, l’aspetto qualitativo più che quantitativo. Un modo di portare un progetto e una speranza, infondendo una passione per risvegliarne poi altre. “Centro Ank’io” non è un progetto di semplice abbellimento di locali. Si tratta di una proposta attraverso la quale imparare, sulle basi del rispetto reciproco, ad interessarsi all’altro, senza rifiutare niente. La possibilità di evoluzione, di non staticità anche in mancanza di risorse, apre ai desideri e alle soluzioni nuove, si può cominciare cambiando poco a poco, provandoci, almeno pensandoci. Un progetto sugli spazi di cura e di relazione prevede di incidere concretamente seppur parzialmente sulla qualità della vita delle persone che li frequentano. Grandi pannelli-quadro o murales saranno il frutto dell’attività immaginativa e di pittura previsti dal progetto: i frequentatori contribuiscono attivamente all’ideazione e alla realizzazione delle opere. Attraverso l’espressione della propria creatività, i partecipanti sperimentano una finalità operativa di cui andare orgogliosi, soprattutto per la gratificazione che consegue il riconoscimento di risorse personali e soggettive, e sperimentano la presa di possesso dello spazio. Un'esperienza di auto valorizzazione e di visibilità di capacità altrimenti non riconosciute, che potrebbero anche aiutare un nuovo orizzonte di orientamento professionale. Gli operatori sono partiti dall’idea che ciascuno, “al lavoro”, si anima. L'arte favorisce apertura e incontro, fa leva sui talenti piuttosto che sulle fragilità produce beni relazionali valorizzando le diversità come opportunità.

 

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