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Il geologo Gianni Del Pero incaricato di verificare la presenza di diossina che potrebbe interferire con il tracciato autostradale. In caso di bonifiche obbligatorie, la Pedemontana potrebbe essere realizzata più difficilmente, a causa dei costi elevati a cui andrebbe incontro

 

Avevamo intervistato qui nel 2014 Gianni Del Pero sul tema di Pedemontana. Quest'opera infinita, in ritardo di molti anni, ora, oltre alla carenza di risorse finanziarie e di investitori privati — poco inclini a credere nella sua utilità e a un ritorno economico — si trova davanti al passaggio più critico e delicato: tra Seveso e Meda deve farsi largo con sbancamenti a ridosso della famigerata fabbrica Icmesa, quella da cui si sprigionò nel 1976 la nube di diossina che si diffuse anche nei comuni limitrofi, Cesano, Bovisio e Desio. Dopo 40 il pericoloso veleno anni è ancora lì. Le associazioni ambientaliste ricordano ogni anno il tragico evento.

Qui un servizio del 2010, quando avevamo partecipato a uno degli eventi ricorrenti. Nell'ultimo decennio le associazioni ambientaliste di Insieme in Rete hanno seguito e monitorato il lento avanzare dell'autostrada. L'attenzione si è concentrata maggiormente sulla tratta B2, che attraversa, , i territori della diossina. Per evitare il rischio di rispolverare ancora la nube velenosa sepolta nei terreni, le associazioni sono riuscite ad ottenere un progetto di analisi dettagliata, in modo da stabilire maggiori garanzie sulla incolumità della popolazione. Nel circondario c'è la più elevata densità abitativa della provincia di Monza e Brianza.

 

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Gianni Del Pero interviene a una conferenza presso Binario 7 a Monza

 

Gianni Del Pero, perché sono stati realizzati i carotaggi nella tratta B2 di Pedemontana?
I carotaggi fanno parte di un piano di caratterizzazione che interessa i comuni attraversati dal progetto di Pedemontana da Barlassina a Desio. Questo nasce da una delle prescrizioni del Cipe, inserite nel progetto definitivo a novembre 2009. All'atto di approvazione del progetto definitivo il Cipe sostiene: visto che è stato rilevato un superamento dei livelli di diossina in alcuni tratti dell'area di intervento della Pedemontana, è necessario realizzare ulteriori analisi, prima dell'inizio dei lavori di sbancamento e movimentazione.

 

Chiamiamo carotaggi l'utilizzo di una macchina, una sonda campionatrice, che effettua un prelievo nel terreno, mediante una tubazione che viene infissa nel terreno a roto percussione

Ci spiega perché si chiamano carotaggi?
Chiamiamo carotaggi l'utilizzo di una macchina, una sonda campionatrice, che effettua un prelievo nel terreno, mediante una tubazione che viene infissa nel terreno a roto-percussione. La sonda viene spinta e ruotata, in modo da prelevare una sezione di forma circolare della misura di circa 12 cm. Siccome la sezione viene poi estratta dal terreno come se fosse una carota, ne ha adottato il nome nel linguaggio gergale e poi tecnico. Questa forma particolare di sezione ci svela con esattezza la composizione del terreno. Nel caso della diossina, con questo metodo abbiamo il vantaggio di prelevare l'intero campione senza disturbarne una sua eventuale presenza. Se si estraesse con una paletta, per esempio, potrebbe polverizzarsi e disperdersi con la polvere stessa sollevata. L'attività di riferimento era uno scavo di due metri. Abbiamo realizzato 642 prelievi. Un primo campione prelevato tra 0 e 20 cm di profondità. Un secondo campione prelevato tra 20 e 100 cm e infine un terzo campione tra 100 e 200 cm. Quindi, per ogni carota lunga 2 metri abbiamo prelevato tre campioni.

 

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 Una carota prelevata nel piano di caretterizzazione di Pedemontana

 

Come mai ci sono voluti sette anni per realizzare i carotaggi?
Le problematiche da affrontare non sono state descritte in maniera precisa da parte del Cipe e quindi per un po' di anni Pedemontana ha fatto finta di niente. Non è stato ritenuto un problema la presenza di diossina non solo da Pedemontana, ma neanche da Regione Lombardia. Minimizzando il problema, la direzione di Pedemontana unitamente al plenipotenziario Cattaneo sostenevano di potere trattare eventuali superamenti come hotspot, punti singoli. Perché a loro parere non avrebbero condizionato in nessun modo la realizzazione dall'autostrada. Il coordinamento delle associazioni ambientaliste Insieme in Rete, accortosi dell'acutizzarsi del problema di sovrapposizione con il passaggio della Pedemontana nel Bosco delle Querce e sentendo la posizione intransigente di Cattaneo, che sosteneva in ogni caso il passaggio nel bosco con il ricorso a una deroga, ha cominciato a portare sui tavoli istituzionali le criticità, peraltro riscontrate anche dal Cipe.

Al di là di portare fuori la Pedemontana dal bosco, che come ambientalisti abbiamo ottenuto, abbiamo riproposto l'esigenza di non limitare l'indagine soltanto ad alcune analisi, ma realizzare un piano più complesso di caratterizzazione

Ma il problema riguardava solo il Bosco delle Querce?
Al di là di portare fuori la Pedemontana dal bosco, che come ambientalisti abbiamo ottenuto, abbiamo riproposto l'esigenza di non limitare l'indagine soltanto ad alcune analisi, ma realizzare un piano più complesso di caratterizzazione. Perché persisteva la problematica ambientale legata alla presenza della diossina. All'inizio abbiamo avuto non poche difficoltà a farci ascoltare. Successivamente i comuni di Seveso e Desio ci hanno sostenuto e nel 2012 abbiamo presentato una diffida giudiziaria a Pedemontana. Insieme in Rete ha diffidato la società Pedemontana a presentare il progetto esecutivo senza il piano di caratterizzazione. L'anno dopo è continuato il battage. Troviamo un sostegno in Regione, in particolare da parte del consigliere Corbetta del M5S, ma anche dalla consigliera Barzaghi del Pd. Il pressing esercitato porta, stranamente, all'approvazione all’unanimità di una mozione in Consiglio regionale, che impegna la giunta a chiudere tramite Cal a Pedemontana, il piano di caratterizzazione.

Dice “stranamente” perché la mozione è stata approvata all'unanimità?
Esattamente. Abbiamo pensato: o non hanno capito quello che hanno votato, o si sono trovati di fronte a un questione di grande entità e hanno dovuto compiere una marcia indietro. Di fatto la Regione ha impegnato la Pedemontana a realizzare le ricerche. Per alcuni mesi abbiamo avuto una serie di interlocuzioni con Cal, aiutati sia dal consigliere del M5s Corbetta che dal precedente direttore di Pedemontana Umberto Regalia. Durante questo periodo abbiamo registrato un passo avanti: a un certo punto, per la prima volta dopo anni, Pedemontana si è dichiara disponibile a operare in base a un articolo, il 242 della l.152/06, che stabilisce in caso di contaminazione conclamata un piano di caratterizzazione. Siamo all'inizio del 2014.

Nonostante la volontà di realizzare il piano, ci sono voluti più di due anni. Perché?
All'inizio era stato presentato un piano che prevedeva solo alcune analisi distribuite sul territorio, un po’ casualmente. I comuni interessati ovviamente non lo hanno accettato. L'anno dopo, nell'aprile del 2015, è stato presentato un piano definitivo che prevedeva 150 campionamenti. Che poi sono stati ulteriormente aumentati, sulla base di richieste specifiche e motivate da parte dei Comuni.

 

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L'area interessata dalla caratterizzazione

 

Alla fine quanti ne sono stati realizzati?
214 punti di campionamento. In ogni punto sono stati prelevati 3 campioni per un totale di 642. Se facessimo i conti più esatti i campioni risulterebbero molti di più. Perché la procedura prevede che intorno a un punto si prelevino 5 aliquote di terreno, per formare un solo campione superficiale.

Sono un numero clamorosamente elevato?
È il prodotto delle azioni insistenti delle associazioni ambientaliste di Insieme in Rete e in parte dei No Pedemontana. Ma anche degli amministratori dei comuni interessati. L'appoggio istituzionali di alcuni e più importanti comuni ha notevolmente contribuito a qualificare le richieste.

Quali comuni?
Seveso e Desio in modo più esplicito.

E Meda?
Purtroppo Meda continua ancora oggi a sostenere una concezione: con Pedemontana si “portano a casa” soldi utili a realizzare le opere complementari.

Purtroppo, come si temeva, Pedemontana porta con se un indotto di sfruttamento intensivo del territorio

Così potranno festeggiare con taglio di nastri le inaugurazioni?
Ahimè, senza avere un'idea, nemmeno vaga, verso quanto si va incontro, si subisce, per la golosità della pecunia, la violenza devastatrice del territorio. Inoltre alcune opere previste per Meda non potranno essere mai realizzate. Purtroppo, come si temeva, Pedemontana porta con sé un indotto di sfruttamento intensivo del territorio. Uno dei tanti è a Meda: qui c'è l'idea di spostare per 100 metri un torrente, il Tarò, affluente principale del Seveso, per costruire un sottopasso alla ferrovia e consentire, guarda caso in quell'ambito, di realizzare un nuovo centro commerciale.

Dove?
All'interno delle curva interessata dallo svincolo, a 50 metri dall'Icmesa. Si può immaginare quante problematiche può produrre un progetto del genere.

 

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Una fase del carotaggio

 

È vicino alle vasche della diossina?
Si, però non interagisce. Ma ci sono altri pericoli oltre alla vicinanza all'Icmesa: in questo sito l'azienda Medaspan lavorava con la formaldeide. Quindi: esistono problematiche di primo livello con la diossina e di secondo con la formaldeide. Se non si realizza la tratta B2, come ormai sembra possibile, non ci saranno i finanziamenti per il sottopasso e di conseguenza non sarà possibile realizzare il centro commerciale.

in base alle analisi fatte su terreni, possiamo decidere se si può realizzare la Pedemontana, come la si potrebbe fare e che tipo di problematiche ambientali dovranno essere risolte

Torniamo al piano di caratterizzazione. Alla fine è partito nel 2016, anche se era stato approvato in via definitiva nel 2015. Perché?
Il piano è stato approvato l'anno scorso con le correzioni concordate dai comuni consorziati: Barlassina, Cesano Maderno, Seveso, Desio e Bovisio Masciago. Tutti tranne Meda. Mi è stato affidato l'incarico di seguirli e supportarli nell'attuazione del piano. Ho steso un istruttoria. Alla fine abbiamo richiesto un aumento dei punti di prelievo e anche una loro maggiore profondità nel terreno. In questo modo abbiamo più garanzie rispetto alle scelte che ancora si dovranno adottare: in base alle analisi fatte su terreni, possiamo decidere se si può realizzare la Pedemontana, come la si potrebbe fare e che tipo di problematiche ambientali dovranno essere risolte. Questo è stato approvato alla fine di luglio dello scorso anno. In ottobre la regione ha approvato il decreto. All'inizio di gennaio avrebbero dovuto iniziare i campionamenti, ma sono subentrati una serie di equivoci per chi doveva finanziare il piano. L'indagine costa quasi 500 mila euro. Non sono tanti, però, siccome la proprietaria dell'opera naviga in difficoltà finanziarie, la somma assume una certa consistenza. Alla fine il problema si è risolto e Pedemontana ha potuto finanziare il piano. Il 3 maggio abbiamo iniziato i campionamenti e, rispettando la tempistica, l'ultimo campionamento è terminato il 30 giugno. 

Chi lo ha realizzato?
Strabag Nuova Briantea, la società che ha l'appalto per realizzare la tratta B1 e che ha anche l'incarico per la progettazione esecutiva e la realizzazione della tratta B2. Non so spiegare con precisione per quai motivazioni abbiano avuto l'incarico loro.

Poi Strabag lo ha sub-appaltato?
Loro sono costruttori di strade. Non fanno sondaggi. Hanno ovviamente appaltato a una società di Brescia. Un geologo di cantiere che ha seguito i lavori per 50\60 giorni nei vari cantieri. Il lavoro è stato eseguito al meglio.

 

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Una fase della caratterizzazione

 

E il suo ruolo qual è stato?
Di supervisore. Ho partecipato come tecnico di fiducia delle amministrazioni comunali. Il mio compito è stato di intervenire nella fase di campionamento, per concordare le modalità operative e per garantire prelievi effettivamente rappresentativi del problema diossina nei terreni. La mia presenza, oltre a rendere più oggettiva la ricerca, è servita a ripristinare la memoria storica, memoria che non era stata acquisita nella fase di progettazione del piano.

L'indagine era finalizzata a cercare la eventuale presenza di diossina caduta nel 1976. Questa inizialmente era rimasta nel livello superficiale del terreno. A pochi centimetri di profondità

Perché è necessaria la memoria storica della diossina nei terreni?
L'indagine era finalizzata a verificare l'eventuale presenza di diossina caduta nel 1976. Questa inizialmente era rimasta nel livello superficiale del terreno. A pochi centimetri di profondità. Ma diversi terreni sono stati successivamente movimentati: o per la bonifica, o per l'uso agricolo. Per esempio nel Bosco delle Querce hanno scavato per 80 centimetri e hanno portato via tutto. Oltre a questi ci sono altri terreni interessati da un altro tipo di bonifica: questi sono stati ricoperti di 40 centimetri di terra di riporto. Quindi i campionamenti sono diventati più complessi a secondo dei terreni, perché ora la diossina si può trovare a diverse profondità. C'era dunque la necessità di accedere a una memoria storica e sapere esattamente quali sono i terreni interessasti dal riporto. Il progetto di carotaggio prevedeva infatti in alcuni punti la profondità di 2 metri e mezzo. Abbiamo stabilito peraltro in alcuni punti di prelievo a Cesano, dove è stato rilevato un riporto di terra più alto di 120 cm, di effettuare carote profonde 3 metri e 20.

 

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Caduti del lavoro - Vincenzo Vela  - 1882

 

Come avete ricostruito la memoria?
Sommando conoscenze a vari livelli. Ci sono alcune documentazioni fotografiche. In parte c'è uno studio della Lombardia per l'Ambiente e dell'ufficio speciale di Seveso. Poi c'è anche la memoria delle persone. Quelle che abitavano già allora in quei luoghi. Per esempio anche l'attuale sindaco di Desio Roberto Corti, che allora era un bimbo, ricorda di aver visto i terreni vicino alla sua casa bonificati con un ricoprimento di riporto. Erano nelle zone esterne della contaminazione.

E le analisi, come si sono svolte?
Sono iniziate parallelamente ai campionamenti. A partire dalla metà di maggio il laboratorio privato, scelto da Strabag, aveva già analizzato i primi campioni. Siccome la quantità di diossina che deve essere ricercata nei terreni è infinitesimale, le analisi sono complesse. Non è così facile per esempio cercare sostanze tipo idrocarburi o metalli, che hanno magari percentuali più elevate, pur rimanendo nella norma. La diossina è segnalata come fuori dei limiti in riferimento alla presenza di nanogrammi per kg. Quindi si tratta di quantità infinitesimali un poco difficili da riscontrare. I limiti di legge sono fissati a 10 nanogrammi per kg per consentire l'uso residenziale, agricolo e verde dell'area, oppure 100 nanogrammi. Di conseguenza, per eseguire bene le analisi, c'è voluto molto tempo. Va aggiunto che una parte consistente di tempo è stata impiegata per farle in maniera il più possibile oggettiva.

Perché?
È stato necessario stabilire una sincronia tra i laboratori Strabag nuova Briantea, che facevano le analisi, e Arpa, che faceva le sue contro analisi su un campione gemello, per verificare se il dato ottenuto fosse attendibile. Questa fase si definisce validazione delle analisi. 

Le analisi di Arpa sono state fatte con altri campioni?
No, con gli stessi campioni. Come dicevo, prima la rappresentatività del campione era data da un prelievo tra o 2 e 20 cm, 20 e 100 cm e 100 e 200 cm. In questa porzione di terreno venivano confezionate tre aliquote di un campione, che doveva essere omogeneo e confrontabile. Nella porzione venivano preparati 3 barattoli contenenti una miscela elaborata di quel terreno. Un barattolo era destinato al laboratorio di Strabag, un barattolo ad Arpa e un barattolo rimaneva disposizione, nel caso che le indagini dei due enti risultassero in contraddizione.

Si tratta allora di campioni diversi?
In effetti sono stati prelevati tre campioni. Però, più o meno, contengono la stessa qualità di terreno. È una metodica e procedura che serve a garantire i prelievi di questi materiali. Il campione in possesso di Arpa è confrontabile ed, equivalente, se non gemello all'altro che proviene dallo stesso punto e dalla stessa profondità. Fisicamente la terra è diversa, tuttavia complessivamente possiamo dire che è comunque un campione prelevato nello stesso punto.

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Quindi è stata fatta una doppia analisi?
Sì: un analisi di campioni e una analisi di validazione fatta da Arpa. Per verificare che risultato ottenuto fosse corretto. Questa procedura particolare ha un nome tecnico: il contraddittorio. In generale la difficoltà è stata, non tanto l'esecuzione delle analisi, perché chi le fa in laboratorio sa fare il proprio mestiere, quanto prelevare effettivamente campioni di terreni rappresentativi.

La limitazione di questo piano di caratterizzazione è che fa riferimento all'opera autostradale.
Pedemontana ha accettato di prendere l'incarico di ricercare la diossina solo sul sedime delle opere in progetto

La ricerca si è concertata nei punti dove dovrebbero avvenire gli sbancamenti di Pedemontana?
Si. La limitazione di questo piano di caratterizzazione è che fa riferimento all'opera autostradale.
Pedemontana ha accettato di prendere l'incarico di ricercare la diossina solo sul sedime delle opere in progetto. Non ha voluto eseguire una ricerca più estesa nei comuni dove la nube della diossina è ricaduta nel 1976. Peraltro questo ha creato un distinguo di posizioni tra Insieme in Rete e il comitato No Pedemontana, che invece richiedeva un analisi più a vasto raggio.

Non era possibile?
E' una scelta di Pedemontana. Va detto che c'era il rischio, facendola più ampia, che in molti punti si sarebbero trovati valori di diossina prossimi allo zero. Soprattutto, con una superficie più ampia da sondare, bisognava richiedere non 214, ma almeno 5000 punti di prelievo. Sarebbe stata una spesa insostenibile: moltiplicare 500 mila euro per 25. Tuttavia, oltre alla vicenda Pedemontana, c'è comunque un'altra prospettiva: la regione ha appena approvato un finanziamento a Lombardia per l'Ambiente di 100 mila euro, finalizzati per la caratterizzazione nelle aree esterne a Pedemontana.

Per quale motivo?
Perché c'è un altro problema. Tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora è riferito alla normativa di carattere ambientale. La legge stabilisce o meno le bonifiche qualora si riscontra un terreno contaminato. Ma non dice nulla quando le percentuali sono inferiori al limite ma pericolosi per la sapute. La diossina viene ricercata in valori di nanogrammi. Ma per la salute umana è già pericolosa a livelli più infinitesimali di pico grammi. Un ordine inferiore di mille volte. Se si movimentano alcuni tipi di terreni, si possono rimettere in circolazione milioni di pico grammi di diossina. Siccome la dose letale per una persona è dell'ordine di 2 pico grammi al giorno per 1 kg di peso corporeo, se una persona assume 150 pico grammi in in giorno, ha un rischio elevatissimo. Nelle analisi che abbiamo fatto, questi valori sono contenuti migliaia di volte. Se si ha la sfortuna di trovarsi in un terreno con 9 nanogrammi di diossina, quindi sotto il limite di 10 nanogrammi per la bonifica, quei 9 nanogrammi per chilo di terreno corrispondono a 9000 pico grammi: una quantità in grado di aggredire una quarantina di persone. Nel progetto di Pedemontana si ipotizza di movimentare 4 milioni di metri cubi di terra, di cui almeno 600.000 contaminati da diossina, per un totale di oltre un milione di tonnellate.

 

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Finché la diossina è sepolta il rischio è nullo. Ma se con la movimentazione si rimette fuori, i rischi di contaminazione aumentano notevolmente

 

L'indagine serve a stabilire il rischio a cui è esposta la popolazione?
Si. Non intende stabilire solo la quantità di contaminazione dei terreni. Finché la diossina è sepolta il rischio è nullo. Ma se con la movimentazione si rimette fuori, i rischi di contaminazione aumentano notevolmente.

L'indagine potrebbe valutare i rischi della movimentazione?
Non solo: può valutare rischi di tutte le attività. Lo studio è riferito anche all'uso agricolo e al consumo agroalimentare. Si potrebbe creare una mappatura con indicazioni specifiche per ogni singolo contesto. Per esempio: un progetto di ciclo pedonale può essere realizzato senza scavare ma utilizzando terra di riporto da appoggiare sopra. Così, pur rimandando nel terreno la diossina, non si genera nessuna esposizione e rischio in superficie.

La diossina dura in eterno? È meglio tenerla seppellita?
Non lo sappiamo. Le stime dicono che dura oltre 100 anni. Sono comunque tanti. Per ora ne sono passati solo 40. Sembra che la molecola sia più degradabile alla luce del sole.

Per il momento ci sono solo alcuni dati parziali, che però è meglio non divulgare. Perché, se scollegati da un'analisi complessiva, non hanno un valore adeguato

Ci può dare qualche anticipazione sulle analisi?
Non sono ancora disponibili. Per il momento ci sono solo alcuni dati parziali, che però è meglio non divulgare. Perché, se scollegati da un'analisi complessiva, non hanno un valore adeguato: come è distribuita la presenza di diossina, a quali profondità, con che quantitativo, quali interferenze può avere con il progetto di Pedemontana? Per esempio: se in due punti diversi, in cui si riscontra lo stesso valore di 100 nano grammi di diossina, e sono previsti interventi diversi, in uno lo scavo e nell'altro la costruzione di una rampa sopraelevata, i rischi della movimentazione hanno incidenza diverse. Servirà allora una relazione dettagliata e una proposta di intervento che dovrà fare Strabag.

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Una fase della caratterizzazione

 

La diossina c'è?
Non è ufficiale, però si può dire che c'è presenza di diossina, come era stato provato nel 2008: ce n'è di più a nord, a Seveso e a Meda, e meno a sud, a Cesano e Desio.

Cosa può proporre Pedemontana?
Ci sono quattro possibili ipotesi: realizzare le bonifiche, con costi economici di notevole entità anche per la necessità di operare in massima sicurezza rispetto al rischio di aerodispersione; valutare la messa in sicurezza, per evitare che la movimentazione interagisca con la diossina; modificare il progetto di autostrada, riducendo la larghezza delle carreggiate e utilizzando il sedime attuale della Milano-Meda; rinunciare definitivamente al progetto. 

Per evitare la movimentazione e mantenere le carreggiate larghe, Pedemontana non potrebbe costruire un tratto soprapposto?
Non spetta a noi dirlo. Sarebbe un'alternativa. C'è un problema grave, costituito dalla presenza della diossina, a cui bisogna dare soluzione.

 

20160712 carotaggio 1

Una fase della caratterizzazione

 

Fino a qui ci ha risposto in qualità di tecnico geologo. Tuttavia lei è anche un ambientalista, militante nel territorio da decenni. Secondo lei la Pedemontana riusciranno a realizzarla?
Difficile dirlo. Negli ultimi tempi sembrerebbe aver preso il sopravvento l'idea di abbandonare la tratta B2 e potenziare l'attuale Milano-Meda. Alcuni studi sui flussi del traffico, fatti per conto dei comuni, avrebbero confermato che con la Pedemontana ci sarebbe un incremento di flusso non nella tratta B2 ma nella viabilità intercomunali. Perché, per evitare il pedaggio autostradale, si formerebbe un collettamento per incanalare il maggior traffico nei comuni più a valle. Comunque da ambientalista e da cittadino posso dire: qualora non vengano riscontrati i superamenti dei limiti di diossina, che richiedono per legge la bonifica e andrà comunque avanti il progetto di Pedemontana, ritengo necessario e la legge lo prevede, che quando si dovrà scavare, si dovranno contestualmente eseguire le analisi. Bisogna valutare quanta diossina si mette “in movimento”.

Spero in definitiva a un ripensamento del progetto, a fronte del rischio insostenibile

Questo può dare le indicazioni più precise di come operare nell'ambito del cantiere. Quando abbiamo fatto i carotaggi, per prelevare un carota da 12 centimetri, gli operatori erano protetti da scafandri, è ragionevole pensare che anche nel cantiere di Pedemontana, dove si movimenterebbero quantità enormi di terra, vengano utilizzate adeguate misure di sicurezza, anche con misure e accorgimenti per evitare rischi alle persone che abitano nelle vicinanze. Perché la diossina si disperde con estrema facilità, potendo migrare come la polvere molto lontano. Spero in definitiva a un ripensamento del progetto, a fronte del rischio insostenibile che deriverebbe dagli scavi e anche in virtù del lievitare spropositato dei costi che la società dovrà affrontare.

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Una fase di decontaminazione del 1976

Approfondimenti sul tema:

Lettera di Insieme in Rete al Ministro Graziano DelRio

Caratterizzazione: Prima relazione  Seconda relazione

Relazione Fla: Insieme in Rete analizza la relazione Fondazione Lombarda per l'Ambiente del 2003

Servizi sul tema Pedemontana e Tem pubblicati dalla rivista Vorrei:

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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